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"Perché ho firmato il mio ultimo libro come Melissa Panarello e non Melissa P."

In questa intervista - realizzata in occasione del Sottovuoto Festival presso la Casa Molloy di Brescia - Melissa parla degli stereotipi che circondano la donna e il suo poter scegliere di diventare madre o meno. Parlandone Melissa cerca una via per liberare se stessa e le donne da chi vuole, ancora oggi, nel 2019, gestire i nostri corpi, in osservanza al mito antico della madre devota e accudente o a quello nuovo dell'amazzone che basta a se stessa. Gabbie, l'una come l'altra, che tengono ancora per le redini il femminile e perpetuano il male che alla donna è stato fatto in millenni di Storia.

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Questo contenuto fa parte della rubrica “Le interviste di RDD”

!Questo è il primo libro che firmo con il mio cognome per intero. L’ho fatto fondamentalmente perché volevo liberarmi da un marchio, perché ormai Melissa P. era diventato un marchio, qualcosa che mi imprigionava e che in qualche modo mi raffigurava sempre in un certo modo.

Le persone leggevano Melissa P. e quindi si aspettavano sesso, si aspettavano trasgressione, si aspettavano un’eterna sedicenne mangiatrice di uomini; ovviamente io, a parte che non lo sono mai stata, non sono mai stata una Lolita come è sempre stato detto, non mi sono mai vista in quel ruolo.

Ma al di là di questo, volevo  riappropriarmi di me stessa, della mia storia, che è anche il mio cognome, e raccontare chi sono oltre quello che la gente si immagina e i lettori si aspettano”.

Con queste parole Melissa Panarello ci ha raccontato la sua scelta di firmare per la prima volta per esteso il suo nono romanzo, Il primo dolore, uscito per La Nave di Teseo.
È una scelta che non ha a che fare solo con la maturità, più che altro con lo stigma, le etichette e le aspettative che gli altri ci mettono addosso.

Il gesto di Melissa è un atto di ribellione, non certo un rinnegare Melissa P.: è un entrare in possesso del diritto inalienabile di ognuno di noi ad autodefinirsi o, comunque, a non permettere agli altri di farlo al posto nostro.

C’entra probabilmente anche con quella condizione nuova e delicata che è la maternità e che Melissa sta vivendo ora in prima persona, dopo averla immaginata e vissuta per empatia, facendo appello alla nostra memoria più ancestrale, per scriverne proprio in questo ultimo romanzo che parla ancora e sempre di corpi, che cambiano, che partoriscono, che sperimentano la saggezza più antica del corpo di una donna, quella del saper partorire.

In questa intervista – realizzata in occasione del Sottovuoto Festival presso la Casa Molloy di Brescia – Melissa parla degli stereotipi che circondano la donna e il suo poter scegliere di diventare madre o meno. Parlandone Melissa cerca una via per liberare se stessa e le donne da chi vuole, ancora oggi, nel 2019, gestire i nostri corpi, in osservanza al mito antico della madre devota e accudente o a quello nuovo dell’amazzone che basta a se stessa. Gabbie, l’una come l’altra, che tengono ancora per le redini il femminile e perpetuano il male che alla donna è stato fatto in millenni di Storia.