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"Yoko Ono. Dichiarazione d'amore per una donna circondata d'odio"

"Se dovete odiare Yoko Ono odiatela, ma per i motivi giusti, non per sentito dire. Perché questo è veramente ingiusto. Non nei confronti di Yoko Ono, ma di qualsiasi donna".

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Questo contenuto fa parte della rubrica “Le interviste di RDD”

Chi è Yoko Ono?

“La donna di John Lennon”?
“La giapponese che ha fatto sciogliere i Beatles”?
“Dragon lady”?

La verità è che, come dice Matteo B. Bianchi, autore di “Yoko Ono. Dichiarazione d’amore per una donna circondata d’odio” (2018, Add Editore):

tutti conoscono Yoko Ono di nome, ma pochi sanno che cosa ha fatto.

E allora chi è Yoko Ono, davvero? Non per definizione rispetto a un uomo – fosse anche il volto mito dei Beatles, morto ammazzato proprio davanti agli occhi di lei -, ma chi è l’artista, la regista, l’attivista, la donna Yoko Ono?

In questo libro (e in questa intervista) Matteo B. Bianchi, editor, autore televisivo e di podcast davvero ben riusciti, come Esordienti (dedicato agli aspiranti scrittori) e Copertina (consigli letterari), ci mette davanti ai nostri errori di giudizio più frequenti nei confronti di questa donna.

Scrittore, tra gli altri, di Generations of love e, con Giorgio Vasta, di Dizionario affettivo della lingua italiana, in questo suo libriccino su Yoko Ono, piccolo nelle dimensioni (quelle della collana “Incendi” di Add Editore), Matteo condensa aneddoti, analisi, ricostruzioni storiche, artistiche e soprattutto umane di una donna immensa, vissuta per un periodo della sua vita accanto a un’icona; icona a sua volta.

Dovrebbe già dirci molto il fatto che Yoko Ono non è stata schiacciata dalla figura ingombrante di Lennon, né prima né dopo la sua morte: ha mantenuto individualità, consapevolezza di sé. La morte del suo uomo l’ha segnata indelebilmente, ma non l’ha spezzata: lei è stato persino capace di sublimarla in arte.

Yoko Ono, cioè, non si è limitata a essere “la grande donna dietro a un grande uomo”, secondo quel modo di dire in uso nel nostro linguaggio che passa sotto le mentite spoglie di un complimento per donne forti e ci rimette in realtà al nostro posto di subordinate a qualche maschio.

E invece è forse questo quello che il mondo non le ha perdonato: non essere la modella alta, bella e bionda che segue un po’ geisha la sua rockstar in giro per il mondo; non essere una donna in silenzio; non essere in stato di venerazione subalterna a un mito. E, non ultimo, non essere, post mortem di lui, vedova inconsolabile, annientata in spirito, creatività e sensualità.

La verità è che Yoko Ono è la sintesi condensata della libertà femminile, della donna che vive e gode la sua mente e il suo corpo, nonché la manifestazione della quintessenza della parità dei sessi.
Forse questo fa paura, agli uomini tanto quanto alle donne, di Yoko Ono.

Forse è in nome di questo suo affronto a un ordine costituito delle cose e alla gerarchia maschio-femmina – scardinata da lei negli anni Sessanta con un gesti che sono rivoluzionari oggi, figuriamoci allora – è più facile chiamarla “puttana”, “stronza”, “pazza”  e chiamarla ancora, e ancora, “la donna di John Lennon”: provare, insomma, a rimetterla al “suo posto”.

Ma lei non ci starà!

Perciò, come dice Matteo B. Bianchi:

Se dovete odiare Yoko Ono odiatela, ma per i motivi giusti, non per sentito dire. Perché questo è veramente ingiusto. Non nei confronti di Yoko Ono, ma di qualsiasi donna.