"Giù le armi!": Bertha von Suttner, la donna che fece la guerra alla guerra

Una vita a servizio del movimento pacifista, fino alla nomina a Generalissimo. Chi era Bertha von Suttner, scrittrice Premio Nobel considerata tra le più grandi propagandiste della pace al mondo?

Scrittrice di fama mondiale, attivista simbolo del pacifismo europeo e Premio Nobel per la pace 1905, Bertha von Suttner fu portavoce, nei suoi scritti, di un nuovo concetto di pace ad oggi non ancora realizzata.

La cosa più stupefacente, a me sembra, è che gli uomini si possano mettere da soli, volontariamente, in uno stato simile; che gli uomini che hanno visto cose simili non cadano in ginocchio prestando il giuramento più appassionato di fare la guerra alla guerra e, se sono re o principi, non gettino via la loro spada e, se invece non hanno il potere, non consacrino almeno la loro attività di parola, di penna, di pensiero, d’insegnamento e di azione ad uno scopo: abbasso le armi!

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Bertha Kinsky von Wchinitz und Tettau, nasce a Praga nel giugno del 1843, in una famiglia dell’alta aristocrazia di Boemia. Riceve un’educazione molto rigida e quanto più approfondita ma, dopo la morte del padre, esaurita l’eredità, si trasferisce a Vienna e inizia a lavorare come educatrice presso la famiglia von Suttner.

Dopo poco tempo inizia una relazione con il figlio del barone von Suttner, Arthur Gundaccar, che diventerà suo marito. La relazione viene mal vista dalla famiglia di lui e la giovane Bertha decide di trasferirsi a Parigi, dove inizia a lavorare come segretaria di Alfred Nobel. Dello scienziato e filantropo svedese disse:

Alfred Nobel mi fece una favorevole impressione. Nell’annuncio si era definito vecchio e me lo ero immaginato coi capelli grigi, pieno di tic e dolori. Non era affatto così. Aveva appena 43 anni, era piuttosto piccolo e con la barba nera, i suoi lineamenti non erano né belli né brutti, la sua espressione era più illuminata dagli occhi azzurri che esprimevano bontà. Il tono della voce era ora malinconico, ora ironico. Venne a trovarmi in albergo, dove alloggiavo, e, grazie alle lettere che ci eravamo scambiati, non ci sentivamo affatto estranei. La nostra conversazione divenne presto animata e interessante.

Ritornata in Austria, sposa segretamente Arthur e i due si dedicano all’insegnamento. In questo periodo, Bertha scopre la passione per la scrittura e già dalle sue prime novelle emergono i suoi ideali pacifisti.

Nel 1883 pubblica il suo primo romanzo, Inventario di un’anima, ispirato da un’idea di Nobel secondo cui solo elaborando mezzi bellici sempre più potenti si sarebbe potuta vanificare ogni strategia militare e, così, porre fine ai conflitti. I rapporti con Nobel rimarranno buoni per tutta la durata della loro vita, ma Bertha era molto distante dall’idea di pace ‘armata’ espressa dall’inventore della dinamite.

Per Bertha von Suttner l’idea che il raggiungimento della pace dovesse passare per la distruzione violenta degli eserciti era impraticabile. Infatti, solo con il disarmo totale di tutte le nazioni e il ricorso a una corte d’arbitrato sarebbe possibile risolvere i conflitti.

La pace è il più grande dei benefici, o meglio l’assenza della maggiore fra le sciagure, è l’unica condizione che permetta agli interessi della nazione di prosperare.

Lo strumento che Bertha von Suttner sceglie per diffonde queste idee sono le sue opere. La macchina del tempo, romanzo in cui critica il nazionalismo e la corsa agli armamenti, e quello che viene considerato il suo capolavoro Abbasso le armi!, romanzo in cui una storia d’amore si intreccia con eventi bellici disastrosi. Sono le parole di Marta, protagonista del romanzo a esprimere l’idea negativa che l’autrice ha dei conflitti armati:

Dovevo dunque soffrire, nella convinzione che le grandi imprese, di cui la mia anima era assetata, mi sarebbero rimaste per sempre vietate, che lo scopo della mia vita, in conclusione, era fallito.

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Il successo dei suoi scritti e la loro risonanza internazionale la convincono ad abbracciare appieno l’attivismo e la figura di propagandista per la pace. Partecipa nel 1899 alla prima manifestazione delle donne all’Aia. Dopo la morte del marito, continua a viaggiare per l’Europa e a diffondere i loro ideali comuni di pace. Questo suo impegno le farà ottenere nel 1905 il Nobel per la pace.

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Anche negli ultimi anni di vita la dedizione per la causa non cessa. Esprime giudizi di condanna contro l’Italia a seguito dello scoppio della guerra in Libia; realizza conferenze sul pacifismo in tutto il mondo; si esprime sulla necessità dell’unione europea per prevenire conflitti disastrosi.

Nel 1913 riceve l’onore del titolo di Generalissimo del movimento pacifista. Il 21 giugno 1914 muore a Vienna pochi giorni prima dello scoppio della Prima Guerra mondiale. Anche in punto di morte, le sue parole furono contro la violenza:

Giù le armi! Ditelo a tutti.

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