logo
Stai leggendo: Il destino beffardo di Stieg Larsson, che morì come un suo personaggio

Il destino beffardo di Stieg Larsson, che morì come un suo personaggio

La storia di Stieg Larsson, giornalista e autore della trilogia "Millennium", scomparso prematuramente e prima di poter vedere i suoi libri pubblicati

Sette piani di scale separavano Stieg Larsson dalla redazione della sua rivista Expo, in un palazzo di Stoccolma. Quel pomeriggio, era il 9 novembre 2004, l’ascensore non funzionava. Lui aveva fretta, perché doveva chiudere il numero del giornale e finire il suo saggio dedicato alla crescente ondata neonazista in Svezia. Ma ha trovato un nemico invisibile e più insidioso ad aspettarlo in ufficio.

Non un killer, non un sicario. L’autore della trilogia Millennium è scomparso a soli cinquant’anni, stroncato da un infarto. Forse per lo stress da lavoro, forse per le troppe sigarette: una morte “banale”, con un risvolto da vero libro giallo. Proprio in uno dei suoi libri, a quel tempo non ancora pubblicati, Stieg Larsson aveva infatti raccontato il decesso di uno dei personaggi minori, anticipando senza saperlo quello che di lì a poco sarebbe accaduto anche a lui.

Videro Hakan alzarsi dalla scrivania e avvicinarsi alla porta. Aveva un’espressione stupita. Poi si piegò bruscamente in avanti afferrando lo schienale di una sedia per qualche secondo prima di cadere sul pavimento. Era morto prima ancora che l’ambulanza avesse fatto in tempo ad arrivare.

E poi, in un passaggio successivo de La regina dei castelli di carta, la descrizione di tale morte sembra ancora più profetica:

Che la gente muoia sul posto di lavoro è insolito, anzi raro. Si dovrebbe avere la cortesia di mettersi in disparte, per morire. Di andare in pensione o in malattia e un bel giorno diventare oggetto di conversazione in mensa.

Come racconta un articolo di Rolling Stone di qualche anno fa, Larsson non era uomo con uno stile di vita integerrimo. Dormiva poco, fumava circa sessanta sigarette al giorno, non faceva sport e si nutriva quasi esclusivamente di pizze surgelate e fast food. La sua era una vita fatta di scadenze lavorative e di passione per il giornalismo d’inchiesta. Non aveva tempo per tutto il resto e nemmeno per finire in ospedale, come disse ai paramedici giunti per prestare soccorso. Era troppo giovane per morire, ma non stava a lui decidere in quale modo uscire di scena, come aveva fatto per i personaggi dei suoi tre romanzi.

Nato il 15 agosto 1954 in un paesino nel nord della Svezia, Stieg Larsson aveva iniziato come grafico presso un’agenzia di stampa svedese, per poi diventare critico letterario, specializzandosi in polizieschi e fumetti. Nel 1995, in seguito all’omicidio di cinque ragazzi per mano di un gruppo di estrema destra, decise di fondare una rivista trimestrale antirazzista, che chiamò Expo. Tenne conferenze in tutto il mondo, collaborando persino con Scotland Yard, ma si attirò anche diverse minacce di morte dagli estremisti.

Al momento della morte, nel 2004, aveva pubblicato solo dei brevi saggi sulla democrazia svedese e sui movimenti neonazisti. Poco prima di morire aveva consegnato a una casa editrice svedese le bozze dei suoi tre romanzi polizieschi, ma nei suoi piani c’erano dieci libri in totale.

Nonostante avesse una compagna da più di trent’anni, l’architetta Eva Gabrielsson, i suoi beni e i proventi della vendita dei libri vennero attribuiti al fratello e al padre, Joakim ed Erland Larsson. Nonostante la battaglia legale, alla donna andarono solo i mobili di casa e gli effetti personali, tra cui una bozza per il quarto romanzo della serie Millennium. Nella civilissima Svezia le coppie di fatto non godono degli stessi diritti delle coppie sposate.

“È triste che far soldi e trovare nuove strade per il successo sia più importante del rispettare Stieg, la cura che metteva nel salvaguardare i propri testi e la nota resistenza, durata una vita, contro ogni tipo di sfruttamento”, ha raccontato la Gabrielsson in un’intervista a Io Donna. Ha spiegato di essere sempre stata contraria allo sfruttamento dell’opera di Stieg Larsson, sia al cinema che attraverso i successivi capitoli della saga, scritti da un altro autore. “Non puoi copiare la mente di un altro, ognuno è unico: ecco perché sono gli originali a catturarci, in qualsiasi forma d’arte. Un amico non può essere rimpiazzato da uno che appare all’improvviso nel tuo salotto e dice di essere esattamente come lui”.

1. "Uomini che odiano le donne"

Fonte: Marsilio

Uomini che odiano le donne è il primo capitolo della trilogia Millenium. Da molti anni, la nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger è scomparsa senza lasciare traccia. Il corpo non è mai stato ritrovato. Quando, ormai vecchio, Vanger riceve un dono che riapre la vicenda, incarica Mikael Blomkvist, noto giornalista investigativo, di ricostruire gli avvenimenti e cercare la verità. Aiutato da Lisbeth Salander, abilissima hacker, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger, ma più scava, più le scoperte sono spaventose.

2. "La ragazza che giocava con il fuoco"

Fonte: Marsilio

La ragazza che giocava con il fuoco è il secondo capitolo della trilogia Millenium. Mikael Blomkvist è tornato vittorioso alla guida di Millennium, pronto a lanciare un numero speciale su un vasto traffico di prostituzione dai paesi dell’Est. L’inchiesta si preannuncia esplosiva: la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi, e non risparmia poliziotti, giudici e politici, perfino esponenti dei servizi segreti. Ma poco prima di andare in stampa, un triplice omicidio fa sospendere la pubblicazione, mentre si scatena una vera e propria caccia all’uomo: l’attenzione di polizia e media nazionali si concentra su Lisbeth Salander, la giovane hacker, “così impeccabilmente competente e al tempo stesso così socialmente irrecuperabile”, ora principale sospettata. Blomkvist, incurante di quanto tutti sembrano credere, dà il via a un’indagine per accertare le responsabilità di Lisbeth, “la donna che odia gli uomini che odiano le donne”. È lei la vera protagonista di questo nuovo episodio della Millennium Trilogy, un thriller serrato che all’intrigo diabolico unisce un’acuta descrizione della società moderna, con le sue contraddizioni e deviazioni, consegnandoci con Lisbeth Salander un personaggio femminile unico, commovente e indimenticabile.

3. "La regina dei castelli di carta"

Fonte: Marsilio

La regina dei castelli di carta è il terzo capitolo della trilogia Millenium. La giovane hacker Lisbeth Salander è di nuovo immobilizzata in un letto d’ospedale, anche se questa volta non sono le cinghie di cuoio a trattenerla, ma una pallottola in testa. È diventata una minaccia: se qualcuno scava nella sua vita e ascolta quello che ha da dire, potenti organismi segreti crolleranno come castelli di carta. Deve sparire per sempre, meglio se rinchiusa in un manicomio. La cospirazione di cui si trova suo malgrado al centro, iniziata quando aveva solo dodici anni, continua. Intanto, il giornalista Mikael Blomkvist è riuscito ad avvicinarsi alla verità sul terribile passato di Lisbeth ed è deciso a pubblicare su “Millennium” un articolo di denuncia che farà tremare i servizi di sicurezza, il governo e l’intero paese. Non ci saranno compromessi. L’ultimo capitolo della trilogia di Stieg Larsson è ancora una volta una descrizione della società contemporanea sotto forma di thriller. Un romanzo emozionante di trame occulte e servizi segreti deviati, che cattura il ritmo del nostro tempo e svela a cosa possono condurre le perversioni di un sistema malato. Una storia che, fedele all’anima del suo autore, narra di violenza contro le donne, e di uomini che la rendono possibile.

Rating: 5.0/5. Su un totale di 1 voto.
Attendere prego...