La libertà di parola e la libertà di stampa rappresentano due concetti i cui limiti sono diversi da Paese a Paese nel mondo. Però, in generale, da sempre, la parola scritta può fare paura a coloro che detengono il potere economico, religioso o politico di una nazione. E fanno paura agli estremisti di qualunque tipo. Per questo le parole della scrittrice Taslima Nasreen fanno molta paura agli integralisti islamici del Bangladesh, nazione che le ha dato i natali, tanto da emanare più di una fatwa nei suoi confronti, soprattutto per aver difeso l’uguaglianza dei diritti delle donne, ma non solo.

Ho detto che la religione opprime le donne – ha spiegato Nasreen in un’intervista a The Hindu – Le leggi dovrebbero essere basate sull’uguaglianza, non sulla religione; le donne dovrebbero avere uguali diritti in materia di matrimonio, divorzio, affidamento dei figli ed eredità. Ho detto che dobbiamo smettere di lapidare le donne in nome della religione. È una provocazione? Ogni stato civile ha messo in discussione il rapporto dello stato con la religione, alla fine districando e allontanando i due. L’Islam non dovrebbe essere esente dall’esame critico che altre religioni hanno attraversato. La mia opinione si basa sulla mia fede nell’umanesimo laico. Se questo è provocatorio, allora è assolutamente necessario provocare.

Classe 1962, figlia di un medico-insegnante, Nasreen subì abusi sessuali da parenti ed estranei durante l’adolescenza e questo ebbe un grosso impatto nella sua vita successiva e nella formazione del suo libero pensiero. Una volta adulta Taslima Nasreen diventò infatti giornalista e poetessa, nonché attivista femminista, in gran parte attraverso i suoi scritti, articoli, poesie, romanzi, oltre alla sua autobiografia che è vietata in alcuni Paesi tra cui l’India.

I libri di Taslima Nasreen, come Opprpokkho, Shodh, Nimontron, Phera, Bhromor Koio Gia, Forashi Premik e Lajja (quest’ultimo con il titolo italiano di Vergogna!), sono in verità romanzi in cui i personaggi agiscono su uno sfondo reale, uno sfondo che delinea nei dettagli la questione femminile in Bangladesh, nonché i problemi legati alla persecuzione delle minoranze religiose o culturali in senso lato perpetrata dagli estremisti islamici. Ma il problema per Nasreeen non sono solo gli estremisti.

Molte forze indipendentiste sono anche contro i blogger e gli scrittori atei – ha spiegato Taslima Nasreen in un’intervista a India Legal Live – Tutte le persone indipendentiste non sono necessariamente liberi pensatori. Molti sono credenti. Sostengono la punizione dei criminali di guerra e degli atei. Il vero conflitto è tra laicità e fondamentalismo. Tra pensiero razionale, logico e fede cieca irrazionale, tra umanesimo e barbarie, tra chi apprezza la libertà e chi no. […] Ho assistito all’ascesa del fondamentalismo in India. I razionalisti furono uccisi dai fanatici indù. Quattro persone sono state uccise per della carne di manzo. Due sono stati uccisi negli scontri durante le celebrazioni per l’anniversario della nascita di Tipu Sultan. Questa è un’India diversa. Non posso essere orgogliosa di questa India intollerante. Spero che prevarrà il buon senso.

La prima fatwa per i suoi articoli, da parte degli integralisti islamici, giunse nel 1993, mentre l’anno dopo venne chiesta l’impiccagione per Taslima Nasreen. Anni dopo fu messa anche una taglia di 20mila rupie affinché qualcuno la umiliasse pubblicamente. Ma neppure lontana dal Bangladesh le parole di Nasreen hanno sempre incontrato ascolto: nel 2003 un suo libro fu bandito in alcuni Paesi, mentre nel 2005 negli Stati Uniti le fu impedito di salire sul palco del Madison Square Garden per declamare una sua poesia contro la guerra. Ha vinto molti premi, come il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 1994. È da allora che vive in esilio, lontana dal Bangladesh.

Solo il mondo occidentale pensa che il fondamentalismo islamico sia pericoloso? – ha chiesto ancora a The Hindu – Invece è il contrario: l’Occidente è desideroso di schierarsi con gli islamisti.

Vergogna! di Taslima Nasreen

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Il libro racconta delle torture subite dalla minoranza hindu in Bangladesh, e per il suo contenuto l'autrice subì una fatwa da parte dei fondamentalisti islamici.
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Nasreen è una scrittrice che vale la pena di leggere, comprendere e amare: la sua scrittura parla della sua vita ma anche di tante altre vite che altrimenti non avrebbero voce.

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