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Cosa Jane Austen ci ha insegnato sull'essere donne in una società di uomini

Le sue eroine trovavano sempre marito e un lieto fine, ma in realtà Jane Austen fu una vera femminista: ecco cosa ci dicono le scelte delle sue protagoniste

C’è chi ritiene Jane Austen una proto-femminista, ma la verità è che tale termine sembra sminuire il suo apporto per la causa: la scrittrice fu a tutti gli effetti una femminista. Ecco perché non sorprende sapere che, il 13 giugno del 1908, il suo nome diventò un simbolo durante la grande processione a Londra delle suffragette. Circa 10.000 donne, appartenenti all’organizzazione National Union of Women’s Suffrage Societies (NUWSS) marciarono pacificamente per far valere i loro diritti. Venivano non solo dalla Gran Bretagna, ma anche dall’America, dalla Francia, dall’India e da molti altri paesi, mostrando con orgoglio i loro pesanti stendardi, su cui si celebravano le donne pioniere del movimento femminista, tra cui anche l’autrice di Ragione e sentimento.

Come ricorda un articolo di Lithub, il nome di Jane Austen fu usato moltissimo agli albori del movimento femminista. Dalla metà dell’Ottocento fino al raggiungimento del diritto di voto in molti stati industrializzati, intorno al 1920, le attiviste modellarono la loro lotta su modelli esemplari nella storia. La Austen era una scelta perfetta: se i più reazionari vedevano in lei una classica e rassicurante figura domestica, le suffragette amavano il fatto che fosse stata una ribelle “mascherata” all’interno della società che lei pungolava con maestria.

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Per riscoprire una Jane Austen completamente femminista, basta rileggere le sue parole. Vissuta a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, apparteneva a una società in cui non esisteva dubbio alcuno su quale fosse il destino per le donne e gli uomini. Per la donna il regno eletto era la casa, con qualche piccola evasione come i balli dei vicini, mentre per l’uomo c’era tutto un mondo da scoprire. In Persuasione, ultimo romanzo di Jane Austen, la protagonista Anne spiega bene il suo punto di vista al Capitano Harville.

Viviamo in casa, tranquille, rinchiuse, e siamo preda dei nostri sentimenti. Voi siete costretti ad agire. Avete sempre una professione, uno scopo, affari di un tipo o dell’altro, a riportarvi immediatamente al mondo esterno, e le occupazioni e i mutamenti continui indeboliscono le sensazioni.

Così come accade per le altre eroine austeniane, nasce un dialogo tra sessi, che sembra avvicinare mondi apparentemente lontani come quello femminile e quello maschile. La scrittrice non si limitava a tratteggiare situazioni di insofferenza causate da matrimoni mancati e da eredità a rischio, ma immaginava un mondo in cui le parti potessero avvicinarsi e scambiarsi i ruoli, dimenticando i cliché e le imposizioni della società, amando e soffrendo allo stesso modo.

Dio mi perdoni, se dovessi sottovalutare i sentimenti intensi e costanti di tutti i miei simili. Meriterei un totale disprezzo se osassi pensare che il vero affetto e la vera costanza fossero appannaggio solo delle donne. No, vi credo capaci di ogni cosa che sia grande e buona nella vostra vita matrimoniale.

Parlare di Jane Austen come femminista presuppone però un passo indietro di qualche decennio, fino a Mary Wollstonecraft. Il saggio del 1973 intitolato Jane Austen and the Feminist Tradition di Lloyd W. Brown, rintraccia nelle azioni di Anne e delle altre eroine austeniane la messa in pratica di quanto teorizzato dalla Wollstonecraft nel suo celebre A Vindication of the Rights of Women (Sui diritti delle donne), uno dei primi scritti di filosofia femminista della storia, che imputa la differenza tra sessi anche al mancato accesso all’istruzione da parte delle donne.

A seguito di lunghe riflessioni sulla storia e dopo aver preso atto con diligenza della realtà che ci circonda, mi sono ritrovata triste e indignata. Infatti, mio malgrado, ho dovuto ammettere che le differenze tra gli esseri umani non sono state stabilite dalla natura, ma dalla stessa civiltà. Dopo aver letto molti libri di pedagogia, ho osservato il comportamento dei genitori e del sistema scolastico. Che cosa ho dedotto da tutto ciò? Mi sono convinta che l’istruzione inadeguata sia la causa primaria delle carenze di cui mi rammarico.

A tal proposito, un passaggio di Persuasione sembra suggerire che Jane Austen abbia letto e apprezzato il passaggio della Wollstonecraft appena citato. Così Anne si rivolge infatti al Capitano Harville:

Gli uomini hanno tutti i vantaggi su di noi nel raccontare la storia a modo loro. L’istruzione è stata sempre appannaggio loro a un livello così tanto più alto; la penna è stata in mano loro.

E allora perché il lieto fine matrimoniale à la Jane Austen, che sembra stridere con l’ideologia di Mary Wollstonecraft, che auspicava per le donne qualcosa di più che un marito e un figlio? Chi abbia letto almeno un romanzo della Austen potrà capirlo: sì, Elizabeth sposa il suo Darcy, così come Marianne alla fine capitola per il Colonnello Brandon, ma sono moltissimi anche gli esempi di matrimoni fallaci e miseri.

Ciò che accomuna entrambe le scrittrici, quindi, è il desiderio che le donne siano libere di scegliere e di essere istruite. “La felicità nel matrimonio è solo questione di fortuna”, dice a un certo punto Charlotte, amica di Elizabeth Bennet in Orgoglio e pregiudizio. Ecco, Jane Austen ci fa capire quanto sia importante per una donna non affidarsi alla caso, ma decidere (magari anche sbagliando) chi amare.

1. Jane Austen, "Ragione e sentimento"

Forse il più noto tra i romanzi di Jane Austen, Ragione e sentimento racconta i patimenti amorosi (e non solo) delle giovani sorelle Dashwood, Elinor e Marianne, che, alla morte del padre, sono costrette a fare i conti con le ristrettezze economiche nella loro nuova e modesta casa nel Devonshire. Qui conosceranno le pene e le gioie dell’amore e, imparando a conciliare la ragione con il sentimento, diventeranno donne.

2. Jane Austen, "Orgoglio e pregiudizio"

Altro amatissimo romanzo della Austen, Orgoglio e pregiudizio segue le vicende delle cinque sorelle Bennet e della loro ricerca dell’amore nella campagna inglese di fine Settecento. In particolare, i destini delle sorelle maggiori Elizabeth e Jane si intrecciano con quelli del solare Mr Bingley e dell’ombroso Mr Darcy.

3. Jane Austen, "Emma"

Tra i romanzi scritti in età matura, Emma racconta le vicende dell’omonima protagonista, al centro di un balletto di incastri amorosi che lei cerca di favorire e incoraggiare, non priva di una certa dose di presunzione.  Sarà l’amico Knightley, suo vicino e fratello maggiore del cognato, a farle capire cosa sia davvero meglio fare.

4. Jane Austen, "Mansfield Park"

La protagonista di Mansfield Park è Fanny Price, un personaggio molto diverso dalle altre eroine di Jane Austen. Accolta ancora bambina in casa degli zii, Fanny cresce secondo i canoni del tempo, destinata a essere una moglie dolce e remissiva. A farle cambiare idea saranno i fratelli Crawford, grazie a cui scoprirà di poter essere molto di più di una brava dama di società.

5. Jane Austen, "Persuasione"

Persuasione, l’ultimo romanzo scritto da Jane Austen, racconta le vicende di Sir Walter Elliot e delle sue tre figlie, Elizabeth, Anne e Mary. Rimasto vedovo, l’uomo affida la giovane figlia Anne alla sua tutrice perché ne curi l’educazione. Ma, innamoratasi di un giovane ufficiale di Marina, su sollecitazione della sua mentore che ne sottolinea di continuo la mancanza di mezzi Anne rompe il fidanzamento. Otto anni dopo però lo rincontra. Amaramente pentitasi del passo compiuto a suo tempo, decide quindi di giocarsi ogni possibilità. Anne diventa così sempre più consapevole dei propri desideri.

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