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Galleria: Temple Grandin, la donna autistica che si costruì la “macchina degli abbracci”

Temple Grandin, la donna autistica che si costruì la "macchina degli abbracci"

La storia e i libri di Temple Grandin, una straordinaria scienziata affetta da autismo che ha rivoluzionato le pratiche per il trattamento degli animali negli allevamenti

“Chi credete abbia fatto le prime lance di pietra? Il tipo con l’Asperger. E se si eliminasse tutta la genetica autistica non ci sarebbe più Silicon Valley, e la crisi energetica non sarebbe risolta”. Con queste parole, pronunciate durante una leggendaria conferenza ai TED Talks del 2010, la scienziata Temple Grandin ha spiegato perché, se avessero cancellato l’autismo dalla faccia della terra, gli uomini sarebbero ancora fermi alle caverne. Per lei, che con il disturbo dello spettro autistico ci vive dalla nascita, non è stato affatto un limite, contrariamente a quanti possano pensare.

Nata a Boston il 29 agosto 1947, Temple Grandin ebbe fin da piccola dei problemi relazionali, che a due anni vennero ricondotti a un presunto danno cerebrale. Solo in adolescenza, in seguito ad alcune visite specifiche, si cominciò a pensare all’autismo, che le venne ufficialmente diagnosticato solo intorno ai 40 anni. Come ha sempre raccontato da adulta, grazie al sostegno dei genitori e della scuola primaria ha potuto affrontare la sindrome di Asperger anche se ufficialmente ancora non sapeva di esserne affetta. E la sua condizione ha determinato anche i suoi grandi successi come scienziata, come ben spiegato nel suo discorso.

Quand’è che un “nerd” diventa Asperger, che è solo un leggero autismo? Cioè, Einstein e Mozart e Tesla probabilmente avrebbero una diagnosi di autismo al giorno d’oggi. E una delle cose che mi sta veramente a cuore è fare in modo che questi bambini siano quelli che faranno le prossime scoperte in campo energetico.

Come raccontato nel libro La macchina degli abbracci, a diciotto anni Temple Grandin costruì qualcosa di rivoluzionario. Aveva visto che le mucche diventavano mansuete dentro la gabbia di contenimento usata dal veterinario per visitarle, e aveva intuito che uno strumento simile avrebbe potuto calmare anche lei. Così, con due assi di compensato che si stringevano dolcemente ai lati di una panca, realizzò lo strano congegno, che chiamò proprio macchina degli abbracci. Lei, giovane e problematica autistica, capì di avere una speciale affinità con gli animali e di poterli studiare per aiutare loro e se stessa.

Se volete capire l’autismo, gli animali, voglio parlarvi adesso dei vari modi di pensare. Dovete lasciar perdere il linguaggio verbale. Io penso per immagini. Non penso col linguaggio. Ecco, la cosa della mente autistica è che si occupa dei dettagli. Bene, questo è un test dove si devono scegliere le lettere grandi, o le lettere piccole. E la mente autistica individua le lettere piccole più velocemente.

Parlando alla platea dei Ted Talks, la Grandin ha spiegato come ha potuto migliorare nella pratica la vita degli animali da allevamento.

Nel mio lavoro col bestiame, ho notato un sacco di piccole cose che gran parte della gente non nota e che fanno impuntare il bestiame. Come ad esempio, questa bandiera che sventola, proprio davanti alla struttura veterinaria. Questa azienda aveva deciso di tirar giù tutta la struttura veterinaria, bastava spostare la bandiera. Il movimento rapido, il contrasto. Nei primi anni ’70 quando ho iniziato, sono andata negli scivoli per vedere ciò che il bestiame vedeva. La gente credeva che fosse follia. Un grembiule su una staccionata li faceva bloccare. Le ombre erano un ostacolo, una canna dell’acqua sul pavimento. La gente non le notava queste cose, una catena che penzola, e questo si vede molto bene nel film.

Oggi Temple Grandin gira il mondo per parlare del suo lavoro, è docente di zoologia alla Colorado State University ed è un’attivista sia per la tutela dei diritti animali che delle persone autistiche. La sua storia è stata raccontata dalle più grandi testate al mondo, come Time e People, ed è diventata un film omonimo con Claire Danes.

Quel che mi appassiona è che le cose che faccio rendono il mondo migliore. Quando mi arriva una mamma di un bambino autistico e mi dice “Mio figlio è andato all’università grazie al suo libro, o a una sua conferenza” sono felice.

Temple Grandin, la donna autistica che si costruì la “macchina degli abbracci”

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