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Perché "Non è un Paese per vecchie" ce l'aveva già spiegato Loredana Lipperini

Loredana Lipperini ha visto prima di tutti che l'Italia "Non è un Paese per vecchie": ecco le sue motivazioni.

Loredana Lipperini ha scritto, tra le sue pubblicazioni, il libro Non è un Paese per vecchie. Naturalmente – sebbene il titolo sia la parodia di un romanzo di Cormack McCarthy – il Paese in questione è l’Italia. Il volume è uscito nel 2010: già allora Lipperini ci spiegò perché in Italia la vecchiaia delle donne sia un tabù. Tutto è partito da una richiesta, come ha raccontato la stessa autrice nel suo blog: una sua lettrice le ha chiesto perché non si occupasse della vecchiaia dopo essersi occupata dell’infanzia. Accadeva durante una delle tantissime presentazioni di Ancora dalla parte delle bambine. C’è stata poi un’altra questione.

In quel periodo, Loredana Lipperini si imbatté in una campagna pubblicitaria in cui la burocrazia veniva dipinta – letteralmente – come una vecchia con il cappello a veletta, occhiali a farfalla e guance ricoperte di timbri – lo stereotipo dell’anziana zitella sulla falsariga de Le Sorelle Materassi o le protagoniste di Arsenico e vecchi merletti. Per questa ragione ha iniziato a parlare di vecchiaia declinata al femminile: per uscire dagli stereotipi, per raccontare il gap esistente in Italia e il tabù rappresentato dall’argomento, per riconoscere una grande forza a questa generazione dimenticata. Con una consapevolezza: che la vecchiaia non sia la sola generazione a essere dimenticata. È come se in Italia oggi esistessero solo i cinquantenni e i sessantenni: gli altri, si suggerisce nel libro, devono adeguarsi o svanire.

Argomento difficilissimo e spinosissimo – ha spiegato Loredana Lipperini in un video promozionale del suo lavoro – È un libro che mi è costato scrivere. Perché, se sulle bambine si investe nella giusta speranza di un futuro, i vecchi nel nostro Paese vengono dimenticati. […] Quando si invecchia davvero si diventa invisibili e le donne mature, che non sono arrivate ancora alla soglia ufficiale della vecchiaia fissata statisticamente a 65 anni, sono forse la fascia più debole e meno protetta e più utile al nostro sistema sociale.

Prima di accingersi a scrivere Non è un Paese per vecchie, Loredana Lipperini ha studiato varie situazioni sociali, scoprendo che le donne anziane non esistono nella pubblicità, non esistono in televisione se non come macchiette, ma uomini e donne anziane si equivalgono nella cronaca in tre occasioni: quando vengono truffati, quando arriva il caldo e la loro vita è in pericolo, quando muoiono da soli in casa e vengono ritrovati dopo qualche giorno.

All’interno di un’emergenza anagrafica ne esiste un’altra, di genere – scrive Lipperini sul suo blog – perché le vecchie sono più povere dei vecchi, meno tollerate, più discriminate. Anzi: espulse. La vecchiaia femminile non gode neppure dei canonici attributi di saggezza ed esperienza. Per questo, alle donne è proibito invecchiare: devono, finché è possibile, fingere di vedere nello specchio un’immagine diversa da quella reale, o i frammenti di quello specchio le distruggeranno, riservando per loro l’unico ruolo possibile. Quello della nonna. O, grazie a Mediaset, della Velona.

Manuale per ragazze rivoluzionarie

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Una delle cose interessanti del libro di Lipperini è che esiste un capitolo di un altro scrittore, D’Andrea G.L., che si concentra sulla musica metal. Nella musica metal, la morte è una presenza fissa, mentre la società italiana rigetta gli anziani perché suggeriscono l’idea stessa della morte. È emblematico il fatto che si sia trovato un eufemismo per tradurre il saggio di Simone de Beauvoir La Vieillesse, in italiano La terza età, titolo con cui è disponibile ancora oggi. Ma c’è anche un risvolto della medaglia: se c’è un’immagine precisa che la vecchiaia fornisce delle donne è nel modello della nonna. Come se una donna over 65 non abbia passioni, ispirazioni, desideri, bisogni o una sessualità.

Molto semplicemente, l’Italia non si occupa delle fasce deboli – continua Lipperini – l’infanzia e la vecchiaia ricevono assistenza e accudimento solo grazie al volontariato delle donne. Da anni. Molto semplicemente, le narrazioni che riguardano la vecchiaia, oggi, sono falsate rispetto alla realtà.

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