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Uomini che scop**o donne invisibili: Laurie Penny e le "teorie di una stronza"

È una delle penne più dissacranti della saggistica e del giornalismo femminista 2.0. Laurie Penny non le manda certo a dire e, fra la rivisitazione necessaria della cultura del consenso e le sue "teorie della stronza", auspica un nuovo empowerment femminile.

Uomini che scop**o donne invisibili: Laurie Penny e le “teorie di una stronza”

Uomini che scop**o donne invisibili: Laurie Penny e le "teorie di una stronza"
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Ha molte cose da dire, e non si vergogna a dirle.

Laurie Penny è una delle voci più dissacranti, schiette e dirette del giornalismo inglese, firma di punta del New Statesman e collaboratrice del Guardian. Tanto che il Daily Telegraph l’ha definita “la voce femminile più controversa del panorama della sinistra radicale”.

Politicamente impegnata, Laurie rientra appieno in quella definizione di femminismo 2.0, quello, per intenderci, che ha una visione totalizzante, globale, dell’impegno da portare avanti rispetto al ruolo femminile, e che non va vissuto come “moda” ma come vera e propria ragione di vita, anche attraverso l’uso dei nuovi mezzi mediatici e degli strumenti forniti, perché no, anche dal mondo social.

Il femminismo è un movimento politico, non uno stile di vita che va di moda.

Ha detto in un’intervista per Il Libraio in cui ha presentato anche il suo lavoro più recente, Bitch Doctrine, una sorta di corollario delle teorie portate avanti dalla Penny in tutte le sue pubblicazioni precedenti, sei saggi purtroppo ancora mai tradotti in Italia.

Cosa fa parte di questa “dottrina della stronza”? Anzitutto il desiderio, chiaro e forte, di staccarsi completamente e definitivamente da quell’immaginario collettivo che vorrebbe le donne sempre preoccupate di piacere e compiacere la controparte maschile, e di conseguenza dalla considerazione dell’insulto a livello fisico come il più degradante che si possa ricevere (e l’apprezzamento, anche sgarbato, quindi, come la più alta manifestazione di gradimento). Un’esperienza che ogni donna dovrebbe provare, afferma Laurie, è

Vivere per qualche giorno senza preoccuparsi di quello che dicono gli uomini e scoprire quanto è liberatorio!

Intrinsecamente connesso alla visione di una donna costantemente sottoposta al giudizio maschile, e quindi soppesata più per le qualità fisiche che per le doti umane si accompagna, di pari passo, il concetto del consenso sessuale, troppo spesso vissuto secondo una logica disparitaria e con un dislivello culturale e sociologico degradante.

Come da lei stesso citato in un suo articolo per Longreads, intitolato The Horizon of Desire

Un uomo scopa una donna. Un uomo: soggetto. Una donna: oggetto.

Questa frase, spiega Laurie, racchiude nella sua essenza quasi brutale tutto l’intero concetto del rapporto basato su quello che si presume essere “il consenso sessuale”, in un’accezione che è tuttavia errata, claudicante, incompleta; quello per cui, per parafrasare le sue parole, se una donna “non è in uno stato incosciente, non ti sta dicendo di no o non cerca di cacciarti via, probabilmente è tutto a posto”.

Il consenso, afferma Laurie, presuppone invece uno scambio equo, reciproco, fra due entità assolutamente paritarie, “è un’interazione tra due creature umane”. Solo che oggi, in virtù di un imperante patriarcato che ha involontariamente prodotto una passiva accettazione anche nelle donne stesse, queste ultime vivono una sorta di alienazione dai propri corpi, giudicando sconveniente la propria sessualità – perché questo è quello che la società ci ha imposto – e soffocando così tanto il diritto al desiderio da non essere più in grado di cogliere la sottile differenza tra il volere e l’essere volute.

Che dovrebbe, invece, essere il punto cardinale del consenso, troppo spesso banalizzato dalla concezione per cui, per dirla con Laurie

 Gli uomini vogliono sesso e le donne sono sesso. Gli uomini prendono, e le donne hanno bisogno di essere persuase a dare. Gli uomini scopano le donne; le donne permettono loro di essere scopate. Le donne sono responsabili per aver costruito questi limiti, e se gli uomini li oltrepassano, non è colpa loro: in fondo sono ragazzi!

Concezione che ha come terribile conseguenza la normalizzazione dello stupro, ma anche della molestia. La stessa che per anni ha permesso di perpetrare la banalizzazione di atti viscidi nei confronti delle donne, come palpeggiamenti, avances sgradite, o di costruire scenari in cui il corpo della donna è considerato alla stregua di merce di scambio.

[…] il messaggio che ci bombardano dal marketing, dalla cultura pop e dalla pornografia mainstream insiste sul fatto che l’unico desiderio accettabile va in una unica direzione: dall’uomo verso la donna. Si tratta di un’omogenea e disumanizzante visione del sesso eterosessuale, una semplice storia dove solo gli uomini agiscono e dove le donne sono dei punti passivi in uno spettro di ‘scopabilità’. Questa è licenza sessuale, non liberazione.

È tuttora difficile pensare alle donne come esseri con lo stesso diritto a praticare e a godere del sesso come gli uomini, così come è complicato immaginare una femminilità in grado di eludere i complessi legati all’aspetto fisico e al lato estetico di sé.

Sono arrabbiata con questa cultura che ha così paura della carne femminile, della fame femminile, delle donne che vogliono qualsiasi cosa e non solo quello per cui gli dicono di essere grate, che insegna ancora alle ragazzine a farsi più piccole, a tagliarsi a fette, a restringere i loro corpi e umiliare le loro ambizioni finché il loro spazio nel mondo si riduce.

Scrive la Penny in un articolo per Internazionale, in cui affronta il tema dei disturbi alimentari come bisogno delle donne, soprattutto giovani, di rispondere alle aspettative di una società che le premia solo se attraenti e magre. Solo se “trasparenti”, in sostanza, sia fisicamente che emotivamente e ideologicamente.

Trasparente, Laurie Penny, non lo è di certo; anzi è arrabbiata, e ha tutta l’aria di una che non intende demordere fino a quando non avrà raggiunto l’obiettivo. Che è quello di insegnare alle donne ma soprattutto agli uomini la cultura non solo del consenso – vero – ma prima ancora del rispetto. Quello per l’essere umano, a prescindere dal sesso.

Ci riuscirà? Non lo sappiamo. Ma andrà avanti, di questo siamo assolutamente certe.

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