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Il folle motivo per cui noi italiane dovevano andare a votare "senza rossetto"

"Abbiamo provato a raccontare le donne che avevano votato per la prima volta per capire, da donne contemporanee, quali erano i lasciti che chi ci ha preceduto ci ha lasciato, spesso a costo di grandi sacrifici e rinunce personali".

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"Le parole che feriscono le donne"

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Cosa è cambiato da quel 2 giugno 1946, in cui le donne furono chiamate per la prima volta a esprimere il loro voto nella scelta tra monarchia e repubblica?

Cosa resta di quel grande entusiasmo e di quella che fu forse, con il senno di poi, in parte l’illusione che finalmente le cose per le donne sarebbero davvero cambiate, anche alla luce di quelle 22 donne che furono elette all’Assemblea Costituente?

Ne abbiamo parlato con Giulia Cuter e Giulia Perona, ideatrici del podcast e ora anche newsletter Senza Rossetto, bellissimo progetto prodotto da Querty, il più grande network di podcast italiani e nato nel 2016, in occasione del settantesimo anniversario del primo suffragio universale in Italia, che poi davvero davvero “suffragio universale” non fu, visto che, per esempio, furono escluse le prostitute schedate che lavoravano fuori dalle case di tolleranza, come da articolo 354 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

Basta un rapido sguardo ai giornali dell’epoca per capire il “ruolo riservato alle donne“:

Donne, andate a votare per i vostri mariti, i vostri figli e per la Patria

Perché pazienza “se le donne avevano deciso le sorti della guerra tanto quanto gli uomini”, come dice Giulia Cuter: era tempo che tornassero al loro posto, ovviamente di mogli, madri e figlie perbene e a occuparsi di mariti, figli e del sistema maschilista anche all’interno della cabina elettorale.

Con una raccomandazione ulteriore, che oggi può sembrarci folle, ma che è indicativa di quanto il genere di appartenenza potesse inficiare il voto: la richiesta esplicita, pubblicata sui quotidiani dell’epoca, era quella di andare a votare

Senza rossetto nella cabina elettorale

Il perché, lo spiega, in questo video, Giulia Perona che, con l’altra Giulia, quando lesse per la prima volta di questa indicazione ebbe l’illuminazione per il titolo del podcast, Senza Rossetto, appunto.

Dal 2016 ad oggi, Senza Rossetto si è articolato in tre stagioni, dedicate rispettivamente al passato, al presente e al futuro.

Ogni puntata, come da format, si articola su un racconto inedito di una scrittrice italiana, letto dalla stessa (“perché abbiamo preferito sacrificare la dizione e la capacità recitativa a favore delle emozioni vere”). Integrato poi, dalla seconda stagione anche da un’immagine realizzata da un’illustratrice e una colonna sonora originale.

“Nella prima stagione – che annovera i racconti di Violetta Bellocchio, Annalisa De Simone, Annarita Briganti, ndr – abbiamo dato voce alla donna soprattutto nella sua sfera privata, che riguardava la vita coniugale, la sessualità, la possibilità di autodeterminarsi. Abbiamo provato a raccontare le donne che avevano votato per la prima volta per capire, da donne contemporanee, quali erano i lasciti che chi ci ha preceduto ci ha lasciato, spesso a costo di grandi sacrifici e rinunce personali”.

Il presente fatto di frasi sessiste che rimangono e che permeano la nostra cultura ancora così sfacciatamente maschilista è stato il tema della seconda stagione (con contributi, tra le altre, di Giulia Blasi, Arianna Giorgia Bonazzi, Elena Stancanelli, ndr), nonché di questo video realizzato proprio con le due Giulia di Senza Rossetto:

La terza stagione, infine, non poteva che essere sul futuro.
“Abbiamo voluto parlare insieme per esempio a Carolina Capria e alla grande Bianca Pitzorno, con cui molte di noi sono cresciute sin da quando erano bambine, alle ragazze e ai ragazzi che, ci auguriamo, saranno le femministe e i femministi di domani, perché ricevano un’educazione migliore della nostra”.

E perché il femminismo, si sa, non riguarda solo le donne: riguarda anche gli uomini, la mascolinità tossica, la necessità di imparare a rappresentare maschi e femmine in un modo nuovo ed equo, in una società nuova ed equa.