Intervista a Guido Catalano: 'Non serve essere donna per essere femminista' - Roba da Donne

Intervista a Guido Catalano: "Non serve essere donna per essere femminista"

"Internet? Sono un fan. Il femminismo? C'è ancora molto da fare. L'amore? Cerco di capirlo". Ecco tutto quello che ci ha raccontato il poeta Guido Catalano.

Quando incontriamo Guido Catalano ha l’aria di una persona gioviale, semplice, e timida. Ci chiede di darci del “tu”, perché per lui “è meglio così“. Lui, poeta di professione in un mondo in cui troppo spesso versi e aforismi sono relegati nei 300 caratteri di Twitter, delle donne parla: spesso, volentieri, in maniera ironica, mai critica.

Ne parla inserendole in quel microcosmo che ci definisce “non ancora del tutto intelligibile” per lui, quello dei rapporti umani, di coppia, uno dei suoi grandi chiodi fissi, degli archetipi della sua poetica. Ne scrive, Catalano, in dialoghi al limite del surreale, in cui la relazione si fonda non su uno scambio passionale o carnale, ma in un continuo gioco di parole, un susseguirsi di battute. Ne è un esempio “Breve dialogo tra un uomo e una donna nel quale la simpatia dilaga ma nessuno bacia nessuno“, di cui riportiamo uno stralcio.

– io sono disperato, tu?
– anche io

– meno male va, ci baciamo?
– ma no dai, soprassediamo

– dici?
– ma sì, cerchiamo di essere originali

– cosa vuoi fare allora, giochiamo a carte?
– no, andiamo alle giostre e tu mi vinci un pesce rosso

– poi andiamo sulla ruota panoramica?
– sì però non ci baciamo

– zucchero filato?
– a strafottere

– sei simpaticissima per essere una donna
– cosa intendi?

– volevo dire una cosa strana politicamente poco corretta
– un dialogo ci seppellirà

– non mi laverò più in segno di protesta finché non faremo l’amore
– ti verranno i dreadlock alla barba

– sei una di quelle donne che vogliono cambiare l’uomo che amano?
– non è un tuo problema dato che l’innamorarmi di te non rientra nei miei progetti

Ma alle donne e all’amore, i due topos preferiti dell’autore torinese, Catalano ha dedicato anche le sue prove da romanziere, D’amore si muore ma io no, del 2016, e Tu che non sei romantica, datato 2019 e perciò ultima fatica letteraria. È naturale, quindi, che la prima domanda per lui sia su donne e femminismo.

Cosa pensi del femminismo?

Ci penso abbastanza, parlo molto di donne e d’amore perché mi piace affrontare i rapporti tra uomo e donna, scrivendone cerco di capire come funzionano. Parlare di donne significa pensare bene, se ci penso per me è scioccante sapere che mia nonna non potesse votare, ad esempio, o che mio padre, avvocato penalista, si sia trovato a parlare di delitto d’onore. Molto è stato fatto, ma c’è ancora da fare. Per me, se provo a mettermi nei panni di una donna, è impressionante pensare che viva ancora situazioni di ingiustizia; prendiamo la questione del gender pay gap, ad esempio, una cosa per me incredibile.

Io parlo di donne con molta ironia, le immergo in situazioni paradossali, ma mi diverte e forse mi aiuta anche a capirle meglio. Quel che so di certo è che non serve essere donna per essere ‘femminista’, esattamente come non devi essere nero per essere contro il razzismo, o gay per essere contro l’omofobia.

Ne parliamo come di una cosa scontata, ma non lo è, perché molti uomini non si mettono davvero nei panni delle donne. Prendiamo il caso della sicurezza: anch’io, uomo, posso essere rapinato per strada, di notte, ma la mia paura è diversa dal tipo di paura che vivono le donne, quella di poter essere vittime di un uomo che verso di te prova un senso di possesso e un istinto sessuale.

È chiaro che, prima di insegnare alle donne a difendersi, o a fornire loro gli strumenti per poterlo fare – come lo spray al peperoncino, per dirne una – è indispensabile educare tutti, maschi e femmine, al rispetto dell’altro sesso. Ma questa è una cosa che deve partire dalle famiglie, e se un bambino vede esempi sbagliati nel circuito familiare, sente dire che una donna vittima di stupro ‘se la cerca’ o, peggio, vede scene di violenza domestica, le sue idee potrebbero essere distorte. Esattamente come accadrebbe se sentissero discorsi razzisti od omofobi“.

Da poeta non possiamo che chiederti chi sono le tue poetesse preferite?

Io amo molto le poetesse contemporanee, ce n’è una, ad esempio, una poetessa milanese, Vivian Lamarque, che adoro. L’ho conosciuta tempo fa, ci siamo incontrati una sola volta, ma la sua poesia mi affascina. Però apprezzo anche Francesca Genti, altra poetessa contemporanea, e Alda Merini. Fra le poetesse ‘storiche’, poi, mi piace molto Sylvia Plath“.

Cosa significa essere poeta ai tempi del social?

Io sono un amante di Internet e dei social in particolare, anche se quando ho aperto il mio blog, nel 2000, ancora non esistevano. Il social è stato molto importante per me, perché mi ha permesso di farmi conoscere, prima ancora che riuscissi a crearmi un pubblico. Personalmente mi sono sempre divertito molto a usarli, sono un fan dei social, anche se un fattore fondamentale è sicuramente usarli divertendosi, senza demandare ad altri l’uso di questo potentissimi mezzi. Perché lo sono, e in effetti io mi auguro che a scuola prima o poi istituiscano dei corsi per imparare a usarli, proprio come si fa con l’auto, che potenzialmente può diventare un’arma.

Per quanto riguarda la poesia, nonostante tutto sono convinto che si presti alla condivisione social, sicuramente più di un romanzo, anche solo per il fatto di essere un componimento relativamente breve; e credo che il Web abbia dato tutto sommato una bella mano alla poesia, adesso se si fa un giro nelle librerie ci sono interi scaffali dedicati alla poesia, e le stesse case editrici da dieci o quindici anni hanno iniziato a stampare libri di poeti anche contemporanei, non solo dei grandi, come Leopardi o Baudelaire.

Poi è chiaro, ci sono gli ‘instapoet’ che rappresentano un po’ il lato oscuro, ma va bene così”.

Come ti trovi nei panni di romanziere?

“Il primo romanzo in realtà lo scrissi perché fu Rizzoli a propormelo, e devo dire che la cosa mi fece molta paura, perché non era il mio campo, all’inizio è stata dura, non ero allenato a questi spazi così ampi, ma alla fine mi è piaciuto farlo, quindi ho fatto il secondo.

Rispetto alla poesia siamo certamente in due mondi diversi, la poesia arriva dall’ispirazione, il romanzo sì, è un lavoro più tecnico, a meno che tu non scriva un romanzo sperimentale. Però sono due mondi talmente diversi che stanno bene insieme.

Perciò anche l’idea di scrivere un terzo romanzo non mi dispiacerebbe, non so se succederà, ma diciamo che sarei ben propenso, e in questo devo ringraziare Rizzoli, che mi ha dato l’input per provarmi anche in queste nuove vesti.

Il prossimo progetto reale sarà invece uno spettacolo con un’attrice, una cosa mai fatta, inedita per me, che di solito lavoro con i musicisti. Mi piacerebbe però interpretare alcuni dei miei dialoghi, quindi ci sto lavorando per la fine del 2020 o l’inizio del 2021″.

Guido divertiamoci, se ti chiedessimo di fare un gioco, improvvisando dei versi?

In realtà sono molto scarso come improvvisatore, devo ragionare molto sulle cose.

Vabbè, proviamo: se ti chiedesse ‘A una donna diresti…’

Andiamo a mangiare una pizza“.

I tuoi occhi sono

“Neri”

Quando ti incazzi

Fai paura“.

1. I cani hanno sempre ragione (2000)

Era l’autunno del 2000 circa e io volevo diventare un poeta professionista vivente. Ci sono riuscito. Sono ancora vivo e vivo di poesia, anche se non tutti sono d’accordo. Non sul fatto che io sia vivo. Sul fatto che queste siano poesie. Lo sono. E sono poesie sincere. Ai tempi ero un tipo molto sincero, discretamente magro e piuttosto in sofferenza. Credo si noti. Ora soffro meno. Sulla sincerità preferirei non sbilanciarmi. In ogni caso, i cani continuano ad avere ragione, e questo, alla fine dei conti, è la cosa più importante

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2. Sono un poeta, cara (2003)

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3. Motosega (2007)

Questo libro usciva sette anni fa. Io ero una persona diversa, e anche voi probabilmente. Scrivevo in modo diverso? È certo. Sette anni fa ero più magro. Sette anni fa non portavo la barba e la maggior parte di queste poesie le ho scritte a Milano perché ero impazzito, sette anni fa, e a un certo punto avevo deciso che volevo espatriare e andare a vivere a Milano.

Sette anni fa non portavo gli occhiali perché avevo fatto il laser agli occhi. Sette anni fa mi autopresentavo come ‘poeta semiprofessionista’, oggi invece mi considero un “poeta professionista vivente”. […] In questo libro ci sono poesie alle quali sono davvero affezionato. Rileggendole faccio come un viaggio indietro nel tempo, se capite cosa intendo. Con le poesie succede“.

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4. Ti amo ma posso spiegarti (2011)

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5. Piuttosto che morire m'ammazzo (2013)

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6. La donna che si baciava con i lupi (2014)

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7. D'amore si muore ma io no (2016)

Primo romanzo in cui Catalano racconta la a storia d’amore tenera e stralunata tra l’ultimo dei poeti e un’incantevole aracnologa.

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8. Ogni volta che mi baci muore un nazista (2017)

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9. Tu che non sei romantica (2019)

Il secondo romanzo di Guido Catalano parla di Giacomo Canicossa, poeta professionista vivente, che ha perso prima Agata, partita per le Lontane Americhe da ormai tre anni, e Anna, che se n’è andata da dieci giorni e gli ha lasciato soltanto una pianta di ficus. A Giacomo non resta che una soluzione: la fuga. Quella fisica, a Roma, e quella mentale, negli abissi di Tinder.

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