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Alice Munro: "La vita reale non erano la casa, i figli, il marito"

Premio Nobel per la letteratura nel 2013, la scrittrice canadese ha sempre privilegiato il racconto al romanzo: storie perfette, che esaltano la quotidianità e raccontano le donne in istanti diversi e folgoranti
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

A trentasette anni, dopo una lunga serie di lettere di rifiuto da parte delle case editrici, Alice Munro riuscì finalmente a pubblicare la sua prima raccolta di racconti. Era sposata, aveva tre figlie e una vita da casalinga che sembrava ormai irrimediabilmente tracciata, ma custodiva anche un segreto: da circa quindici anni lavorava alle sue storie, cercando di trovare la formula perfetta. Intervistata negli Anni Novanta da The Paris Review, raccontò tutti quegli anni passati a cercare di dare un senso alla sua quotidianità, che non poteva essere solo quella della casalinga.

La vita reale non erano la mia casa, i figli, il marito. Ciò che era reale era la mia scrittura, come si sviluppava nella mia mente e poi sulla pagina. Una realtà a cui non ho potuto rinunciare, mai.

Nata nel 1931 in un piccolo paese dell’Ontario, Alice Laidlaw (questo il suo nome da nubile) si trovò da subito in un microcosmo tragico. Suo padre allevava animali da pelliccia, mantenendo a stento la famiglia, e sua madre era insegnante. “Vivevamo al di fuori della società, né in città né in campagna, in una specie di ghetto. Vi vivevano prostitute e contrabbandieri, una comunità di diversi, come me“: la situazione precipitò ulteriormente con la malattia della mamma, che la costrinse a badare alla casa e a rinunciare a ogni tipo di svago. Fu proprio in questo contesto che iniziò a dedicarsi alla scrittura e allo studio, vincendo una borsa di studio di due anni alla University of Western Ontario.

Sapevo che l’università sarebbe durata poco. Era una piccola vacanza dalla mia vita di casa, e la volevo godere in pieno. Studiavo, scrivevo e leggevo. Adoravo Eudora Welty, Flannery O’Connor, Katherine Ann Porter, Carson McCullers. Mi sembrava che le donne potessero scrivere dei freak, degli emarginati.

Proprio durante gli studi conobbe James Munro, futuro avvocato e appartenente a una famiglia benestante, e decise di sposarlo, andando contro il volere dei genitori di lui. A spingerla era anche il desiderio di cambiare vita, di fuggire dai problemi dei genitori e dalla povertà, ma anche dalla vita di provincia.

Ero come una ingenua fanciulla vittoriana. Pensavo che la mia vita sarebbe cominciata dopo il matrimonio, la mia vera vita. Da sposata sarei riuscita a dedicarmi alla scrittura. L’alternativa era tornare a casa, badare alle faccende domestiche e a mia madre. Ci sposammo a venti e ventidue anni. Scappammo via, ci trasferimmo a Vancouver: il posto più lontano senza dover uscire dal Canada.

Diventata madre, Alice Munro continuò a dedicarsi alla scrittura, sfruttando i momenti in cui le due figlie dormivano o erano a scuola. Suo marito la supportava e incoraggiava, ma non era abbastanza. Dopo il trasferimento a Victoria, nel 1963 aprì una libreria, ostinandosi a tenere per sé le su ambizioni da scrittrice. La svolta arrivò solo con il racconto La pace di Utrecht, scritto nel 1959, in cui parlava del complicato rapporto con la madre malata. Diventata nuovamente madre nel 1966, due anni dopo uscì La danza delle ombre felici, grazie a cui un anno dopo vinse il Governor General’s Award, il più importante premio letterario canadese.

Con il successo arrivò l’indipendenza economica, ma allo stesso tempo anche la crisi con il marito, da cui si separò nel 1972. A quarant’anni, scrittrice affermata e insegnante di scrittura creativa all’università, ritrovò un vecchio compagno di università, Gerald Fremlin, e lo sposò, pur continuando a pubblicare con il nome del primo marito. Dopo diverse raccolte di racconti e un solo romanzo, nel 2012 Alice Munro decise di ritirarsi, anche per via di alcuni problemi di salute. Un anno dopo arrivò il Nobel per la letteratura, il riconoscimento per una carriera voluta e rincorsa con tutte le sue forze, a costo di distruggere il mito della moglie e madre modello.

Una parte di me era sempre assente per i miei figli, e i bambini le capiscono queste cose. Non che li trascurassi, ma non mi assorbivano completamente. Quando mia figlia maggiore aveva due anni, veniva a trovarmi mentre ero seduta alla macchina da scrivere e io la mandavo via con una mano, mentre con l’altra continuavo a scrivere.

1. Alice Munro, Racconti

Racconti raccoglie cinquantacinque short story, la forma letteraria preferita da Alice Munro. Il mondo descritto è soprattutto quello di una piccola società gretta e arretrata, situata in una regione rurale dell’Ontario occidentale, con qualche incursione nelle più moderne e vivide realtà urbane di Vancouver o di Toronto. La scrittura si contraddistingue per affilata secchezza, assenza di retorica, raffinata tecnica dialogica che mette in evidenza una straordinaria empatia coi personaggi, nonché la capacità di descrivere in modo catturante e geniale i sentimenti e le esperienze più intime e segrete.

2. Alice Munro, "La vita delle ragazze e delle donne"

La vita delle ragazze e delle donne è l’unico romanzo di Alice Munro, scritto nel 1971. Racconta il percorso di Del, dall’infanzia all’età adulta, mentre prende consapevolezza del suo essere donna, della famiglia e della realtà in cui vive.

3. Alice Munro, "Uscirne vivi"

I racconti di Uscirne vivi parlando dell’esigenze della fuga. Il protagonista fuggiasco di Treno attraversa le stazioni della propria esperienza e di quella altrui con lo sguardo di un semplice passeggero a bordo della vita, mentre l’anziana di In vista del lago rincorre un passato irrecuperabile.

4. Alice Munro, "Una cosa che volevo dirti da un po'"

Le tredici storie che compongono Una cosa che volevo dirti da un po’ sono accomunate in larga misura da uno sguardo al passato, attraverso gli occhi di diversi protagonisti. Come le due sorelle Et e Char, avvinghiate l’una all’altra dall’invidia dell’una per la luminosa e invincibile bellezza dell’altra, dal ricordo di piombo di un fratellino annegato, e dalla loro futile rivalità sentimentale. O come la narratrice del racconto Dimmi se sì o no e il suo amante, al quale la donna si rivolge, dopo aver scoperto per caso una verità su di lui.

5. Alice Munro, "Troppa felicità"

In Troppa felicità, le storie sembrano spingersi un passo oltre il segreto contenuto in storie passate, e non per consumarlo rivelandolo, ma per complicarne l’esito a partire dalla consapevolezza temeraria della vecchiaia. E se altrove l’immaginazione aveva provato a raffigurarsi l’orrore della morte di un bambino, qui i figli a morire sono tre, e a ucciderli è il padre.

6. Alice Munro, "Nemico, amico, amante..."

Tra le raccolte più amate di Alice Munro, Nemico, amico, amante… segue una manciata di esistenze dove avvenimenti inattesi o particolari dimenticati modificano il corso delle cose. Una cameriera dai capelli rossi, nuova arrivata in una vecchia dimora, viene per caso coinvolta nello scherzo di una ragazzina. Una studentessa universitaria si reca per la prima volta in visita a un’anziana zia e, riconoscendo un mobile di famiglia, scopre un segreto di cui non era a conoscenza. Una paziente giovane e in fin di vita trova un’inaspettata speranza di proiettarsi nel futuro. Una donna ricorda un amore brevissimo e che tuttavia ha modificato per sempre il suo vivere.

7. Alice Munro, "Mobili di famiglia"

In Mobili di famiglia, Alice Munro pone delle domande, sotto forma ovviamente di racconto. Sono le domande che ciascuno si pone nel corso di una vita, all’apparenza banali, che rivelano invece la grazia di cui sono capaci gli esseri umani.

8. Alice Munro, "Lasciarsi andare"

Lasciarsi andare raccoglie diciassette racconti, scelti da Alice Munro tra i suoi preferiti. Diciassette pietre miliari che scandiscono un percorso affascinante lungo la sua carriera, le sue opere, i suoi temi. E che ci permettono di osservare, con un unico colpo d’occhio, l’evoluzione del suo talento. La prefazione è di Margaret Atwood.

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