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La proposta inaccettabile di Albert Einstein a Mileva Mariç e quel vuoto osceno

Einstein è stato nominato l'uomo più influente del Novecento, ma poco si sa invece della sua prima moglie, ignorata dalla Storia, per aver rifiutato una proposta inaccettabile.

Il nome di Albert Einstein è diventato ormai sinonimo di genio. Il suo volto è conosciuto in tutto il mondo e le sue scoperte sono celebrate dalla comunità scientifica mondiale, tanto che il Time nel 1999 l’ha eletto come la persona più importante del Novecento. Non tutti hanno però sentito parlare della sua prima moglie, Mileva Mariç, che partecipò attivamente alle sue ricerche e ai suoi studi. Sebbene oggi sia ancora dibattuta la sua influenza sulle scoperte del marito, come ricordato da un articolo del New York Times, è indubbio il suo ruolo di pioniera per tutte le donne del mondo scientifico.

Nata il 19 dicembre del 1875 a Titel, in Serbia, Mileva Mariç era figlia di semplici contadini. Fin da piccola venne però seguita con grande dedizione dal padre, che notò subito le sue potenzialità e le insegnò a leggere e a fare i conti. Timida e riservata, si distinse per la sua intelligenza durante tutto il percorso scolastico, che la portò a diventare la prima donna a studiare fisica al Politecnico di Zurigo.

Fu proprio durante il suo primo anno di corso, nel 1896, che conobbe l’allora studente Albert Einstein, di due anni più piccolo. La raccolta del carteggio tra i due giovani, intitolata Lettere d’amore e pubblicata postumo in seguito alla scoperta di una studiosa, permette di seguire il loro amore fin dalla prima missiva inviata da Einstein, in risposta alla sua compagna di studi.

Cara signorina,

il desiderio di scriverti ha infine conquistato la coscienza che sentivo colpevole per non aver risposto alla tua lettera per così tanto tempo, e mi ha permesso di evitare il tuo occhio critico. Ma ora, anche se sei comprensibilmente arrabbiata con me, devi almeno darmi credito di non aver aggiunto offesa ad offesa nascondendomi dietro flebili scuse, e per averti chiesto semplicemente e direttamente scusa oltre a una risposta il prima possibile.

Fin da subito il loro legame non fu ben visto dalla madre del premio Nobel, che considerava Mileva Mariç troppo vecchia e non abbastanza bella per il figlio. In un’altra missiva, Einstein non si preoccupò di comunicare il pensiero della genitrice alla sua amica.

La tua fotografia ha avuto un certo effetto sulla mia vecchia signora. Mentre la studiava con attenzione, io ho detto con profonda simpatia: “Sì, sì, di certo è un tipo intelligente”. Ho dovuto già sopportare molte prese in giro per questo, tra le altre cose, ma non lo trovo affatto spiacevole.

E, ancora, in una lettera del 1900 raccontò come era stato preso il suo annuncio in famiglia riguardo alla volontà di sposarla.

Mama si è gettata sul letto, ha sepolto la testa sotto il cuscino e ha pianto come una bambina. Dopo essersi ricomposta si è subito spostata verso un attacco disperato: “Stai rovinando il tuo futuro e distruggendo le tue opportunità”. “Nessuna famiglia decente la vorrà”. “Se rimane incinta sarà veramente un bel guaio”. Con quest’ultimo scoppio, che fu sentito anche da molti altri, persi la pazienza. […] L’unica cosa imbarazzante per lei è che noi vogliamo rimanere insieme sempre. I suoi tentativi di cambiare i miei pensieri si traducevano in espressioni come: “Come te, lei è un libro, ma tu hai bisogno di una moglie” o “Quando avrai trent’anni lei sarà una vecchia strega”, ecc.

Diversamente dalla madre, Einstein considerava però Mileva all’altezza della sua intelligenza e proprio per questo la rese partecipe delle sue ricerche e continuò a frequentarla. Arrivati alla fine degli studi, nel mese di luglio dell’anno 1900, Mileva non riuscì a ottenere i voti necessari per il diploma. Ritentò l’anno successivo, ma fallì di nuovo: in quel caso, a pesare era stata anche la sua evidente gravidanza, che influenzò negativamente i commissari, quasi tutti uomini.

Mileva decise di tornare dai genitori e partorì di nascosto, per poi affidare la figlia Lieserl a una nutrice. Della piccola non si seppe più nulla: forse fu adottata o morì di scarlattina. Tornò quindi in Svizzera e il 6 gennaio 1903 sposò Albert Einstein. La Mariç iniziò a dedicarsi completamente al marito, assistendolo nel lavoro. Nel 1904 diede alla luce il secondo figlio, Hans Albert, e nel 1910 il terzo figlio, Eduard.

Mentre la popolarità dello scienziato cresceva, la famiglia si trasferì prima a Praga e poi a Berlino. Lasciata quasi sempre da sola a casa con i figli, mentre il marito era in viaggio, nel 1912 Mileva Mariç scoprì che lui la stava tradendo con Elsa Löwenthal, sua cugina di primo grado. Ciò incrinò non solo il loro rapporto, ma anche quello di Einstein con i figli. Lui le scrisse una lettera in cui le proponeva le condizioni necessarie per salvare il matrimonio, a cui si fa cenno nel libro Donne pazze, sognatrici, rivoluzionarie di Milton Fernandez, ricordato in un articolo del Corriere.

In cambio del suo impegno a trattarla con cortesia,“come faccio di solito con tutti gli estranei”, lei avrebbe dovuto lavare e preparare vestiti, cucinare tre pasti al giorno, pulire, ma senza però toccare la scrivania. Un patto per regolare un vero e proprio vuoto osceno, quello che la Storia scaverà attorno alla figura di Mileva, derubata dei propri meriti e confinata ai margini. Lei non accettò e chiese il divorzio, tornando a Zurigo. Non fu una rottura facile, per via della guerra e anche perché l’ormai ex marito faticava a pagare il mantenimento. Mileva Mariç morì nel 1948, in seguito a un ictus, dopo tanti anni di vicissitudini finanziarie e personali, ma dopo essere riuscita a proteggere i figli dalla persecuzione nazista.

1. Albert Einstein a Mileva Mariç, "Lettere d'amore"

Lettere d’amore è il libro che raccoglie la corrispondenza tra Albert Einstein e la moglie Mileva. Lui, ancora sconosciuto al grande pubblico, parla dei conflitti con gli altri scienziati e delle costanti preoccupazioni per la ricerca di un posto di lavoro.

2. Gabriella Greison, "Einstein e io"

Nel romanzo Einstein e io, Gabriella Greison racconta attraverso la voce di Mileva, con la sua mentalità scientifica fatta di elenchi, classifiche, amore per i numeri, angoli retti da contare e una memoria formidabile, la loro vita familiare, la vita privata di due teste fatte per la fisica.

3. Marie Benedict, "La donna di Einstein"

Il romanzo La donna di Einstein ripercorre la storia del più grande amore di Albert Einstein: la loro sarà un’incredibile unione di anime e menti, un amore romanzesco e tormentato, destinato a finire e, allo stesso tempo, a restare nella storia.

4. Jeremy Bernstein, "L'uomo senza frontiere"

In L’uomo senza frontiere, Einstein viene raccontato come un bambino che amava sognare, ma non diede mai segnali che da lui ci si sarebbe potuti aspettare un futuro così promettente. La biografia, arricchita da fotografie e disegni, racconta e spiega esperimenti e teorie che scaturirono dall’immaginazione e dal genio di Einstein: dalla rivoluzionaria teoria della relatività, alla ricerca del campo unificato che avrebbe dovuto dar conto di tutte le forze presenti in natura.

5. Albert Einstein, "Pensieri di un uomo curioso"

In Pensieri di un uomo curioso sono raccolte tante riflessioni di Einstein sulla politica, la religione, la scienza, ma anche l’amore, il matrimonio, la musica. Dalla documentazione conservata alla Princeton University, sede dell’archivio Einstein, oltre cinquecento pensieri organizzati secondo un preciso ordine cronologico e tematico che consente di seguire l’evoluzione delle idee del grande scienziato.

6. Vincenzo Barone, "Albert Einstein. Il costruttore di universi"

La biografia Albert Einstein. Costruttore di universi parte da un punto di vista biografico diverso. Nel 1921 la figlia del matematico Federigo Enriques andò ad accogliere Einstein alla stazione di Bologna. Non conoscendone l’aspetto, cercò di individuarlo tra i viaggiatori di prima e di seconda classe. Quando, da un vagone di terza classe, vide scendere un signore imponente, con un cappello da artista a larghe falde e i capelli che ricadevano sulle orecchie, non ebbe dubbi. “Era lui, non poteva che essere lui. L’impronta del genio era scritta sulla sua fronte”.

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