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Calamity Jane: quella confessione alla figlia della mamma con la pistola

Una testimonianza inedita e profonda di Calamity Jane, la donna più famosa e spericolata del West, che scelse però di non vivere il suo ruolo di madre

“Vedi io porto i pantaloni così posso scappare mentre quelle femmine in sottana strillano chiedendo aiuto”: così Calamity Jane sintetizzava la sua natura indomita e spericolata, in una delle lettere scritte per la figlia e mai veramente spedite. La sua figura è stata raccontata e mitizzata a teatro, al cinema, nella musica e in molti libri, ma è proprio il suo misterioso diario epistolare a raccontare un lato poco conosciuto di lei.

Lettere alla figlia, edito da Mimesis, raccoglie proprie le missive che Calamity Jane chiese di consegnare alla figlia, dopo la sua morte. La piccola Janey, nata probabilmente da una relazione con James Butler Hickok, aveva solo quattro anni quando la madre iniziò a scriverlo. Scritti pieni di avventure, ma intrisi del senso di colpa che Calamity Jane non sembra aver mai superato.

Mi piacerebbe sentirti ridere mentre guardi queste mie foto. Sono sola nella mia baracca stanotte e sono stanca. Ieri ho cavalcato per 60 miglia fino all’ufficio postale e sono ritornata a casa stanotte. Oggi è il tuo compleanno e fai 4 anni. Vedi, Papà Jim mi promise di farmi sempre avere una lettera a ogni tuo compleanno. Se sono stata felice di avere sue notizie? Mi ha spedito la tua piccolissima foto: sei il ritratto sputato di me alla tua età e mentre stanotte guardo la tua piccola foto mi fermo mentre ti bacio e poi ricordandoti comincio a piangere e chiedo a Dio di poter in qualche modo farmi perdonare un giorno da tuo Padre e da te.

Sebbene qualcuno ancora dubiti dell’attendibilità di questa raccolta di lettere, soprattutto perché si credeva che Calamity Jane fosse analfabeta, è palese la necessità di redenzione manifestata in molti passaggi, come questo in cui viene spiegato il vero motivo che la spinse a scrivere:

Voglio essere in grado di comportarmi come una bianca quando verrò a trovarti. Tutti pensano che io non possa leggere e scrivere nemmeno il mio nome; lascio che pensino così, credo sia meglio.

Ma chi era davvero Calamity Jane? Pseudonimo di Martha Jane Canary-Burke, era nata a Princeton, in Missouri, il primo maggio del 1852. Fin da giovanissima aveva mostrato la sua inclinazione alla sregolatezza, al gioco d’azzardo e all’alcool, in netta contrapposizione alla visione puritana delle donne dei suoi tempi. La tipica donna del West doveva solo essere madre ed educatrice, oltre che lavoratrice nei campi.

Tuo nonno e tua nonna furono istruiti anche se non fu colpa loro se io persi la prima occasione che ebbi. Vedi, tuo nonno era un Predicatore. Era come il Predicatore Smith e pensava di poter combattere l’intera Nazione Indiana con una Bibbia. Io non ho paura di affrontarli finché ho due pistole alla cintura, ma è vero come è vero il Diavolo non lo vorrei proprio fare con una Bibbia sotto il braccio. Capirai tutto questo un giorno. Buonanotte Janey.

Conducente di diligenze, giocatrice d’azzardo, cercatrice d’oro, prostituta, infermiera e donna di spettacolo: Calamity Jane era questo, ma molto altro ancora. Cavalcò le praterie d’America inaugurando il mito delle cow girls, delle avventuriere senza patria e senza famiglia. Stando alle sue parole, la sua unione con James Butler Hickok, uno dei pistoleri più famosi del West, nel 1873 avrebbe portato alla nascita di una bambina, Janey.

La tua foto mi ha riportato indietro tutti gli anni che ho vissuto con tuo padre e mi ha ricordato com’ero gelosa di lui. Mi va di scrivere di lui stanotte quindi ti racconterò alcune cose che dovresti sapere. Incontrai James Butler Hickok “Wild Bill” nel 1870 vicino a Abeline Kansas. Sentii una banda di fuorilegge progettare di ucciderlo. Non potevo arrivare al mio cavallo e così strisciai sulle mani e sulle ginocchia attraverso la boscaglia oltre i fuorilegge per più di un miglio e raggiunsi la vecchia capanna dove lui stava quella notte. Gli raccontai tutto e lui mi fece nascondere dietro la porta mentre usciva a battersi con loro.

Secondo le ricostruzioni, la piccola sarebbe poi stata affidata subito a una coppia inglese, gli O’ Neil, che la adottarono, portandola in Inghilterra. E, in effetti, una nota presente nel quaderno che raccoglieva le lettere sembrava confermarlo: “Jim O’ Neil, per favore dà quest’album a mia figlia, […] dopo la mia morte”.

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Jim, capitano di mare, rimase per molti anni in contatto con Calamity, organizzando anche incontri per permetterle di vedere la figlia, molti dei quali avvennero durante le tourneès del Wild West Show (la Cannary rimase nello staff del circo di Buffalo Bill dal 1896 al 1902): il quaderno ne attesta tre, due negli Stati Uniti (a Omaha e Richmond) ed uno in Inghilterra.

Cara Janey,
immagino che il mio diario stia arrivando alla fine. Sto diventando cieca – ci vedo ancora a sufficienza per scrivere ma non posso continuare a vivere una vecchiaia grama. Tutte le speranze sono morte per sempre, Janey. Cosa ho mai fatto se non uno sbaglio dopo l’altro? Tutto quello che mi rimane sono queste piccole foto di te e di tuo padre. Non posso farcela a tirare avanti cieca e il dottore mi ha detto ieri che in due mesi sarò cieca completamente. Oh, come vorrei avere la mia vita ancora da vivere. Odio la povertà e la sporcizia ed ecco che dovrò vivere così i miei ultimi giorni. Non compiangermi, Janey. Perdona tutti i miei errori e il torto che ti ho fatto.

Calamity Jane morì di polmonite nel 1903 e, a seguito delle ipotesi sulla storia d’amore con Hickok, fu sepolta accanto a lui, in una fossa comune coperta da un acciottolato nel cimitero di Mount Moriah, a Deadwood, nel Dakota del Sud. Il suo taccuino si conclude con un ultimo mistero: “C’è una cosa che ti dovrei confessare ma proprio non posso. Me la porterò nella tomba. Perdonami e pensa che ero sola”.