Joathan Safran Foer: come "possiamo salvare il mondo prima di cena"

Lo scrittore americano Jonathan Safran Foer ci spiega perché bastano semplici modifiche alla nostra dieta di tutti i giorni per affrontare la crisi climatica (e anche perché non riusciamo a cambiare le nostre abitudini).

“Dall’ultima volta che ho controllato il tetto di casa mia è passato così tanto tempo che non so quantificarlo”, scrive Jonathan Safran Foer in uno dei capitoli del suo saggio Possiamo salvare il mondo prima di cena. Dietro l’apparente normalità di una casa che sembra stare in piedi potrebbe nascondersi un problema profondo, una riparazione da compiere con urgenza prima che sia tardi: eppure lui, come molti di noi, preferisce non sapere e rimandare. “E di fronte alla prospettiva di dover rifare il tetto, preferisco evitare di scoprire che c’è bisogno di ripararlo”.

Quel tetto apparentemente solido, che permette di vivere una vita altrettanto apparentemente normale, è una delle tante metafore usate dallo scrittore per descrivere l’attitudine diffusa verso le problematiche ambientali del nostro Pianeta. Anzi, nonostante si conosca da tempo la gravità della situazione, che ci viene raccontata da chi si occupa di emergenza climatica, siamo riusciti (tutti noi, nessuno escluso) a fare addirittura peggio.

Nel 2018, pur sapendo più di quanto abbiamo mai saputo sull’origine umana dei mutamenti climatici, l’umanità ha prodotto più gas serra che mai, con un aumento triplo rispetto a quello della popolazione mondiale. Esistono spiegazioni dettagliate: il crescente consumo di carbone in Cina e in India, un’economia globale in espansione, stagioni con temperature insolitamente estreme che hanno reso necessari picchi di consumo energetico per il riscaldamento e il rinfrescamento. Ma la verità è tanto ovvia quanto cruda: non ce ne importa nulla. E quindi?

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Perché non ce ne importa nulla?

Nato a Washington nel 1977, considerato uno dei narratori americani di maggior talento, da qualche anno Jonathan Safran Foer ha intrapreso la vita da saggista per una causa più che giusta. Cresciuto in una famiglia immersa nel milieu culturale ed enfant prodige dell’Università di Princeton, dove si è laureato in filosofia, nel 2009 aveva già pubblicato il saggio Se niente importa, un’indagine rigorosa e sconvolgente su tutto ciò che nasconde il consumo di carne.

Abbiamo ormai imparato dai migliori divulgatori scientifici quanto l’allevamento intensivo e la crisi climatica siano collegati. In un’intervista del 2010 a Granta l’autore aveva motivato la necessità di scrivere un saggio sul perché la sua scelta di diventare vegetariano era importante, dopo tre anni passati a studiare (anche sul campo) il brutale sistema di allevamento intensivo statunitense.

Penso che la normalità sia più scioccante di ogni singolo caso. Sì, ho visto che la macellazione non funziona perfettamente; sì, ho visto animali morti nelle fattorie; sì, ho visto animali così geneticamente modificati da essere fisicamente incapaci di camminare. Ed è molto triste, ma penso che soffermarsi su qualsiasi caso significhi ignorare qualcosa di molto peggio, ovvero che questo  è il nostro sistema. […] Gli animali di regola sono ingabbiati; di regola, sono geneticamente modificati. Sono nutriti con antibiotici, hanno appendici rimosse senza anestetico… E dire che non sono nemmeno un amante degli animali! […] Penso solo che dovrebbero essere trattati come animali, tutto qui, non come pezzi di legno.

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Per un vero cambiamento etico e ambientale, secondo Jonathan Safran Foer dovremmo ridurre il consumo di animali di circa due terzi. “Se le mucche fossero un paese, si classificherebbero al terzo posto per emissioni di gas serra, dopo la Cina e gli Stati Uniti”, ha raccontato recentemente al Guardian. Abbiamo ormai raggiunto un punto in cui le intenzioni sono inutili e non fare niente è parte del problema.

Perché molti continuano a non credere che ci sia una crisi climatica? Perché non ci fidiamo della scienza? Il cuore di Possiamo salvare il mondo prima di cena è che non abbiamo ancora una storia abbastanza avvincente da raccontarci sul cambiamento climatico. Ed è per questo che Jonathan Safran Foer utilizza pagine e pagine di metafore e aneddoti universali o personali per arrivare dritto al punto: dobbiamo agire come una sola comunità, dobbiamo agire come se la nostra casa fosse già in fiamme. Perché sta già bruciando, anche se non ce ne accorgiamo.

Se qualcuno mi dice, sai, non riesco a rinunciare al pollo, al formaggio o alla burrata, va bene, allora mangia solo di meno o solo per cena. L’obiettivo non è perfezionare un’identità personale virtuosa. L’obiettivo è ridurre la quantità di carbonio nell’atmosfera.

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3. Un saggio sul dolore degli animali

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4. Cambiare il mondo cambiando le nostre abitudini

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