Libri premio Strega 2026: il vincitore e quelli da leggere

Alla scoperta della sestina dei finalisti del Premio Strega 2026, tra vincitori annunciati (Michele Mari), polemiche e libri da leggere al più presto. Vediamo quali sono i titoli da non perdere.

L’appuntamento letterario più importante dell’anno ha finalmente il suo vincitore: mercoledì 8 luglio, infatti, il Premio Strega 2026 ha proclamato la vittoria di Michele Mari con il suo I convitati di pietra, edito da Einaudi. Il romanzo ha totalizzato 190 voti nel corso della serata finale, ospitata per la prima volta nella suggestiva cornice di piazza del Campidoglio a Roma. Alle sue spalle, gli altri finalisti della sestina, che, insieme al vincitore, costituiscono la lista dei titoli più interessanti della 80° edizione del Premio – indice, dal 1947, dei gusti letterari degli italiani. Scopriamo gli altri membri della classifica e i libri del Premio Strega 2026 da leggere.

Chi ha vinto il Premio Strega 2026

Già vincitore del Premio Strega Giovani 2026, lo scrittore e filologo milanese Michele Mari ha conquistato anche la vittoria del Premio Strega 2026. Per la prima volta tra i finalisti, l’autore de I convitati di pietra, romanzo definito “nero, ossessivo e toponomastico”, pubblicato dalla casa editrice torinese Einaudi (che totalizza, così, 17 vittore in 80 anni di Premio) e proposto da Vittorio Lingiardi, ha ottenuto 190 voti su 643, pari all’80,4% degli 800 aventi diritto.

La serata conclusiva, condotta da Pino Strabioli e Gloria Campaner e trasmessa in diretta su Rai 3 alle ore 23, è stata ospitata eccezionalmente in piazza del Campidoglio anziché nella storica cornice del Ninfeo di Villa Giulia, proprio per celebrare gli 80 anni del Premio. Gli ultimi 100 voti, inoltre, sono stati scrutinati uno per uno da Andrea Bajani, vincitore dell’edizione 2025.

Ma qual è la trama del romanzo vincitore del Premio Strega 2026? Tutto ha inizio con una cena tra ex compagni di classe, la III A, organizzata il 22 luglio 1975, ossia un anno e un giorno dopo l’esame di maturità. Il pretesto è quello classico: incontrarsi ogni anno – esattamente lo stesso giorno e nello stesso ristorante – per una serata all’insegna della nostalgia e della goliardia. E, anche, della sopravvivenza. Ogni anno, infatti, ciascuno dei partecipanti versa una somma di denaro, destinata solo agli ultimi tre superstiti. Ne emerge, così, una sorta di roulette russa morale, che si dispiega negli anni tra tentativi di omicidio, amori nascosti e rancori sopiti.

Nel ricevere il Premio e ringraziare lettori, casa editrice, famiglia e sostenitori, Michele Mari ha affermato che:

Ritengo di avere suscitato con questo mio libro divertimento, partendo da una situazione seria. E credo che questo premio sia un riconoscimento alla carriera, proprio così: non penso, infatti, che sia il mio libro migliore, piuttosto credo di avere dato il meglio di me in altri libri. Non sorrido, quindi mi sottraggo perché ne verrebbe fuori un ghigno, un ictus poco adatto all’occasione. Sono molto emozionato, sono molto contento.

Premio Strega 2026: la classifica dei finalisti

A differenza della cinquina consueta, l’edizione 2026 del Premio Strega ha visto una sestina finalista. È, infatti, venuto “in soccorso” l’articolo 7 del Regolamento del Premio, il quale prevede che: “Se nella graduatoria dei primi cinque non è compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, accede alla seconda votazione il libro (o in caso di ex aequo i libri) con il punteggio maggiore, dando luogo a una finale a sei (o più) candidati”. In questo caso, quindi, il sesto libro è rappresentato dal romanzo di Elena Rui.

Ecco la classifica dei finalisti e dei correlati voti ottenuti nella serata conclusiva:

  1. Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi): 190 voti;
  2. Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli): 152 voti;
  3. Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani): 84 voti;
  4. Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi): 78 voti;
  5. Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori): 75 voti;
  6. Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma): 64 voti.

Nela dozzina dei candidati, annunciata il 1° aprile dalla scrittrice Melania G. Mazzucco e selezionata dal Comitato direttivo – tra le 79 opere proposte dagli Amici della domenica -, compaiono, poi: Maria Attanasio con La Rosa Inversa (Sellerio); Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet); Mauro Covacich con Lina e il sasso (La nave di Teseo); Christian Raimo con L’invenzione del colore (La nave di Teseo); Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca (Einaudi); e, infine, Marco Vichi con Occhi di bambina (Guanda).

Le polemiche prima della finale

C’è una polemica che ha attraversato il Premio Strega 2026, e che ha coinvolto in prima persona proprio il vincitore, Michele Mari. Secondo le cronache, lo scrittore 70enne, durante un trasferimento a Bisceglie, in Puglia, lo scorso giugno, avrebbe sostenuto, in una conversazione con l’autrice Elena Rui, che Michela Murgia fosse “amareggiata con il mondo perché era brutta”.

L’affermazione ha destato l’alterazione di un’altra scrittrice della sestina, Teresa Ciabatti, particolarmente legata a Murgia, permettendo alla discussione di valicare i confini del pulmino su cui si trovavano i sei finalisti e di circolare negli ambienti letterari, finendo, inevitabilmente, sulla bocca della stampa.

Non sono mancate scuse pubbliche da parte di Mari, il quale, in un comunicato diffuso da Einaudi, ha dichiarato che:

In relazione alle voci incontrollate che stanno circolando in merito a un mio diverbio con Teresa Ciabatti, tengo a precisare di non aver mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso.

Sul diverbio si è esposta anche la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, l’ente che organizza il Premio Strega, precisando che:

Gli scrittori si esprimono essenzialmente attraverso i loro libri e vorremmo che in questo momento la parola tornasse alla letteratura. Abbiamo ritenuto inopportune le frasi attribuite a Michele Mari e, dal momento che la polemica nasce da un episodio avvenuto durante una tappa di trasferimento del tour organizzato dalla Fondazione, abbiamo creduto doveroso prendere le distanze da quelle affermazioni. Ma ciò non ha alcun rapporto né con un giudizio di merito sui libri in gara né con la prosecuzione della stessa.

La polemica, infatti, non ha mutato le carte in tavola: Michele Mari è sempre stato il favorito, fin dall’inizio della corsa al Premio, e, in quanto tale, ha ottenuto la vittoria. Nonostante tutto.

I libri del Premio Strega 2026 da leggere

Il romanzo del vincitore è, senza dubbio, il punto di partenza per la lettura dei libri del Premio Strega 2026. I convitati di pietra è stato descritto dalla critica alla stregua di un romanzo “grottesco”, caratterizzato da un ritmo vorticoso e incalzante. Vittorio Lingiardi ha giustificato così la sua proposta del romanzo del vincitore:

Mari inventa una scrittura spietata capace di pietas, tempera ogni parola senza manierismo, gioca con i vocaboli e ci fa giocare con loro. […] Ossessivo e toponomastico, intrapsichico e filmografico, I convitati di pietra è un romanzo nero che si fa gioco del tempo che passa.

La carriera di Mari è stata costellata di riconoscimenti – dal Premio Selezione Campiello al Premio Mondello – e, prima della vittoria in piazza del Campidoglio, ha attirato l’attenzione anche delle studentesse e degli studenti tra i 16 e i 18 anni che compongono la giuria del Premio Strega Giovani 2026, che hanno, appunto, deciso di assegnare proprio allo scrittore milanese la vittoria del Premio.

Ma quello di Michele Mari non è l’unico libro finalista che deve essere letto. Anche gli altri cinque, infatti, meritano un posto in libreria. Scopriamoli.

Platone. Una storia d’amore di Matteo Nucci

Il secondo libro classificato, Platone. Una storia d’amore di Matteo Nucci (edito da Feltrinelli), ripercorre la vita del filosofo greco Platone a partire da una mattina del 415 a.C., quando il dodicenne Aristocle – che, cinque anni più tardi, prenderà il nome che tutti conosciamo per via delle sue “ampie spalle” – osserva il porto del Pireo insieme ad altri ragazzini. Un romanzo di verità, che accompagna la crescita del filosofo più importante dell’Occidente lungo la strada retta e, insieme, tortuosa della sua vita, segnata dalla perdita del padre, da una madre onnipresente, dall’accudimento della sorella e dallo strenuo rapporto del suo mentore Socrate. Una vita dominata dall’eros, in tutte le sue forme: da quello sensuale, vissuto con ragazzi e uomini, alla passione sublime, il vero motore del suo animo – e di quello umano.

La sonnambula di Bianca Pitzorno

Nata a Sassari nel 1942, Bianca Pitzorno ha pubblicato, dal 1970 ad oggi, più di 70 opere di diverso genere, superando i due milioni di copie vendute in Italia e approdando anche in moltissimi altri Paesi. La sonnambula, il suo nuovo romanzo finalista al Premio Strega 2026 edito da Bompiani, si ispira a un ritaglio di giornale di fine Ottocento e si muove nella Sardegna dell’epoca, narrandoci la storia di Ofelia Rossi, “rinomata sonnambula”, ossia sensitiva, che, fuggita da un matrimonio pericoloso, si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire nel suo salotto in via del Fiore Rosso. Qui, Ofelia riceve le sue clienti, donne innervate di inquietudini e desideri, per se stesse e per coloro che amano, immerse in un romanzo al contempo gotico e picaresco, che brulica di vita e si presenta come ironico, politico e onirico.

Lo sbilico di Alcide Pierantozzi

Nella sestina compare anche un altro libro edito dalla casa editrice vincitrice, Einaudi, ossia Lo sbilico di Alcide Pierantozzi. Anche in questo caso, ci troviamo di fronte a un racconto ossessivo, che mette in scena in maniera cruda e autentica il disagio psichico narrato da dentro: è, infatti, la storia di uno sperdimento, di ciò che succede quando ci si perde, quando la realtà si annebbia ed entra in gioco l’allucinazione, e l’unico modo per vivere è restare nello “sbilico” delle cose. Durante la serata conclusiva in piazza del Campidoglio, è stato annunciato che l’autore è risultato il più votato da parte della giuria del Premio Strega Deutschland, composta da 70 docenti e studenti di otto atenei delle università di Augsburg, Bochum, Düsseldorf, Halle, Lipsia, Rostock, Saarbrücken e Treviri, coordinata dal professor Henning Hufnagel. Pierantozzi riceverà il riconoscimento in autunno presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino.

Donnaregina di Teresa Ciabatti

Unico finalista della sestina targato Mondadori, il romanzo Donnaregina di Teresa Ciabatti è un viaggio nell’umano, percorso in territori a prima vista indecifrabili e remoti. Una giornalista riceve l’incarico di intervistare ‘o Nasone, il superboss napoletano accusato di rapina a mano armata, associazione a delinquere, associazione mafiosa e 182 omicidi commessi e commissionati. Lei, che si è sempre occupata di adolescenti, attrici, cantanti e spettacolo, e che di criminalità non sa niente. L’incontro è tra due mondi in apparenza distanti, capaci, però, di avvicinarsi nel terreno più fragile: quello di genitori. Genitori incerti, forse anche sbagliati, di fronte a figli con cui non sono più in grado di comunicare, e che temono di aver perso per sempre, uniti in un itinerario fatto di ricordi, fraintendimenti, confessioni e rivelazioni.

Vedove di Camus di Elena Rui

Il romanzo inserito tra i finalisti grazie all’articolo 7 del Regolamento del Premio Strega prende le mosse da un episodio: la morte del filosofo e scrittore Albert Camus, Premio Nobel per la Letteratura. È il 4 gennaio 1960 e la Facel Vega guidata dal celebre editore Michel Gallimard sfreccia veloce lungo una strada della Borgogna, per poi schiantarsi contro un platano. Camus muore sul colpo. Vedove di Camus di Elena Rui, edito da L’Orma Editore, racconta, dunque, le storie delle “vedove” dello scrittore, le quattro donne che lo amavano: la moglie Francine Faure, la brillante attrice Catherine Sellers, la giovane pittrice Mette Ivers, di origini danesi, e Maria Casarès, immensa interprete del teatro francese, che Camus stesso definiva “l’Unica”. Ci troviamo, così, di fronte all’ineluttabilità della disgrazia, in un “discorso sull’amore” (il pensiero corre inevitabile al sopracitato Platone) che indaga i confini, gli abissi e le contraddizioni dei rapporti umani.

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