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Lélia, la grande donna non dietro ma al fianco del grande uomo Sebastião Salgado

Fu proprio lei a convincere il marito ad abbandonare il posto fisso in banca per dedicare la sua vita alla fotografia: una scelta che ha cambiato per sempre la loro vita

Sebastião Salgado è uno dei protagonisti della fotografia contemporanea, ma forse non tutti sanno che possiamo ammirare i suoi scatti anche grazie alla moglie Lélia Deluiz Wanick Salgado, la prima a credere in lui e a esortarlo a dedicarsi alla vita artistica. Intervistata da Io Donna, ha raccontato la sua vita con il marito e come tutto è iniziato, dopo il primo incontro da giovanissimi a San Paolo, in Brasile. Entrambi capirono subito che il “posto fisso” non sarebbe stato il loro obiettivo.

Per i miei studi di architettura avevo acquistato una macchina fotografica, mai immaginando che avrebbe scatenato in Salgado una tale passione per la fotografia da fargli lasciare il lavoro. Una scelta che ha cambiato la nostra vita. Ho continuato a fotografare anche io, ma come competere?

Nato ad Aimorés (Brasile), l’8 febbraio 1944, Sebastião Salgado aveva infatti pianificato una vista completamente diversa. Dopo gli studi in economia e una breve carriera nel suo campo, decise però che non era quella la sua strada. Trovandosi in Africa per conto dell’istituto finanziario per cui lavorava, iniziò a scattare e nel 1973 divenne ufficialmente un fotografo. Documentò la siccità in Africa, le condizioni dei lavoratori immigrati in Europa, la rivoluzione in Portogallo e le guerra coloniale in alcuni paesi africani, approdando alla celebre agenzia fotografica Magnum Photos. Negli Anni Novanta, insieme alla moglie, diede vita ad Amazonas Images, la sua agenzia. Da allora vive a Parigi con la famiglia, ma continua a girare il mondo per documentarne i cambiamenti fisici e sociali.

Per Lélia non è stato “difficile” attendere suo marito, quando era in viaggio per lavoro, anche se con i figli è stata una cosa diversa:

Non è mai stato un problema per me, sono molto indipendente. Ho potuto dedicarmi alle mie attività e ai miei amici. A volte è stato difficile allevare i figli da sola. Il mio primogenito Juliano, 42 anni, già padre di un ragazzo di 22, è ora un film director. Con Wim Wenders ha firmato il documentario The Salt of the Earth. Quando era ancora scuola, mi capitava di arrivare tardi a casa, con la cena ancora da fare, ma lo trovavo tranquillo in cucina, con suo fratello Rodrigo, il mio secondogenito affetto da sindrome Down. A lui ho dovuto dedicare molte più cure ed energie. Ha un grande talento per la pittura. […] Le donne hanno la capacità di fare più cose nello stesso tempo. Sono più pazienti e resistenti degli uomini. La prova è che ci sono più vedove che vedovi… Rinunce? Forse, ma semplicemente è la vita.

Intervistato tempo fa da Repubblica, il fotografo ha confermato le parole della moglie, raccontando anche l’entusiasmo di dedicarsi anima e corpo (senza soldi) a quella che era la sua vera passione.

Lasciai a Parigi quello che amavo di più al mondo: la mia bella moglie e il mio bambino. E iniziai a percorrere l’America Latina. Di quei viaggi ricordo un senso di solitudine immensa. Ma volevo scoprire un continente che non conoscevo. […] Quando sei nato in Brasile sei, sì, in una terra grande sedici volte la Francia con una meravigliosa unità linguistica, ma un muro ti isola dai paesi che ti circondano. Quel muro sono le Ande, e racchiudono storie di civiltà, di tradizioni, di culture, anche di guerre. Io sono andato com’ero: giovane e povero, con le macchine a tracolla. Non potevo permettermi di affittare una jeep che mi portasse in montagna: non c’erano strade per arrivare fino ai villaggi. La Panamericana era frammentata e passava solo sulle coste o in Centro America. Mi spostavo in autobus e senza sacco a pelo: non potevo permettermelo. Il primo che mi concessi fu alla fine di quei viaggi, nell’82, in Ecuador. Gli indiani mi ospitavano nei villaggi in certe stanzette gelide con coperte che non scaldavano. Mi mettevano alla prova. Dovevo dimostrare di essere come loro.

Dagli Anni Settanta le sue suggestive e magnetiche foto in bianco e nero continuano a essere lo specchio di una natura sempre più a rischio e di popoli oppressi. Immagini lontane anni luce dal benessere dell’Occidente. Ecco perché, insieme alla moglie, Sebastião Salgado porta avanti diversi progetti dedicati alla Terra, come quello di riforestazione dello stato brasiliano di Minas Gerais, dove hanno piantato due milioni e 300 mila alberi. La loro nuova missione? L’ha annunciata Lélia:

Riportare l’acqua al fiume Doce, una volta navigabile e ora quasi prosciugato dal momento che le sue sorgenti, oltre duemila, sono state deviate. Ci vorranno almeno 25 anni per convincere tutti a collaborare.

1. Sebastião Salgado, "Genesi"

Genesi è il progetto più famoso di Sebastião Salgado, diventato anche una mostra itinerante di grande successo, curata proprio dalla moglie Lélia. Gli scatti sono il risultato di una spedizione durata otto anni alla scoperta di montagne, deserti, oceani, animali e popolazioni che, si sono finora sottratti al contatto con la cosiddetta società civile – una terra e una vita incontaminate.

2. Sebastião Salgado, "Africa"

In Africa, Salgado ci mostra il continente sotto tutti gli aspetti, facendoci diventare testimoni dei disastrosi effetti prodotti da guerre, carestie, malattie e condizioni climatiche ostili. Il volume raccoglie le fotografie scattate da Salgado in Africa ed è suddiviso in tre parti: la prima si concentra sulla parte sud del continente (Mozambico, Malawi, Angola, Zimbabwe, Sud Africa e Namibia), la seconda è dedicata alle regioni dei laghi (Congo, Ruanda, Burundi, Uganda, Tanzania, Kenya), e la terza alle regioni sub-sahariane (Burkina Faso, Mali, Sudan, Somalia, Chad, Mauritania, Senegal, Etiopia). I testi sono del famoso scrittore mozambicano Mia Couto, che ci racconta gli effetti della colonizzazione e delle crisi economiche, sociali e ambientali sull’Africa odierna. Questo libro non offre soltanto un’ampia documentazione sull’Africa ma è un omaggio alla storia, ai popoli e ai fenomeni naturali del continente.

3. Sebastião Salgado, "Altre Americhe"

Altre Americhe è il primo libro di Sebastião Salgado. Pubblicato per la prima volta nel 1986, il volume raccoglie una serie di fotografie frutto dei numerosi viaggi compiuti da Salgado in America Latina, tra il 1977 e il 1984: un corpus di immagini racconta con grande forza evocativa la persistenza delle culture contadine e indiane in quelle terre. L’intensità delle fotografie in bianco e nero, la loro potenza plastica, l’impaginazione pensata da Lelia Wanick Salgado con la maggior parte delle immagini in doppia pagina, decretarono il successo del progetto.

4. Sebastião Salgado, "La mano dell'uomo"

Con La mano dell’uomo Salgado compone un poema epico dal respiro universale, che trascende le semplici immagini per diventare affermazione dello spirito immortale degli uomini e delle donne che lavorano. In questo volume, le 350 fotografie pubblicate compongono una archeologia visiva di quella attività definita, da prima della rivoluzione industriale fino ai nostri giorni, “lavoro pesante”.

5. Sebastião Salgado, "Dalla mia Terra alla Terra"

Così Salgado spiega il suo lavoro in Dalla mia Terra alla Terra:

Adoro la fotografia, adoro fotografare, tenere in mano la fotocamera, giocare con le inquadrature e con la luce. Adoro vivere con la gente, osservare le comunità e ora anche gli animali, gli alberi, le pietre. E un’esigenza che proviene dal profondo di me stesso. È il desiderio di fotografare che mi spinge di continuo a ripartire. Ad andare a vedere altrove. A realizzare sempre e comunque nuove immagini.

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