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"La maggior parte degli stupri non sono violenti": parliamo di Germaine Greer

Che cosa spinge a considerare ancora oggi Germaine Greer una femminista? Date le sue posizioni sullo stupro ("Non è un crimine violento"), forse sarebbe ora di ripensare alla sua figura allontanandosi dall'icona anni '70 di L'Eunuco Femmina.

Era una femminista degli anni ’70. Diciamo “era”, perché non sappiamo se oggi possiamo più definirla tale.

Germaine Greer è stata un pilastro del neo-femminismo, e continua a esserlo considerata ancora oggi, nonostante siano passati 49 anni dall’uscita de L’Eunuco Femmina, un vero e proprio caposaldo della rivoluzione sessuale in cui denunciava la “castrazione” delle donne, costrette a rispondere a un modello maschile di femminilità e a rinunciare spesso al proprio piacere sessuale. Un inno all’emancipazione e all’autonomia, anche sessuale, che era piaciuto a tutte, eppure oggi ci sembra difficile considerare ancora la Greer come quella donna icona delle altre donne, date le posizioni espresse nel suo ultimo lavoro, On rape, uscito nel settembre 2018,  in cui afferma, fra le altre cose, che gli stupratori “non commettono un crimine violento”.
L’apologia della violenza sessuale portata avanti dalla scrittrice australiana si arricchisce con concetti come “lo stupro non è necessariamente un crimine violento, ma un crimine pigro, incurante, insensibile”.

Aveva giurato di voler capovolgere la prospettiva sulle violenze sessuali all’Hay Festival, appuntamento letterario gallese, e di certo c’è riuscita. Ma in una maniera che non può non spingersi a chiedersi quanto femminismo sia rimasto in lei. Naomi Wolf ha risposto alle sue teorie sullo stupro raccontando la sua, di esperienza.

Ma crediamo poco che questo possa essere stato sufficiente per farle rivedere i concetti su cui poggia un intero saggio. Diciamo che oggi la lettura della Greer rispetto alla guerra dei sessi si è dirottata verso l’estremismo opposto, portata avanti dal pensiero che “Le donne amano gli uomini più di quanto gli uomini amino le donne”. Pensiero molto diverso dallo slogan anni ’70 di cui si faceva promotrice, “Gli uomini sono i nemici e tra i sessi è in corso una guerra”.

La maggior parte degli stupri sono esperienze di sciatteria e insensibilità – ha detto allo Hay Festival – Ogni volta che un uomo si gira verso la moglie esausta e insiste per godere del suo diritto coniugale, la sta violentando, ma non finirà mai in un tribunale.

Evidentemente, Greer era ancora lontana dal sapere, o lo ignora tuttora, che lo stupro coniugale è invece da considerarsi reato. Il consiglio della scrittrice è a dir poco inquietante:

Invece di pensare allo stupro come a un crimine spettacolarmente violento – e lo è solo in alcuni casi – pensatelo come sesso pessimo e non consensuale, sesso in cui non c’è comunicazione, nessuna tenerezza, nessuna forma d’amore.

Greer si è fatta peraltro portavoce dell’iniziativa per ridurre le pene degli stupratori, commutando la galera in duecento ore di servizio civile, a cui aggiungere un piccolo tatuaggio, la “R” di raper [stupratore in inglese, ndr.] sulla guancia. Tutto questo come pegno per essere credute, dato che nei tribunali il problema, afferma, è proprio riuscire a bilanciare la verità, capendo chi, fra accusatrice e accusato, abbia davvero ragione.

Insomma, meno galera in cambio della piena fiducia verso le donne.

Ciò che sorprende è che lei stessa abbia ammesso di essere stata vittima di uno stupro, qualche giorno prima del suo 19° compleanno, ma il suo ragionamento appare coerente alla luce di quanto dichiarato: “Non ero abbastanza arrabbiata con il mio aggressore per denunciarlo. Avrei perso tempo in una stazione di polizia. Forse non mi avrebbero creduta e avrei passato la mia vita con l’etichetta della stuprata. Un uomo non può uccidervi con il suo pene“.

Meglio tenere per sé il ricordo della violenza, allora, piuttosto che essere stigmatizzata come “quella che è stata stuprata”, consolandoci col pensiero che, in fondo, è stato simile al sesso coniugale annoiato e disinteressato?

Sinceramente, fatichiamo a metterci in quest’ottica.

Eppure, Germaine Greer è tutt’altro che nuova alle polemiche sui temi legati alla sessualità, dato che nel 2015 ha sollevato un polverone per aver dipinto le transessuali come “orribili parodie” delle donne, mentre a proposito del #MeToo ha usato definizioni come “lagnoso“, e “stuprate in carriera” per alcune sue protagoniste.

A questo punto, ci viene spontaneo domandarci se non sia il caso di abbandonare l’associazione Germaine Greer=femminista. Perché, in fondo, non si può vivere di ricordi, a un certo punto bisogna fare i conti con la realtà. E quella, oggi, dice che Germaine Greer non giudica lo stupro diverso da un rapporto sessuale tra partner svogliati e indolenti. Decisamente un netto cambio di rotta.

1. L'Eunuco Femmina

Il suo libro manifesto, uscito nel 1970, che rimane ancora oggi un lavoro fondamentale della letteratura femminista perché fornisce una grande varietà di fonti letterarie e storiche che documentano quanto le donne siano state “castrate” come individui, avvalorando la tesi di fondo di una liberazione sessuale e individuale delle donne necessaria.
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2. La seconda metà della vita

Un libro del 1992 in cui Germaine Greer affronta il tema della menopausa e della maturità femminile.
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3. The Boy

Un lavoro rivoluzionario che ha cambiato il modo in cui guardiamo i ragazzi nell’arte, nella letteratura e nella vita. In una serie di temi attentamente costruiti e illustrati in modo abbagliante, che vanno dal ragazzo come oggetto d’amore passivo ai ragazzi soldato, dal ragazzo sotto lo sguardo femminile a “che cos’è un ragazzo?”, Germaine Greer ci invita ad apprezzare ragazzi in tutta la loro sensualità, civetteria e vulnerabilità.
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4. On Rape

L’ultimo libro, in cui parla dello stupro come di “esperienze di sciatteria e insensibilità” e di “crimini non violenti e non troppo gravi”.

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