Selma Lagerlöf amava raccontare storie. Per trovare l’ispirazione attingeva ai ricordi della sua vita nella campagna svedese e alle leggende nordiche, distaccandosi dal realismo alla Strindberg che imperava nella letteratura scandinava di inizio Novecento. E furono proprio le storie di fantasia, scritte per i bambini e i ragazzi, a farle vincere il Nobel per la Letteratura nel 1909, prima donna nella storia del prestigioso riconoscimento.

Oggi ripubblicata per i tipi di Iperborea, tra i libri più amati della scrittrice scandinava c’è sicuramente Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson, originariamente commissionato dalle autorità svedesi per insegnare la geografia svedese nelle scuole elementari. Il successo del romanzo fu tale da portarla alla fama mondiale e allo status di autrice per bambini.

È l’affascinante storia di un ragazzino di quattordici anni, figlio di una povera famiglia di contadini, che si trasforma magicamente in un minuscolo essere e viaggia per le terre della Svezia in groppa a un’oca selvatica. Pigro e irrispettoso verso i suoi simili, durante il suo viaggio Nils cambia in meglio e impara il rispetto per gli altri e per la natura, come spesso avviene nella narrazione odeporica.

Paragonabile al nostro Pinocchio, il libro stregò anche il noto etologo austriaco Konrad Lorenz, Nobel per la Medicina nel 1973 per i suoi studi sull’imprinting delle oche selvatiche. Lo lesse da bambino, come tanti altri prima e dopo di lui, e ne rimase a tal punto affascinato da decidere di dedicarsi allo studio degli animali.

Mi lessero Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson di Selma Lagerlöf: allora non sapevo ancora leggere. Da quel momento in poi desiderai diventare un’oca selvatica e, rendendomi conto che ciò era impossibile, volli disperatamente averne una e, quando anche questo si rivelò impossibile, decisi di avere delle anatre domestiche. […] Allo stesso tempo il mio interesse si fissò in modo irreversibile sugli uccelli acquatici e diventai un esperto del loro comportamento fin da bambino.

La storia di Selma Lagerlöf

Selma Lagerlöf nacque nel 1858 e passò tutta l’infanzia nella grande casa di famiglia di Mårbacka, nella vasta provincia svedese di Värmland. Quinta dei sei figli di una famiglia benestante, di salute cagionevole, crebbe ascoltando le fiabe e le storie che la nonna paterna amava raccontarle. Le leggende locali sul glorioso passato della sua terra natale, teatro di molte battaglie storiche, ma anche ispiratrice di capolavori in musica e letteratura, plasmarono la sua sensibilità di bambina e di donna.

Studiosa e appassionata di poesia, nel 1880 lasciò la tenuta di famiglia per seguire i corsi in un istituto di Stoccolma. Si laureò poi come insegnante nel 1882, lo stesso anno in cui perse il padre dopo una lunga malattia, e lavorò per diversi anni in una scuola femminile nella città costiera di Landskrona, dove si era trasferita con la madre e la zia.

Intanto Selma scriveva. Nel 1890, e incoraggiata da Sophie Adlersparre, amica, editrice e attivista per il suffragio femminile, Selma Lagerlöf pubblicò su una rivista alcuni capitoli de La saga di Gösta Berling, vincendo un premio che le consentì di lasciare la sua posizione di insegnante e dedicarsi solo alla scrittura.

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Il successo e l’amore

Selma Lagerlöf e Sophie Elkan

La tiepida reazione in patria al suo primo romanzo, dovuta alla censura dei critici di ispirazione positivista, non la scoraggiò. In Danimarca la traduzione del libro ebbe però un grande successo, merito anche di un critico che aveva lodato pubblicamente la sua opera. Nel 1894 pubblicò quindi una raccolta di fiabe e storie svedesi, a cui seguirono molte altre luminose incursioni nei miti del Grande Nord.

Nello stesso anno conobbe Sophie Elkan, anche lei scrittrice, che divenne sua amica e compagna, come si evince dal loro appassionato carteggio letterario. Come ricorda il sito Artlark, le due donne continuarono a scriversi fino alla morte di Sophie, nel 1921. Durante gli anni, tra di loro si intromise un’altra donna, l’insegnante Valborg Olander, l’altro suo grande amore, a cui Selma si rivolse così in una delle sue missive:

Non ti prometto fedeltà, vorrei solo che questa potesse essere la vita fuori… Vorrei che non dovessimo essere giudiziose, che agli uomini non interessasse sentire che teniamo l’una all’altra…

La scrittrice mantenne sempre grande riserbo sulla sua vita sentimentale e chiese che la sua corrispondenza restasse privata per altri 50 anni dopo la sua morte. Questo perché, a differenza di altre parti d’Europa, la legge svedese del 1864 contro l’omosessualità includeva anche le donne: le relazioni omosessuali tra adulti consenzienti furono legalizzate solo quattro anni dopo la scomparsa di Selma Lagerlöf.

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Il Nobel e gli ultimi anni

Il 10 dicembre 1909, Selma Lagerlöf vinse il Premio Nobel per “l’elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano i suoi scritti“, sebbene la decisione fosse stata preceduta da una dura lotta di potere interna all’interno dell’Accademia, di cui divenne poi membro nel 1914. Nel discorso per l’accettazione del Nobel, seguendo la linea fantastica della sua opera, immaginò di incontrare suo padre (già scomparso da tempo) dopo un viaggio in treno e dargli la bella notizia, raccontando però di sentirsi debitrice verso molti.

Non credo, padre, che tu capisca davvero quanto sia difficile per me. Non ti rendi conto che sono anche in debito con i miei lettori. Devo loro così tanto: dal vecchio re con il figlio più giovane, che mi hanno mandato a vagabondare per il Sud durante i miei primi anni, ai piccoli scolari che hanno scarabocchiato una lettera di ringraziamento per Nils Holgersson. Che ne sarebbe stato di me se nessuno avesse voluto leggere i miei libri?

Dotata di una forte coscienza politica, sviluppata soprattutto in seguito alle atrocità della Prima guerra mondiale, Selma Lagerlöf morì nel 1940, prima di assistere a tutti gli orrori del nuovo conflitto. Fece però in tempo ad aiutare la scrittrice tedesca di origine ebrea Nelly Sachs a sfuggire alla persecuzione nazista, facendola arrivare sana e salva in Svezia. Dopo la morte, la sua casa a Mårbacka fu trasformata, secondo il suo desiderio, in un museo aperto al pubblico.

Una selezione di libri scritti da Selma Lagerlöf, pubblicati in Italia da Iperborea:

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