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Intervista a Daniela Farnese: “Non solo nelle favole (o grazie a Chanel) si può essere felici”

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l'autrice di Via Chanel n. 5 e I love Chanel, che ha pubblicato un nuovo romanzo, Donnissima, che siamo sicure vi stupirà!
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Daniela Farnese non crede alle favole. O forse in realtà un po’ sì. Capita a tutte, per un momento, di pensare che possa accadere davvero. C’è chi ci crede solo per gli anni dell’infanzia, chi passati i 30 sogna l’abito bianco e il principe a cavallo, chi dalle favole con principesse bellissime rinchiuse nei castelli è passata alle principesse imbranate delle porta accanto stile Bridget Jones che, chissà come, alla fine si sposano uomini fighissimi o redimono scapoli impenitenti e… chiaro, “vissero per sempre felici e contenti”.

E poi c’è chi, come Daniela, alle favole non ci crede. Almeno non a tempo pieno. E per fortuna. Fortuna? Sì, perché, al di là di farne una questione di disillusione o cinismo, non credere nelle favole significa credere che essere felici sia possibile, anche nel mondo reale. Senza bisogno di calzemaglie azzurre, lignaggi da principessa, Hugh Grant, cavalli bianchi, Colin Firth e simil dottori Stranamore o Mister Big. Come nel suo ultimo libro, Donnissima, sottotitolo molto eloquente Non solo nelle favole si può essere felici. Ma facciamo un passo indietro.

Chi è Daniela Farnese? Le presentazioni in realtà servono a poco. Chi non l’ha conosciuta in tempi non sospetti sul web come Dottoressa Dania del blog Malafemmena, aperto nel 2003, ha letto i suoi libri o, se non l’ha fatto, di sicuro ne conosce comunque bene le copertine, visto che sono diventati praticamente tutti dei veri e propri bestseller.

Comunque, per rinfrescarvi la memoria… Eccole qui!

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Suo il personaggio di Rebecca Bruni, prototipo della trentenne single ma non troppo e non per scelta: una sorta di Carrie Bradshoaw romantica, sognatrice e follemente innamorata delle scarpe e di Chanel. Protagonista del bestseller Via Chanel n. 5, Rebecca è diventata un personaggio molto amato dalle lettrici di quella che è poi diventata la Chanel Trilogy di Daniela Farnese, con i libri I love Chanel e Natale da Chanel.

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Un fenomeno editoriale preceduto dal libro 101 modi per far soffrire gli uomini e sancito con gli altri frizzanti titoli A noi donne piace rosso, Un’estate con le amiche e il cofirmato #Update your legs.

Anzi, se servisse un regalo di Natale per la nostra amica single, qui trovate tutti i libri di Daniela Farnese. Compreso l’ultimo, Donnissima, edito da Rizzoli e non da Newton Compton come i precedenti.
Ma le novità non riguardano solo l’editore e, c’è da scommettersi, alcune delle più incallite sostenitrici di Rebecca non apprezzeranno la svolta, ma molte si innamoreranno, a più di una è già successo, del nuovo personaggio di Daniela Farnese, Enza Caruso. 

Ma perché presentarvi noi questo nuovo romanzo se può farlo direttamente Daniela che, disponibilissima, si è prestata a una piacevole chiacchierata con noi e ci ha raccontato le varie novità. Riguardanti il libro e… non. Come ben si deduce da questa bellissima foto postata sulla sua pagina Instagram. E sia chiaro: se tanto è cambiato, Daniela resta la divertente cinica di sempre. Quello che ai più sfugge è che anche i cinici credono (a loro modo) alle favole, solo però a quelle che ai guanti di seta preferiscono i guanti di plastica e si possono realizzare davvero, senza essere per forza fighe, ricche, principesse o molto raccomandate.

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Daniela, ci presenti Donnissima raccontandoci a grandi linee la trama e qualcosa in più sul tuo nuovo personaggio?

Enza Caruso è una ragazza di Napoli che vive a Milano per inseguire il suo sogno e, giusto per inquadrare il personaggio, si presenta così

Mi chiamo Enza Caruso, ho trentaquattro anni e dell’amore non ho mai capito niente

È a un bivio nella sua vita, con un matrimonio agli sgoccioli, una madre che friggerebbe qualsiasi cosa, anche l’anima, e le amiche terrorizzate dal fatto che lei resti zitella che cercano di sistemarla in ogni modo. In tutto questo lei sceglie di vivere questo momento di transizione dedicandosi finalmente al lavoro che ha sempre sognato, sin da quando era bambina, viveva ancora a Napoli e i genitori volevano che lei si laureasse: fare le pulizie in un elegante condominio liberty di Milano.

Per lei fare le pulizie è una vocazione: l’unico modo che conosce per “fare pulizia” anche dentro di sé e nel mondo, ristabilire l’armonia e prendersi cura degli altri. Così lavora instancabilmente nel “Palazzo” di via Sabina 42, dove diventa il punto di riferimento dei numerosi inquilini nel momento in cui si verifica il “caso dei carlini”. Cioè quando nel palazzo cominciano a sparire tutti i cani carlini.
Sarà Enza a indagare con un occhio di riguardo al racket delle colf sudamericane che, da un po’ di tempo a questa parte, stanno conquistando il quartiere. 

Come lo definiresti in termini di genere?

Non è una storia d’amore, ma un po’ sì, perché parla del matrimonio di Enza e di come le amiche cercano poi di accasarla. Non è una spy story, ma un po’ sì, visto il giallo della scomparsa dei carlini su cui lei indaga. Si ride tanto e, al tempo stesso, ci si commuove pure un po’. 

Pensando alla madre di Enza a noi verrebbe da dire, un bel fritto misto, che promette tante sorprese.

Ma come ti è venuto in mente di creare un personaggio il cui più grande sogno è di fare le pulizie e che non è certamente la Carrie Bradshaw fashion-addicted né la Rebecca della Chanel Trilogy?

Siamo una generazione figlia di Sex & the City ma praticamente nessuna di noi, soprattutto a 30 anni, ha una vita così, né centinaia di scarpe nell’armadio, un lavoro sempre appagante e avventure eccitanti.
Neppure Enza ce l’ha e neppure la vuole una vita così. Preferisce rimboccarsi le maniche e darsi da fare per costruire la sua felicità, invece che idealizzarla.

Perché “Donnissima”?

Donnissima perché è una donna in carne, un “femminone”, come ama definirsi lei, napoletana verace. È una super donna, quindi donnissima.
E poi donnissima perché lei ha una grande personalità: non si fa attrarre da lustrini, favolette e mentre la madre le dice “oddio sei chiatta devi dimagrire” e le amiche temono che la cosa peggiore che possa capitarle sia restare single, lei è alla ricerca del suo equilibrio e di una nuova vita, ma non a partire da un uomo, da sé stessa.

Un anti-eroina, insomma, rispetto alla tua Rebecca Bruni, ma anche rispetto a tutti gli stereotipi, comprese le Bridget Jones imbranate che si riprendono però sistematicamente la loro rivincita un po’ stereotipata.

Sì, Enza non è Carrie, ma neppure Bridget. Tanto per iniziare è una donna molto consapevole dei suoi limiti, fisici e non, e pure della sua femminilità. È una donna che sa ascoltarsi. Tutt’altro che goffa è, al contrario, molto concreta e sa cosa vuole. 
Il fatto è che, da donna, credo che non abbiamo più bisogno di eroine. E così come Carrie non rappresenta un modello reale, neppure Bridget lo è.
Al contrario, in Italia ci sono tante Enza. La sua è una femminilità vera, che spesso non viene raccontata e, se è vero che siamo in un Paese che arranca ancora un po’ sulla parità, siamo anche donne di una forza pazzesca. Forse dovremmo prendere a modello queste donne.

Cosa ti ha spinto ad azzardare un cambio di rotta così drastico rispetto ai tuoi libri precedenti? C’è da scommettere che non tutte le fan della Chanel Trilogy avranno apprezzato.

Finora ho sempre scritto favole, romanzi rosa, più o meno a lieto fine. Però da tempo coltivavo l’idea di fare altro e quindi ho incontrato questo nuovo editore che mi ha dato la possibilità di fare una commedia un po’ più ampia, all’italiana diciamo.

“101 modi per fare soffrire gli uomini” è stato, a suo tempo, un libro scritto un po’ per caso, su commissione dell’editore visto il mio successo su Internet. Essendo andato bene, è poi iniziato tutto il filone dei romanzi rosa, che mi è servito per imparare un mestiere. Ma, senza rinnegare nulla, sento il bisogno di un’evoluzione.
In quei libri era tutto una favola, e a me serviva riavvicinarmi di più all’impudenza e al cinismo che sono sempre state la cifra stilistica anche del mio blog. In questo anche avere un editor maschio mi ha aiutata a uscire dal cliché rosa. 

Quando hai molto successo cambiare genere è un azzardo, rischi di deludere molte persone e il mercato ti richiede quello, ma sentivo l’esigenza di scrivere qualcosa che mi rappresentasse di più, che fosse più realistico. E la vita è così, non è una favola, e nessuno di noi è stereotipabile.

In Donnissima di stereotipi ne abbatti molti.

Sì, Enza è una cui non gliene frega niente delle sue curve morbide, anzi ne va fiera. Non sogna una vita facile o piena di lustrini. Sa essere felice anche senza tutto quello che i vari modelli attuali ci dicono che dovremmo avere per esserlo. E non è certo lo stereotipo della ragazza ignorantella del Sud che arriva, spaesata, nel Nord. Ma, soprattutto, Enza ha una femminilità più vera.

Detta così sembra una donna senza debolezze

No, al contrario, ne ha, come tutte. Sa bene, per esempio, di aver sbagliato tutto in amore e riconosce i suoi difetti. Ma sa che è così e si accetta o, comunque, fa un percorso personale per arrivare ad accettarsi.

La morale della non favola è?

Si può essere felici anche fuori dalle fiabe. A tutte forse piacerebbe essere l’attrice fighissima o la Chiara Ferragni della situazione. Ma anche loro hanno una realtà, che non vediamo e non è così perfetta.
E poi è la smagliatura nella calza che rende un personaggio più bello e simpatico e sono le imperfezioni in un viso a renderlo memorabile. 

E gli uomini come ne escono da Donnissima?

Un po’ dimessi. Il fatto che lei osservi il mondo maschile in un momento di sua insofferenza, mi ha aiutata a raccontare uno spaccato di maschi non vincenti. Ma alla fine sono buone persone: anche il marito, si vedrà, non è un personaggio negativo.
I maschi sono come si presentano all’occhio critico di una donna che ha già vissuto un po’, mentre nei romanzi precedenti erano principi azzurri in chiave contemporanea.
Qui, alla fine, non c’è un giudizio su di loro e, così come lei è l’anti principessa a cui non frega nulla di trovare l’anima gemella, gli uomini sono gli anti principi, senza aver colpe per questo.

Fonte: Instagram @dottoressadania

E mentre Daniela ci racconta che le piacerebbe continuare a raccontare di Enza, ma anche di altri personaggi che animano le pagine di Donnissima, è bello constatare come, proprio perché non siamo stereotipabili, anche lei, cinica impenitente ed ex single dall’io-mamma-mai, sia in dolce attesa e molto felice di esserlo, come documentato dai suoi orgogliosi selfie in Instagram.

E c’è da scommetterlo che anche una cinica come lei soffrirà da rimbambimento materno per la dolce creatura (senza che questo debba per forza intaccare il suo sferzante umorismo o un po’ di sana ostilità per i pupi altrui).

A dimostrazione del fatto che gli stereotipi non sono la realtà e… hanno pure rotto un po’.

Qui potete acquistare tutti i libri di Daniela Farnese