Amélie Nothomb, la donna “certa di essere brutta” che ama quelle più belle | Roba da Donne

Abiti neri (per far risaltare le labbra rosse e la pelle diafana), cappelli stravaganti e una passione smodata per lo champagne: molto semplicisticamente, Amélie Nothomb potrebbe avere tutte le caratteristiche giuste per essere un personaggio da noir.

In realtà lei è la penna che si nasconde dietro tanti romanzi di successo, diventati ormai classici della letteratura in lingua francese, ma allo stesso tempo è anche una presenza camaleontica nelle pagine dei suoi libri. Dietro un aspetto apparentemente eccentrico, si nasconde una scrittrice scrupolosa, che è riuscita a superare indenne il successo giovanile negli Anni Novanta grazie a una routine lavorativa ferrea.

Decisa a pubblicare un libro all’anno, fin da adolescente si è infatti imposta un regime personale da quattro ore di sola scrittura al giorno, senza interruzioni e distrazioni: una disciplina forse influenzata dei tanti anni passati in Oriente.

Amélie Nothomb, nom de plume di Fabienne Claire Nothomb, nasce il 9 giugno del 1967 da un’importante famiglia belga, tra le più blasonate del paese. Passa i primi anni in Giappone, per via del lavoro di ambasciatore del padre, che segue poi in Cina, New York e Bangladesh. Ritorna in Europa, a Bruxelles, solo a 17 anni, ma scopre di sentirsi diversa dalle sue coetanee: “soffocata dalla certezza di essere brutta”, inizia a scrivere su quaderni che porta sempre con sé, preferendo la mattina (dalle 4 alle 8) e tenendo sempre vicino un tè nero. In quegli anni guarda le altre e si sente in difetto, come raccontato tempo fa al Corriere.

Passeggio per Bruxelles e incrocio tre ragazze della mia età, piene di grazia, splendenti, gioiose. Mi sento un vuoto allo stomaco, di nuovo, e mi chiedo “cosa faccio, è talmente ingiusto, perché loro sono così e io no?” E mi ricordo di essermi detta “Amélie, di nuovo, hai solo due possibilità: o le odi o le ami”, e ho scelto di nuovo la seconda soluzione. Credo insomma che la gelosia sia la risposta sbagliata a una questione legittima. Che è quella dell’alterità, del come sopportare di non avere gli stessi doni, come tollerare l’ingiustizia: non sono abbastanza bella e intelligente, come faccio?

Cosa Jane Austen ci ha insegnato sull'essere donne in una società di uomini

La scrittura la salva dal suo essere diversa e anche dall’anoressia, di cui parla anche in Biografia della fame. L’esperienza in giro per il mondo ha contribuito a plasmarla, in positivo e in negativo, ma è stato lo stupro subito in Bangladesh a soli dodici anni a rendere i suoi anni da ragazza particolarmente violenti.

È stato un episodio centrale della mia adolescenza, senza dubbio. Ha contribuito a renderla il periodo orribile che è stato. Detto questo, credo che tutte le adolescenze siano violente. La prima domanda che mi viene da fare quando conosco qualcuno è sempre “come è riuscito a superare l’adolescenza?” Io per esempio sono ancora incredula di essere sopravvissuta. E in uno stato, tutto sommato, passabile.

Fonte di ispirazione è anche la sua famiglia, di cui tempo fa ha parlato in un’intervista a Repubblica. E, in effetti, in più occasioni Amélie Nothomb ha parlato dei suoi genitori come persone meravigliose, ma non normali. In molte delle sue opere, il padre, la madre, il fratello e la sorella ritornano come personaggi in incognito, a partire dal suo clamoroso debutto nel 1992 con Igiene dell’assassino. La figura paterna, in particolare, rappresenta un nodo irrisolto che continua a farsi sentire nella sua scrittura.

Da piccola avevo l’impressione che mio padre avesse una doppia vita. In famiglia era abbastanza riservato, non lo sentivamo parlare spesso. Ma appena c’era un appuntamento mondano si trasformava in una sorta di principe della conversazione. Provavo frustrazione e forte gelosia per gli ospiti. E così ancora oggi non faccio mai inviti a casa: se venisse qualcuno, la tentazione di ucciderlo sarebbe troppo forte.

La storia di come nacque Pippi Calzelunghe e di sua mamma, Astrid Lindgren

Tra gli elementi ricorrenti dei romanzi di Amélie c’è il Giappone, che lei riesce a descrivere andando oltre il velo di mistero che confonde quasi tutti gli occidentali. In Stupore e tremori, ad esempio, racconta la sua esperienza come lavoratrice in una grande azienda giapponese, iniziata come traduttrice e finita miseramente come addetta ai bagni. La descrizione al vetriolo della cultura giapponese, così spietata e brutale, rappresenta però il picco di un amore spudorato per il Paese in cui ha vissuto così tanti anni e che alla fine forse è meno misterioso del Belgio.

Il Giappone, dove ho passato parte della mia infanzia, è un mistero riconosciuto e studiato da migliaia di anni. Del Belgio invece nessuno si interessa veramente. È considerata una piccola e giovane nazione. Penso invece che sia un paese molto più misterioso del Giappone. Ha una particolarità che mi colpisce: è restato fuori dal tempo. Per molte cose, come le convenzioni sociali o l’aristocrazia, è un mondo desueto, indietro di almeno un secolo.

Per altri aspetti, è all’avanguardia: i belgi hanno approvato prima di altri le leggi sull’eutanasia o sul matrimonio omosessuale, senza tante polemiche. […] Ho provato a essere giapponese ma, come i miei lettori sanno, non ha funzionato. […] E quindi con il tempo ho capito che sono belga per difetto, perché non ho nessuna altra nazionalità. È già una definizione abbastanza surrealista e corretta del Belgio. È un’identità vaga, fragile, molteplice: esattamente come mi sento.

1. Amélie Nothomb, "Igiene dell'assassino"

Al premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach restano solo due mesi di vita. La stampa di tutto il mondo gli implora un’ultima intervista ma lo scrittore, feroce misantropo, si è chiuso da anni in un silenzio segreto. Solo cinque giornalisti riusciranno a incontrarlo: questa la trama di Igiene dell’assassino, uno dei romanzi di maggiore successo di Amélie Nothomb.

2. Amélie Nothomb, "Stupore e tremori"

In Stupore e tremori, la giovane Amélie è riuscita a trovare impiego in un’importantissima multinazionale giapponese, realizzando il sogno di tornare a vivere nel suo paese d’origine. L’incapacità di adeguarsi allo spietato automatismo del Giappone la porterà però a subire, in un crescendo di umiliazioni, l’esperienza di una vertiginosa discesa agli inferi.

3. Amélie Nothomb, "Metafisica dei tubi"

in Metafisica dei tubi, Amélie Nothomb racconta i primissimi anni di vita trascorsi in Giappone attraverso le prime scoperte: le proprietà terapeutiche del cioccolato, la parola (pensiero fatto carne), la quadratura degli opposti, la sinergia con il luogo di nascita… fino al filtraggio della realtà come unica via di scampo.

4. Amélie Nothomb, "Colpisci il tuo cuore"

Colpisci il tuo cuore è la storia di un amore assoluto. L’amore di una figlia per la madre, la sua ricerca di tenerezza, di conferme. Non è però il racconto di una crisi familiare. Invidia, gelosia, rabbia, rancore si muovono all’interno del testo come personaggi silenziosi in grado di farci sussultare a ogni cambio di pagina.

5. Amélie Nothomb, "Pétronille"

Pétronille racconta la storia di un’amicizia e di una passione. L’amicizia è quella fra due scrittrici, una già affermata e idolatrata dal pubblico e l’altra geniale ma esordiente all’inizio della narrazione: Amélie Nothomb e Pétronille Fanto. Il racconto scandisce i momenti più bizzarri di questo inusuale legame che prende forma e consistenza fra libri, librerie, letteratura e indimenticabili bevute. A unire le due donne infatti, oltre alla scrittura, c’è anche la comune passione per lo champagne.

6. Amélie Nothomb, "I nomi epiceni"

Il 12 settembre 1970 Dominique conosce Claude sulla terrazza di un caffè a Brest, e non sa ancora che la sua vita sta per cambiare per sempre. Il destino ha fatto incontrare due persone dai nomi epiceni, maschili e femminili insieme. Lui la seduce con una coppa di champagne, un flacone di Chanel n° 5 e la promessa di trasferirsi a Parigi: questa la storia di I nomi epiceni.

7. Amélie Nothomb, "Sete"

L’ultimo libro di Nothomb, Sete, è uscito nel febbraio del 2019, e racconta le ultime ventiquattro ore in cella nientemeno che di Gesù.

Articolo originale pubblicato il 5 Luglio 2019

La discussione continua nel gruppo privato!