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La risposta perfetta di Charlotte Brontë a chi voleva evitarle il “destino di vecchia zitella”

La vita di Charlotte Brontë e delle due sorelle, Emily e Anne, tre personaggi chiave della letteratura ottocentesca: ecco perché le loro protagoniste sono eroine moderne
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

“Se a scriverlo è stata una donna”, sentenziò la critica Elizabeth Rigby a proposito di Jane Eyre, “è una donna che ha rinunciato per qualche ragione alla compagnia del proprio sesso”.

Era il 1848 e la sua articolata recensione del romanzo più celebre di Charlotte Brontë, uscito sotto il misterioso pseudonimo di Currer Bell, apparve sulla prestigiosa rivista letteraria Quarterly Review. Pur scendendo nei dettagli tecnici della costruzione narrativa, si lasciò tentare dalle voci sentite qui e là riguardo a chi avesse veramente scritto il libro. Descrivendo la protagonista come“una donna strana, senza le convenzionali caratteristiche attrattive femminili”, riteneva impossibile che ci fosse una penna femminile dietro.

La verità, ovviamente, era un’altra: la creatrice di quel personaggio “volgare” e “insignificante” era davvero una donna e in molti dettagli le assomigliava. Come la sua Jane, Charlotte Brontë decise da sola di trovare un suo posto nel mondo, pur senza la bellezza e il denaro. Come ricorda un articolo dell’Independent, in un momento in cui rinunciare a una proposta di nozze vantaggiosa era un sacrilegio, lei non ci pensò due volte prima di rifiutare un pretendente, Henry Nussey, rispettabilissimo curato del Sussex.

Mio caro Signore, prima di rispondere alla vostra lettera, avrei potuto passare molto tempo a considerare il suo oggetto, ma fin dal primo momento che l’ho ricevuta e letta decisi come proseguire, mi sembrava che ritardare fosse totalmente inutile. […] è sempre stata mia abitudine studiare il carattere di quelli tra cui ho l’opportunità di trovarmi. Penso di conoscere il suo e posso immaginare quale donna sarebbe una buona moglie per Lei. Il suo carattere non dovrebbe essere troppo deciso, ardente e originale, dovrebbe avere l’indole mite e lo spirito gaio, e le sue “attrattive personali” dovrebbero appagare gli occhi e gratificare il suo orgoglio. Per quanto riguarda me, Lei proprio non mi conosce, non sono il tipo serio e razionale che Lei immagina, mi troverebbe sognatrice ed eccentrica, ironica e severa. Io disprezzo l’inganno e non sposerei mai un uomo degno come Lei, sapendo di non poterlo rendere felice, solo per raggiungere la distinzione del matrimonio e per sfuggire lo stigma di vecchia zitella.

Charlotte scrisse poi una motivazione molto più candida alla sorella di Nussey, Ellen. Le disse che se mai si fosse sposata, sarebbe stato con qualcuno per cui sentiva “un attaccamento intenso” e che non sopportava l’idea di “restare seduta tutto il giorno con un’espressione seria”.

E alla fine il matrimonio arrivò, con il curato Arthur Bell Nicholls, da tempo innamorato di lei. Lo aveva rifiutato, inizialmente, ma poi si era accorta di provare una felicità che non credeva possibile. Si sposarono nel 1854 e un anno dopo Charlotte Brontë rimase incinta: morì pochi mesi, non ancora quarantenne, per alcune complicazioni legate alla gravidanza, insieme al bambino che portava in grembo.

Non fu l’unico talento della famiglia Brontë: anche le sorelle Emily e Anne, come lei figlie del pastore protestante Patrick Brontë e di Maria Branwell, avevano scoperto presto la passione per la scrittura, inventando storie insieme al fratello Branwell. Cresciuti in una casa fredda e inospitale, fuori dal mondo, avevano perso la madre e le due sorelle maggiori prematuramente, a causa delle condizioni terribili dell’istituto femminile in cui erano state spedite a studiare.

Le tre sorelle Brontë erano così cresciute sotto il gioco dell’educazione severa del padre, che aveva sempre puntato tutto sull’educazione dell’unico figlio maschio, rivelatosi poi una cocente delusione. Diversissime una dall’altra, Emily, Anne e Charlotte Brontë avevano presto trovato un modo tutto loro di raccontare la vita attraverso le parole, senza nemmeno bisogno di viverla.

Trascinata dal successo di Jane Eyre, nel 1847 Emily pubblicò il suo unico romanzo, Cime tempestose e morì un anno dopo per colpa della tubercolosi: aveva solo trent’anni. Negli stessi anni, Anne pubblicò due romanzi, ma anche lei fu vittima della stessa malattia, nel 1848. Le loro esistenze, spezzate troppo presto dai venti furiosi del destino, continuano a riecheggiare nei romanzi che ci hanno lasciato.

 

1. Charlotte Brontë, "Jane Eyre"

Jane Eyre racconta “la storia dell’educazione sentimentale di una giovane istitutrice inglese, orfana e di umili origini, che ottiene alla fine, dopo molte peripezie, la felicità in amore unendosi all’ardente, impetuoso Edward Rochester, suo padrone”.

2. Charlotte Brontë, "Shirley"

In Shirley Charlotte Brontë narra la storia di una giovane donna ricca e caparbia, che si trasferisce nel villaggio in cui ha ereditato un vasto terreno, una casa e la comproprietà di una fabbrica. Lì diventa amica di Caroline, orfana e nullatenente, innamorata di Robert Moore, imprenditore sommerso dai debiti e spietato con i dipendenti. Pur invaghito a sua volta della dolce Caroline, Robert non può permettersi di sposarsi solo per amore. Grazie al suo terreno, invece, Shirley, attira l’attenzione di tutti gli scapoli della zona…

3. Charlotte Brontë, "Il professore"

Il professore è il primo romanzo scritto da Charlotte Brontë ed è ispirato alla vicenda personale della scrittrice. Ha come protagonista William Crimsworth, che racconta in prima persona la sua storia di insegnante presso un istituto femminile. Qui conosce Frances Henri, studentessa indigente e particolarmente dotata della quale poco alla volta si innamora, corrisposto.

4. Charlotte Brontë, "Villette"

Villette è l’ultimo e il più autobiografico tra i romanzi di Charlotte Brontë: un testo di sorprendente finezza psicologica che ha come protagonista la giovane Lucy Snow. Rimasta sola al mondo, senza una casa e mezzi economici, accetta un impiego come istitutrice in un collegio femminile nell’immaginaria città di Villette, dove conosce l’amore.

5. Charlotte Brontë, Emily Brontë e Anne Brontë, "Lettere"

Le Lettere delle sorelle Brontë permettono di osservare da vicino la vita delle tre scrittrici. “Silenzioso tesse le trame delle loro vite, trame che nelle lettere si allentano, si disfano per ridisegnare un’immagine diversa del gruppo, dei rapporti ora morbosi, ora possessivi che ne legano i componenti la cui storia non è ancora stata scritta. Le lettere ne sono il primo tassello.”

6. Emily Brontë, "Cime tempestose"

Cime tempestose è uno dei romanzi più amati dell’Ottocento, “in cui domina la violenza sugli uomini, sugli animali, sulle cose, scandito da scatti di crudeltà sia fisica sia, soprattutto, morale”, come l’ha definito la critica del tempo. Un romanzo brutale che mette al centro la vendetta portata avanti con fredda meticolosità dal disumano Heathcliff.

7. Anne Brontë, "La signora di Wildfell Hall"

La signora di Wildfell Hall ha come protagonista Helen, una misteriosa signora di nero vestita, che vive con un bambino e un’anziana domestica in una dimora isolata. Il suo comportamento schivo suscita presto voci e pettegolezzi, ma la verità è diversa dalle apparenze.

8. Anne Brontë, "Agnes Grey"

Agnes Grey racconta la storia (parzialmente autobiografica) di una giovane istitutrice che lascia la casa paterna spinta per conoscere il mondo e mettersi alla prova: una figura che appare di sorprendente modernità nella sua piena consapevolezza, nella implacabile lucidità e nella penetrante ironia con cui osserva il mondo che la circonda.

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