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“Perché non siamo capaci di amare”: l’insostenibile leggerezza di Milan Kundera

"Un romanzo non è una confessione dell’autore, ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato": un viaggio nella magnifica produzione letteraria di Milan Kundera

Nell’agosto del 1968, mentre l’Unione Sovietica invadeva la Cecoslovacchia, Milan Kundera osservava le strade della sua capitale invase dai carri armati. Aveva poco meno di quarant’anni e una carriera da professore di letterature comparate. Le nebbie di quei terribili giorni fanno da sfondo silente al suo romanzo più celebre, L’insostenibile leggerezza dell’essere, pubblicato per la prima volta nel 1984. A quel tempo, lo scrittore ceco viveva ormai da tempo in Francia, il paese che l’aveva accolto dopo il fallimento della Primavera di Praga e in cui aveva scelto di vivere e continuare a scrivere. Così scriveva in uno dei racconti contenuti in Amori ridicoli:

L’uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso.

Curioso come oggi moltissimi dei suoi scritti siano stati “saccheggiati” e ridotti a una mera sequenza di belle citazioni amorose da usare all’occorrenza e assolutamente fuori contesto. La cannibalizzazione dell’opera di Milan Kundera ci ha forse fatto dimenticare come la sua situazione personale abbia influito sulla sua opera e come non sia la leggerezza il vero leitmotiv, ma bensì l’esilio. Persino in amore, come emerge anche in un passaggio del suo libro più celebre.

Nessun essere umano può portare a un altro il dono dell’idillio. L’unico a poterlo fare è l’animale perché lui non è stato cacciato dal Paradiso.

Nato il 1° aprile del 1929 e figlio di un noto pianista e direttore dell’Accademia musicale di Brno, Milan Kundera fu fin da piccolo immerso nella musica. La sua passione per il pianoforte venne superata solo da quella per la scrittura, ma restò sempre in controluce nei suoi romanzi.

Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles.

Dopo gli studi umanistici e l’inizio della carriera nell’insegnamento, la Storia si mise di traverso. Fortemente contrario al controllo russo del paese da parte dell’Unione Sovietica, abbracciò le rivolte degli studenti, attirando l’attenzione del Partito Comunista, di cui aveva fatto parte e da cui era già stato precedente espulso. Il suo fortunatissimo romanzo d’esordio, intitolato Lo scherzo e pubblicato in Cecoslovacchia nel 1967, venne così ritirato dalle librerie.

All’improvviso mi venne voglia di mandare tutto al diavolo. Di andare via e smetterla di preoccuparmi di tutto. Non voglio più restare in questo mondo di cose materiali che non capisco e che mi ingannano. Esiste anche un mondo diverso. Un mondo nel quale mi sento a casa e nel quale mi ritrovo.

Da astro nascente della letteratura, Milan Kundera si trovò emarginato da tutti. Come ricorda Lithub, descrisse in un saggio il clima nefasto del suo tempo, pur manifestando una speranza per il futuro. Una vana illusione, perché nel 1974 fu costretto a scappare dal suo paese, perché impossibilitato a lavorare. Così scrisse più avanti ne Il libro del riso e dell’oblio, testo che nel 1979 gli costò la cittadinanza cecoslovacca:

Gli uomini gridano di voler creare un futuro migliore, ma non è vero. Il futuro è solo un vuoto indifferente che non interessa nessuno, mentre il passato è pieno di vita e il suo volto ci irrita, ci provoca, ci offende, e così lo vogliamo distruggere o ridipingere. Gli uomini vogliono essere padroni del futuro solo per poter cambiare il passato.

Accolto a braccia aperte dalla Francia, Milan Kundera ricominciò la sua nuova vita da esiliato e da cittadino francese insieme alla moglie Vera Hrabankova. Un matrimonio, il loro, lungo una vita, forse proprio grazie a quell’equilibrio che i suoi personaggi non sembrano mai trovare.

Fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una infinità di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a un’unica donna).

Quando uscì L’insostenibile leggerezza dell’essere, nel 1984, tutto il mondo si accorse di lui. Il romanzo divenne un successo planetario, tranne nella sua patria d’origine, dove la pubblicazione era stata vietata. Lui si è sempre considerato uno scrittore senza messaggi da dare, ma la sua condizione di esiliato vive e traspare anche in quei rapporti sfuggenti e smisurati che ha saputo tratteggiare con sublime grazia.

Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.

E ancora:

Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L’ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso.

La leggerezza di Kundera sta nel riuscire a far scaturire domande profonde da fatti apparentemente banali. Il mondo diventa una trappola in cui il passato, il presente e il futuro perdono i loro contorni. Gli amanti non riescono a riconoscersi tra di loro e le esistenze vengono annullate, un po’ come i sovietici facevano con i personaggi a loro scomodi, cancellando i loro volti dalle fotografie ufficiali. In ogni caso, anche l’amore resta un atto di resistenza, come quello dello scrittore.

“L’amore è lotta” disse Marie-Claude, sempre sorridendo. “Lotterò a lungo. Fino alla fine”.

1. Milan Kundera, "L'insostenibile leggerezza dell'essere"

“Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna: le qualità con cui è scritto il romanzo, che appartengono a un altro universo da quello del vivere”. Così Italo Calvino ha descritto il romanzo più famoso di Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere. Ambientato a Praga nel 1984, racconta le vicende di Tomás e Tereza, lui chirurgo, lei fotografa, e di Franz e Sabine, lui professore e lei pittrice, tutti alla ricerca di una personale libertà.

2. Milan Kundera, "Amori ridicoli"

Amori ridicoli è una raccolta di sette racconti, composti in una forma chiusa e perfetta, in cui Kundera lascia che si sfreni il suo estro vaudevillesco.

3. Milan Kundera, "L'identità"

In L’identità, Kundera racconta quelle situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, in cui l’identità dell’altro si cancella, mentre, di riflesso, dubitiamo della nostra. Questo avviene anche all’interno di una coppia, perché chi ama teme sopra ogni altra cosa di “perdere di vista” l’essere amato.

4. Milan Kundera, "La lentezza"

In una notte di mezza estate si intersecano, come in una féerie, due storie di seduzione, separate da più di duecento anni e oscillanti vertiginosamente fra l’inebriante e l’esilarante: questa la trama di La lentezza, il primo romanzo scritto in lingua francese da Kundera.

5. Milan Kundera, "Il libro del riso e dell'oblio"

Il libro del riso e dell’oblio è un “romanzo in forma di variazioni” che ha come nucleo “la lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio”.

6. Milan Kundera, "La vita è altrove"

In La vita è altrove Kundera racconta un complicato rapporto tra madre e figlio. Dal momento in cui Jaromil viene concepito, egli è il poeta. Così vuole sua madre, e fantastica che Jaromil sia nato non per fecondazione del marito ma di un Apollo di alabastro. Con lo stesso spirito, questa madre accompagnerà invisibilmente il figlio nel letto dei suoi amori, come lo assisterà sul letto di morte: morte di un poeta adolescente che voleva darsi tutto alla rivoluzione.

7. Milan Kundera, "Il valzer degli addii"

Il valzer degli addii è ambientato in una cittadina termale dal fascino démodé, dove otto personaggi si stringono sull’onda di un valzer sempre più vorticoso.

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