Citato spesso e frequentemente a sproposito, al pari di William Shakespeare o Oscar Wilde, Noam Chomsky è una leggenda vivente. Linguista, saggista e filosofo, tra le altre cose, da più di cinquant’anni si batte strenuamente contro le posizioni in politica estera del suo Paese, gli Stati Uniti.

Ha alzato la sua penna contro la guerra in Vietnam, gli scellerati interventi in Sud America e le guerre in Medio Oriente. Non sorprende, quindi, che oggi sia uno dei massimi detrattori della politica di Donald Trump. Intervistato a fine ottobre da The Intercept, ha descritto il quadro mondiale attuale con parole piene di sconforto, partendo dalla guerra in Siria fino ad arrivare ai problemi della Terra.

Questo momento è il più cupo della storia umana e alla “palla da demolizione” attualmente alla Casa Bianca non interessa un bel niente. Si sta divertendo. Sta servendo i ricchi. E allora al diavolo, distruggiamo il mondo.

Chi è Noam Chomsky

Fonte: Wikimedia

Nato nel 1928 a Filadelfia, da una famiglia ebraica dell’Europa dell’Est, dopo il dottorato in Linguistica all’Università della Pennsylvania ha lavorato come ricercatore ad Harvard e poi al prestigioso MIT di Boston, dove insegna ancora oggi.

Recentemente ha raccontato al Corriere una curiosità personale legata alla sua nascita. L’impiegato del Comune sbagliò a trascrivere il suo nome completo, Avram Noam Chomsky, pensando che Noam fosse una variante di Naomi, nome femminile, così trasformò Avram in Avrane.

Sul mio certificato di nascita è scritto Avrane Naomi Chomsky. L’ho scoperto quando mi serviva una copia. Errori di trascrizione. D’altronde uno dei motivi che m’ha appassionato alla linguistica fu la scoperta che la Bibbia era stata tradotta male, già dalla prima frase: non è “In principio Dio creò”, ma “Al principio della creazione era il caos”.

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La carriera accademica e l’impegno anti-interventista

Nella sua carriera ha ricevuto diverse lauree honoris causa per la sua attività radicale come linguista, culminata nella teoria della grammatica generativa, fondata sull’aspetto mentale del linguaggio. Perno di questa teoria è la concezione che la creatività sia al centro della capacità di parlare e assemblare illimitate frasi, partendo da un numero circoscritto di vocaboli e regole.

Ho il sospetto che una parte fondamentale di quello che chiamiamo “apprendimento” si comprenda meglio se lo intendiamo come sviluppo di strutture cognitive secondo un processo determinato internamente sotto l’effetto modellante, in quanto gli uomini parlano linguaggi diversi che riflettono le differenze dell’ambiente verbale. Rimane tuttavia da vedere fino a che punto il sistema così sviluppato è davvero modellato dall’esperienza o quanto riflette invece processi intrinseci e strutture originate dall’esperienza.

Grande attivista politico, Noam Chomsky si è opposto alle politiche di diversi presidenti americani, dai bombardamenti in Kosovo alla scelta di abbandonare i curdi al loro destino. Per lui tutte queste decisioni sono il risultato della mancata lungimiranza di molti politici, che giustificano le loro azioni nascondendosi dietro

Ti devi chiedere, in ogni circostanza, quali siano le conseguenze delle tue decisioni. Se non lo fai, sei un essere umano amorale. […] Ogni mostro della storia ha dichiarato che c’erano dei motivi umanitari dietro la decisione di agire.

Noam Chomsky e la lotta alla propaganda

Nel suo storico saggio intitolato La fabbrica del consenso, pubblicato nel 1988 e ancora di grande attualità, Noam Chomsky ha spiegato come i media siano da sempre profondamente strumentalizzati. In poche parole, sono le forze politiche ed economiche del momento a decidere, anche se non ve ne accorgete.

I mass media come sistema assolvono la funzione di comunicare messaggi e simboli alla popolazione. Il loro compito è di divertire, intrattenere e informare, ma nel contempo di inculcare negli individui valori, credenze e codici di comportamento atti a integrarli nelle strutture istituzionali della società di cui fanno. In un mondo caratterizzato dalla concentrazione della ricchezza e da forti conflitti di classe, per conseguire questo obiettivo occorre una propaganda sistematica.

La sua teoria sulla propaganda si fonda sull’esistenza di cinque filtri che determinano la scelta delle notizie da pubblicare. Il primo filtro riguarda la proprietà dei mezzi di comunicazione, ovvero la logica con cui si vuole ottenere un profitto. Poi c’è il filtro relativo agli introiti, ovvero la gestione pubblicitaria, seguito da quello relativo alla necessità di un flusso costante di notizie.

Proseguendo nell’analisi, c’è il quarto filtro, ovvero il “fattore contraerea”, che consiste nello screditare le notizie non gradite. Questo porta al fattore ideologico, o quinto filtro, ovvero alla diffusione vera e propria di un sistema propagandistico volto a individuare un nemico comune contro cui lottare. Ai tempi della postulazione di questa teoria erano i comunisti, poi ci sono stati i terroristi e oggi ci sono i migranti. In ogni caso, però, è sempre la paura a vincere.

Ecco, in alcuni dei suoi libri più famosi, cinque insegnamenti di Noam Chomsky…

1. Noam Chomsky, "Capire il potere"

In Capire il potere Noam Chomsky svela l’ombra lunga dell’imperialismo statunitense sul mondo, con le sue drammatiche ripercussioni sulla società americana, stravolta da un capitalismo vorace. Capire il potere non è solo un’illuminante rilettura critica, senza sconti e senza inutili astrazioni, della storia recente degli Stati Uniti, ma anche una lezione universale sul modo in cui tutti noi possiamo scardinare i meccanismi dello sfruttamento e sfuggire alle verità ufficiali manipolate. Chomsky ci insegna a coltivare il senso critico di fronte agli eventi della Storia, per ricomporre la faccia del potere che si nasconde dietro le sue mutevoli maschere. Per comprendere il presente e riappropriarci del futuro.

Quando si incomincia a perdere la possibilità di tenere sotto controllo il popolo con la forza, bisogna cominciare a tenere sotto ciò che pensa.

2. Noam Chomsky, "Chi sono i padroni del mondo"

In Chi sono i padroni del mondo, Noam Chomsky ci spinge a guardare quello che è davanti ai nostri occhi ma che noi ci rifiutiamo di vedere: la follia di un’umanità votata alla catastrofe, che marcia spedita verso l’autodistruzione. Non è una resa, ma un appello per fare qualcosa in fretta, perché il tempo sta per scadere.

Nella nostra epoca, i padroni del mondo sono le conglomerate multinazionali, le enormi istituzioni finanziarie, gli imperi commerciali e così via. La vile massima che li guida è: “Tutto per noi e niente per gli altri”.

3. Noam Chomsky, ""Le dieci leggi del potere"

In Le dieci leggi del potere, Noam Chomsky, parla di natura e delle conseguenze tragiche della diseguaglianza, svelando i dogmi fondamentali del neoliberalismo e gettando così uno sguardo se possibile ancora più lucido e profondo sul funzionamento del potere a livello globale. Quali sono le leggi che governano la concentrazione della ricchezza e del potere negli Stati Uniti e in generale in tutto il mondo infestato dal turbocapitalismo? Ridurre la democrazia, scaricare i costi sui poveri e sulla classe media, distruggere la solidarietà fra le persone, manipolare le elezioni, usare la paura e il potere dello Stato per tenere a bada la “plebaglia”.

4. Noam Chomsky, "La fabbrica del consenso"

La fabbrica del consenso, uno dei saggi più noti di Noam Chomsky, ci spiega come sia semplice manipolare l’informazione e spingere l’opinione pubblica a sostenere determinate tesi o idee.

Un sistema di propaganda, in coerenza con le proprie finalità, presenterà le persone perseguitate dai propri nemici come meritevoli di considerazione e quelle trattate con crudeltà uguale o superiore dal proprio governo o dai suoi alleati come vittime non meritevoli di considerazione.

5. Noam Chomsky, "Ottimismo (malgrado tutto)"

Come lottare contro le minacce mondiali che scuotono il mondo, dalle guerre al problema climatico? Secondo Chomsky non possiamo stare fermi: in Ottimismo (malgrado tutto) ci insegna che bisogna organizzare le lotte e portarle avanti con la massima decisione possibile. Dobbiamo mantenere, nonostante tutto, lo slancio di un inscalfibile ottimismo della volontà.

L’ottimismo è una strategia. Se non credi che sia possibile un futuro migliore, non farai mai un passo che renderà il futuro migliore. Se pensi che non ci sia speranza, non lo farà. La scelta è tua.

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