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Non è vero che nella Bibbia c'è scritto "Con dolore partorirai figli"

Davvero Dio, nella Bibbia, dice alla donna che il dolore del parto è la condanna per la sua disobbedienza? No, dice Erri De Luca, in un prezioso capitolo del suo libro "Le sante dello scandalo".

In varie religioni, ancora oggi, le donne non sono viste come soggetti pari agli uomini: si prevedono per loro spazi separati nei luoghi di culto, ruoli diversi da quelli maschili. Il concetto di “donna” si lega a quello della sessualità, quindi alla materia. Da qui l’impossibilità per le donne di dedicarsi ad attività più alte e spirituali.

La donna-moglie serve, in genere, nelle religioni, a contenere e a indirizzare le esigenze sessuali dell’uomo; permette e promette discendenza legittima, all’interno di una famiglia riconosciuta. La sessualità si lega all’impurità, vuole purificazione: da qui le strutture patriarcali.

I dolori della gravidanza: castigo di Dio?

Nella Bibbia tutto parte da una Eva che coglie il frutto proibito. Dio si rivolge a lei con durezza:

Moltiplicherò i tuoi dolori/E le tue gravidanze,/con dolore partorirai figli./Verso tuo marito sarà il tuo istinto,/ed egli ti dominerà”.

Un’espressione dei tempi, della cultura dell’epoca? Certamente. Però la donna ha tuttora, nel cattolicesimo, uno spazio ridotto, subordinato.

In effetti, per secoli la donna ha dovuto lottare quotidianamente per far passare l’idea di un parto indolore. Da quella maledizione, ancora oggi molti uomini e donne traggono ispirazione per confermare il ruolo subalterno della donna rispetto all’uomo e per legittimare il dolore che le donne provano al momento del parto. Con tanto di battaglie contro i metodi in uso per attenuare o impedire quel dolore, ad esempio l’anestesia epidurale, percepita da molte persone “contro natura”, come se fosse nella natura della donna soffrire necessariamente per il parto.

La condanna della donna nella Bibbia, dunque, oltre che essere una maledizione religiosa, è anche un anatema culturale che ancora oggi incide moltissimo su come viene percepito il dolore della partoriente, e il dolore in generale, nella nostra civiltà.

Vera condanna al dolore?

Come riporta Erri De Luca, in un capitolo del suo libro Le sante dello scandalo, intitolato Tu donna, potrebbe però non essere vero che nella Bibbia ci sia scritto “Con dolore partorirai figli“:

“Da qualche millennio è risaputo che la divinità condanna la prima donna a partorire con dolore. Da qualche millennio si spaccia questa notizia falsa. Non che manchi dolore nel parto, manca invece la malintenzione punitiva della divinità. In quel punto cruciale della storia sacra, da cui prende spunto la faccenda del peccato originale, la parola pronunciata nel giardino dice un’altra cosa. Dice alla donna che partorirà con sforzo, o fatica, affanno. Lo dice per constatazione, non per condanna.

Niente condanna al dolore di parto: la parola ebraica «ètzev», e suoi derivati, vuol dire sforzo, o fatica, o affanno. Non è una mia lettura, una mia interpretazione. La parola «ètzev» ricorre sei volte nella scrittura sacra, quattro volte nel libro Mishlé/Proverbi, (5,10; 10,22; 14,23; 15,1), una volta nei Salmi (127,2) e una volta nel giardino. I riferimenti delle sei volte servono a poter verificare quello che sto per dire: cinque volte i traduttori vari rendono «ètzev» con sforzo, o fatica, o affanno. Con deliberata intenzione le traduzioni maschili qui inventano una volontà divina di punire la donna, di caricarle sopra il senso di colpa di un peccato originale da scontare con i dolori di parto.

Sono invece una conseguenza meccanica dell’atto di nascita, non un castigo della divinità. Il falso è lì da migliaia di anni e non è rimediabile. Né spero che le future traduzioni emendino l’abuso. Mi basta sapere che non c’è volontà divina di punire quella prima donna, vertice di perfezione, con un maligno dolore. Mi basta sapere che il dito/grilletto puntato dai pulpiti, tu donna partorirai con dolore, è scarico, senza mandante.

In sintesi, la parola considerata divina è passata attraverso filtri maschili dell’epoca che l’hanno rivisitata e interpretata. Da qui discendono i doveri, gli spazi, i ruoli che le religioni assegnano alle donne. Laddove esse hanno saputo comprenderlo, molte cose sono mutate, altre probabilmente cambieranno in futuro. Molto possono fare l’educazione e gli studi.

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