Quello che dicono i capelli rosa: 3 cose vere di Carolina Capria

Qui è dove la scrittrice Carolina Capria ci ha raccontato dei suoi capelli, del suo cane, di qualche segreto e del suo prossimo libro.

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L’appuntamento è da Colibrì Caffè Letterario, in uno scorcio del centro di Milano che sembra uscire da un film francese o da un cinema d’essai di tanti anni fa.

E lei, Carolina Capria, è la diva senza saperlo e senza averne la posa: ricorda Emily Mortimer nel film di Isabel Coixet, La casa dei libri, dal romanzo di Penelope Fitzgerald.
Porta i suoi capelli rosa con grazia, senza ostentazione, e la parola con cui tenteresti l’azzardo di definirla sarebbe dolcezza, se non fosse che il termine troppo spesso è associato a torto alla volontà di descrivere qualcosa di fragile. Quello no. Di lei non lo diresti.

Ci racconta 3 cose vere di lei, in questi video, come già aveva fatto anche un’altra bella donna che conosce, Irene Facheris. E sì, è vero, Carolina non nasconde fragilità e incertezze, ma le riconosce per quelle che sono: limiti e punti di partenza, grazie ai quali superare le proprie paure. Non segnali di debolezza.

Parliamo del suo progetto, L’ha scritto una femmina, una delle più belle pagine, letterarie e non solo, che Facebook e Instagram possano regalare. Qui è dove parla di libri scritti da femmine. Il perché ce lo spiega lei:

Conosco molti lettori forti e mi sono accorta che gli uomini avevano carenze che sarebbero inaccettabili per una “lettrice forte”.
A un lettore forte è quasi un’offesa chiedere se ha letto Joyce, perché è ovvio che lo ha fatto. Poi però scopri che non ha mai letto Emily Dickinson, Virginia Woolf, ma sono reputate mancanze di gravità diversa.

Al tempo stesso scrivo da anni narrativa per l’infanzia e non le conto neppure tutte le volte che qualche ragazzino mi ha detto io non leggo i libri scritti dalle femmine o ma questo è un libro da femmina, solo perché la sua autrice lo è o lo sono le protagoniste.

La verità è che si tende a pensare che le scrittrici donne scrivano per le donne e cose che possono riguardare solo quest’ultime. È un cliché talmente insito nella nostra cultura che, ammetto, io stessa ho dovuto levarmelo di dosso.

Una donna che legge il libro di un maschio, con protagonisti altri maschi, non pensa che non la riguardi. E allora perché deve valere il contrario?

Come sei diventata scrittrice?

Ho studiato alla Scuola Holden con l’idea di lavorare in una casa editrice, non di fare la scrittrice. Ciò non toglie che scrivessi e tutto è iniziato quando ho mandato un mio libro per un concorso di narrativa per ragazzi indetto da Piemme. Da quella cosa è nato il mio primo libro: Quattro amici online.

Perché hai scelto di scrivere per bambini e ragazzi?

Ogni volta che mi viene in mente una storia, la penso nell’adolescenza. Ricordo molto bene la mia: le difficoltà di queste emozioni sempre a mille, le tragedie per qualsiasi cosa, il fatto di scoprire le cose per la prima volta. Gli adolescenti sono adulti che si formano. È affascinante.

Come sono cambiati i tuoi lettori in questi dieci anni?

Tanto. Ma perché i ragazzi sono cambiati tantissimo. Nelle mie ultime presentazioni, per esempio, non mi è più capitato di assistere a ragazzini che si lamentavano per le protagoniste femmine. O, per esempio, nessuno di loro, quando mi fa domande su un mio personaggio, lo identificherebbe mai per il colore della pelle: per parlarmi di una delle mia protagoniste di colore, fanno riferimento a quella “riccia”, non a quella “nera”. Capisci che è indicativo e bellissimo.

La nostra generazione o, comunque, chi adolescente più non è, spesso parla dei ragazzi di oggi in modo dispregiativo: ad ascoltarli sembra di assistere più alla descrizione di un’ondata di lobotomizzati, che non giocano per strada, che non hanno valori, che sono peggio di noi, etc.
La realtà, tu la conosci da vicino: loro non sono questo.

Io sono ammirata dai ragazzi contemporanei. Li giudichiamo perché sono diversi. Ma è ovvio che lo siano. Sono cresciuti con mezzi diversi e vivono una vita che è più complicata, perché si confrontano con il mondo. Noi subivamo il giudizio del nostro paese, dei nostri compagni e già era difficile, ma il mondo non ci poteva giudicare. Adesso il mondo li giudica. Devono lottare tanto. Ma ne vedo anche tanti che sfruttano questa possibilità per raccontarsi e scoprire il mondo.

A me sembra che se la cavino bene.

Su instagram vedo spesso ragazzine che hanno una fisicità non convenzionale, magari più in carne o con delle disabilità, che si mostrano. Capisci? Loro si raccontano, raccontano com’è vivere con i loro chili in più o senza una gamba. Ai nostri tempi era impossibile assistere a narrazioni diverse da quelle di persone con corpi che rientravano in uno standard.

L’ha scritto una femmina è diventato ora anche un club di lettori, che si incontrano dal vivo.
(informazioni su L’ha scritto una femmina – Book Club).

Amo i social, ma credo tanto anche negli incontri dal vero. Credo nel corpo e nel fatto che, a un certo punto, ce lo si debba mettere. La risposta pazzesca che ho ricevuto credo ci dica che c’è voglia di stare insieme e di trovare dei posti sicuri dove si può stare bene, parlare, comunicarsi, anche di persona.

C’è un nuovo libro all’orizzonte. E stavolta non è un libro per ragazzi, ma per un pubblico più adulto.

Sì, il 9 maggio 2019 uscirà La circonferenza di una nuvola, edito da Harper Collins. Racconta la storia di un gruppo di ragazze che soffrono di disturbi alimentari, ma diciamo che quello è solo il contesto. È soprattutto una storia di sorellanza.

A questo link i libri di Carolina Capria

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