Ella Maillart e ciò che rende la vita degna di essere vissuta | Roba da Donne

Giugno 1939: due giovani donne lasciano l’Europa che si prepara alla guerra e dalla Svizzera partono verso Oriente a bordo di una Ford.

Ella Maillart è una sportiva, viaggiatrice e scrittrice, dalla personalità forte e indipendente. Accanto a lei c’è Annemarie Schwarzenbach, un’anima fragile e tormentata, in fuga da un matrimonio di facciata e con una grave dipendenza dalla morfina. Lo scopo del viaggio è anche quello di sottrarla alla sua anima autodistruttiva.

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Nata a Ginevra nel 1903, Ella Maillart ha già alle spalle una lunga “carriera” da viaggiatrice. Suo padre è un ricco commerciante di pellicce svizzero, mentre la madre è una danese appassionata di sport, che fin da piccola le insegna a sciare, una cosa non comune all’epoca. Ed è proprio per superare la sua fragilità fisica che si dedica allo sport, arrivando persino a competere come velista in alcune competizioni internazionali.

Dal 1930 al 1934 veste i colori della Svizzera ai quattro primi campionati di sci, ma la sua passione per il cinema russo la porta a partire per Mosca come reporter. Da lì inizia a esplorare tutta l’Asia e a raccontare le sue avventure come giornalista. Quando incontra Annemarie Schwarzenbach è già nota in patria e in Europa, ma la sua sete di conoscenza non è ancora placata.

Conosco già l’odore dei cammelli, il loro alito fetido di ruminanti, conosco la fermata alla sorgente d’acqua, la raccolta dello sterco per il fuoco e la gioia di un tè bollente; non ignoro la ricerca del bestiame che si è disperso pascolando, né il silenzio delle notti, quando gli occhi bruciano per il vento. Amo questa vita primitiva dove ritrovo la fame, che trasforma in solida gioia ogni boccone, la sana stanchezza, che dà al sonno una voluttà incomparabile, e il desiderio di andare avanti, che ogni passo realizza.

Partite cariche di mappe e speranze, Ella e Annemarie attraversano Italia, Jugoslavia, Bulgaria, Turchia, l’Iran e Afghanistan. Visitano città sante, montagne e deserti grandiosi, tra popoli da scoprire e una storia millenaria. Nasce così il libro La via crudele, resoconto di viaggio scritto proprio da Ella Maillart in prima persona. L’amica e compagna di viaggio, Annemarie, appare invece con lo pseudonimo di Christina. Anche lei scrive un libro e lo intitola Tutte le strade sono aperte.

A Istanbul un ingegnere, giovane e sveglio, ci avverte: “Due donne che viaggiano sole senza parlare nemmeno una parola di turco e vogliono andare in Iran da Trebisonda passando per l’interno dell’Anatolia? Magari non avrete problemi, ma forse ne avrete quanto basta per farvi passare la voglia di viaggiare per tutto il resto della vita…

Dopo dodici settimane, le due amiche arrivano a Kabul, proprio negli stessi giorni in cui l’esercito nazista invade la Polonia, trascinando l’Europa nella guerra. Poco più di un mese dopo, il 21 ottobre, si separano: hanno raggiunto la meta, ma le loro speranze sono infrante. Annemarie, sconfitta nella sua lotta contro la droga, vuole tornare in Europa, mentre Ella prosegue il viaggio verso l’India, dove rimane per tutta la durata del conflitto. Lontana da casa, scrive una lettera all’ormai ex compagna di avventure.

Queste pagine mi aiutino a ricordare che soltanto esigendo tutto è possibile sperare di raggiungere la meta, altrimenti per noi la vita non vale la pena di essere vissuta.

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Non si rivedranno mai più: in seguito a una banale caduta in bicicletta, Annemarie Schwarzenbach muore nel 1942, poco più che trentenne. Ella Maillart, invece, continua a esplorare il mondo e a scrivere. Tornata in Svizzera nel 1946, sembra trovare per un po’ la pace nel suo chalet in montagna, ma presto il desiderio di visitare luoghi e incontrare persone torna a farsi sentire. Morirà molti anni dopo, nel 1997, dopo aver contribuito per anni a far scoprire l’Asia a migliaia di viaggiatori.

Le nostre domande più profonde esistono perché esiste in noi un’anima silenziosa, e troveranno risposta solo se riusciremo a dare voce a quell’anima. In molti essa resta muta perché non viene mai interpellata. È un mutismo da cui si può guarire e il potere di guarirlo risiede nel cuore, non nella mente.

1. Ella Maillart, "La via crudele"

Incendiato dalla luce del sole che tramonta, la cittadella (Bayarid) sembra un muro fiammeggiante innalzato a sfidare la notte dei tempi. In controluce gli scuri profili dei minareti sovrastano la città grigia e lontana si stende la pianura immersa in una livida luce giallastra. Ma all’improvviso tra un lato e l’altro della valle si disegna un arcobaleno.

2. Ella Maillart, "La vagabonda dei mari"

Pubblicato nel 1942 durante un soggiorno in India, La vagabonda dei mari è l’ultimo libro scritto da Ella Maillart prima della Seconda guerra mondiale: nelle sue pagine l’ormai famosa e ammirata scrittrice-viaggiatrice ricorda il primo risvegliarsi del desiderio di vagabondaggio. In questo libro Ella Maillart ci appare in una nuova, inaspettata veste: navigatrice appassionata e esperta, prima donna a partecipare alle gare olimpiche di yachting, nel 1924, in rappresentanza della Svizzera. Eccola dunque trasferirsi a Londra per lavorare come insegnante in un istituto femminile, ma dopo pochi mesi sentire l’irrefrenabile bisogno di viaggiare, tanto da farsi assumere prima come cuoca, poi addirittura come secondo su una chiatta del Tamigi trasformata in yacht, il Volunteer. Prime esperienze di lavoro sul mare, poi di nuovo il bisogno di libertà, che la porta a raggiungere l’amica Miette e a imbarcarsi su un agile cutter, l’Atalante. Ancora viaggi, ancora avventura: la pesca al tonno nel Golfo di Guascogna – dove per poco non ci lascia la pelle e l’amatissima barca – poi, a bordo dell’Insoumise, nel 1927, la navigazione verso i Paesi Bassi, e poi di nuovo sul Volunteer. Decisivo l’incontro con il grande navigatore Alain Gerbault, e il sogno di ripetere la sua più famosa impresa: la traversata dell’Atlantico in solitaria.

3. Ella Maillart, "Il paese degli sherpa"

In Il paese degli sherpa, Ella Maillart parla del suo viaggio nel mondo affascinante degli sherpa e del popolo del Nepal, negli anni in cui l’Himalaya era ancora da scoprire e senza il turismo commerciale. Fotografie dell’epoca, un libro di grande valore storico per chi intende viaggiare in quelle zone allora inesplorate e selvagge, oggi tanto famose.

4. Ella Maillart, "Oasi proibite"

Oasi proibite è un resoconto del viaggio compiuto da Ella Maillart nell’immenso territorio cinese.

D’improvviso, ecco la sera della partenza. Nel pomeriggio ho detto addio ai palazzi imperiali, meraviglia della Città Proibita; addio e non arrivederci, poiché un ritorno a Pechino potrebbe significare soltanto uno scacco a cui non voglio pensare. Sto per abbandonare la civiltà e tutto ciò che essa comporta quanto a tesori d’arte, raffinatezze, comfort: letti, vasche da bagno, giornali pieni di notizie dal mondo intero, poltrone, posta, frutta, medici, biancheria pulita e calze di seta. Parto verso il Medioevo…

5. Ella Maillart, "Viaggo nel Turkestan"

In Vagabonda nel Turkestan, Ella Maillart racconta del suo avventuroso vagabondaggio intrapreso nel 1932, in assoluta solitudine, lungo le montagne e i deserti dell’Asia centrale. Il suo itinerario si snoda non solo lungo città d’incomparabile fama e bellezza, ma anche attraverso piccoli villaggi sperduti, dove più stridente è il contrasto tra la sopravvivenza di costumi arcaici e la modernizzazione imposta dal governo centrale dell’Urss. Il suo viaggio si trasforma in un reportage sui problemi e gli effetti della sovietizzazione.

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