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Rossana Rossanda: "Le deformità del mio corpo che invecchia"

Pasionaria della politica e giornalista, Rossana Rossanda, la donna che chiese a Gabriel Garcia Marquez se "poteva aspettare 5 minuti", oggi si interroga sul suo corpo che cambia col tempo. Senza rinunciare a pragmatismo e razionalità, ovviamente.

La “donna che ha fatto aspettare Gabriel Garcia Marquez” oggi si racconta in un libro che raccoglie articoli e scritti vari di una carriera cinquantennale.

Non è lei a definirsi così, ma un aneddoto raccontato su La Stampa in occasione della morte del grande scrittore premio Nobel nel 1982, avvenuta nel 2014.

García Márquez disse piano: “Sono qui per vedere la Rossana Rossanda” […] Il ragazzo schizzò nella stanza della Rossanda, trafelato ed emozionato, “Rossana, Rossana c’è Márquez!”, e la fondatrice del quotidiano [Il Manifesto, ndr.], celebre per la concentrazione sugli articoli, rispose pacata: “Digli se per favore mi aspetta cinque minuti”. L’autore più celebre al mondo, amico personale di Fidel Castro, per anni bandito dagli Stati Uniti per le critiche alla politica della Casa Bianca nel suo Paese natale, la Colombia, sospettato dal regime di traffico di armi ai guerriglieri e costretto a vivere in esilio volontario in Messico, doveva aspettare 5 minuti! 

Rossana Rossanda, classe 1924, è in effetti quella che, in un tempo dove sessismo e discriminazioni erano argomenti lontani anni luce, sarebbe stata definita “donna con gli attributi”. Più, semplicemente, una donna impegnata a 360°, con la mente rapida e pronta di chi ha mille cose in mente e, nonostante ciò, riesce a fare tutto perfettamente. Ex partigiana  che aveva partecipato alla Resistenza, divenne un volto noto del PCI, tanto da essere nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del partito, proprio grazie all’immensa cultura guadagnata negli studi classici (terminati con un anno di anticipo, tanto per aggiungere altri dettagli a riprova della genialità del soggetto), e da essere eletta, nel 1963, alla Camera dei deputati. Ma ovviamente la carriera di Rossana non si ferma alla politica, fu tra i fondatori de Il Manifesto, nel 1969, con Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri, giornale che ha abbandonato in via definitiva nel 2012, dopo esserne stata la direttrice.

Oggi, a 94 anni, la Rossanda, con il solito occhio critico e autoironico da donna intelligente qual è sempre stata, ha deciso di  ripercorrere, proprio attraverso i suoi testi, le diverse fasi della sua vita, avvalendosi anche del supporto della giornalista e scrittrice Lea Melandri.

Lei che si descrive come “una ragazza di novantatré anni che ha avuto una vita intensa, sempre in collera con il corso del mondo e le sue inique storture” accetta di parlare di sé, del suo corpo che invecchia ma anche e soprattutto della sua mente che rimane brillante e curiosa, com’è tipico di una persona che ha studiato da sempre, che è assetata di cultura e di conoscenza.

Proprio il corpo diventa il pretesto per affrontare una riflessione più profonda sul tema del tempo, sul momento inevitabile del declino, quantomeno fisico.

Da tutte le parti questo corpo che mi abita e che abito sfugge e mi torna, come se fosse l’anguilla della mia coscienza, un’anguilla attaccata a me. (…) Mi dicono che il corpo se ne sta andando. Lui se ne va. Non io.

Scrive in Questo corpo che mi abita, uscito nel gennaio 2018 per Bollati Boringhieri. Del resto, il tema del decadimento fisico lo aveva affrontato in un’intervista al Venerdì di Repubblica, dove le era stato chiesto come percepisse il suo corpo, rivelando anche inaspettati timori ma anche la non ossessione per la vita.

Come vuole che lo viva? Metà del mio corpo non risponde. E allora ne scopri le miserie. Provo a non essere insopportabile con chi mi sta vicino e penso che in ogni caso fino a 88 anni sono stata bene. Il bilancio, da questo punto di vista, è positivo. Mi dispiacerebbe morire per i libri che non avrò letto e i luoghi che non avrò visitato. Ma le confesso che non ho più nessun attaccamento alla vita.

Del resto, da atea convinta – “Non ho più un’idea di Dio dall’età di 15 anni“, dice – affronta la morte con uno spirito diverso, razionale, persino quando si tratta di “aiutare” qualcun altro a sceglierla per sé. Come nel caso di Lucio Magri, suo vecchio amico, che lei accompagnò in Svizzera a morire, nel 2011.

Lucio non era affatto un depresso. Era spaventosamente infelice. Aveva di fronte a sé un fallimento politico e pensava di aver sbagliato tutto. O meglio: di aver ragione, ma anche di aver perso. Dopo aver litigato tante volte con lui, lo accompagnai a morire in Svizzera. Non mi pento di quel gesto. E credo anzi che sia stata una delle scelte più difficili, ma anche profondamente umane.

Oggi Rossana vive a Parigi, e se le viene chiesto se abbia rimpianti, o se avesse voluto fare altro rispetto a quanto ha fatto, risponde:

Ho una certa invidia per le mie amiche, come Margarethe von Trotta, che hanno fatto cinema. In fondo i buoni film come i buoni libri restano. Il mio lavoro, ammesso che sia stato buono, è sparito. In ogni caso, quando si fa una cosa non se ne fa un’altra.

Pragmatica come sempre.