logo
Galleria: “Voglio mangiare il tuo pancreas”: quell’arte giapponese di inscenare la morte

“Voglio mangiare il tuo pancreas”: quell’arte giapponese di inscenare la morte

"Voglio mangiare il tuo pancreas": quell'arte giapponese di inscenare la morte
Foto 1 di 16
x

Gli artisti giapponesi sanno raccontarci delle storie ricche di poesia – anche quando parliamo di qualcosa particolarmente drammatico o di genere horror. E Voglio mangiare il tuo pancreas non fa differenza. Si tratta di un film d’animazione che arriverà in Italia il 21, 22 e 23 gennaio, pronto a replicare il successo del romanzo di Yoru Sumino da cui è tratto – che ha venduto 2,6 milioni di copie, come riporta Repubblica – e dell’omonimo manga. Il film è diretto da Shinichiro Uscijima e fa parte della rassegna Stagione degli Anime al Cinema di Nexo Digital in collaborazione con Dynit.

Voglio mangiare il tuo pancreas è una delle espressioni più intense di quella poesia giapponese, che è tale anche quando racconta la malattia e la morte. È un’espressione che avviene per immagini vivide – non a caso, dal romanzo è stato tratto un manga e quindi un anime – e che riesce a farci commuovere, ma senza quel paternalismo e quel pietismo cui le moderne tragedie occidentali ci hanno abituato.

La più bella lettera d'amore: le parole di Virginia Woolf al marito prima di suicidarsi

La più bella lettera d'amore: le parole di Virginia Woolf al marito prima di suicidarsi

Ma di cosa parla Voglio mangiare il tuo pancreas? Il titolo – molto suggestivo – fa riferimento al fatto che in alcune culture cibarsi delle interiora di un animale è creduto essere un toccasana per guarire da una malattia che ha intaccato gravemente un proprio organo. Ma il libro – e quindi il film – non è la storia di una malattia, o almeno non solo. È la storia di un’amicizia, una grande amicizia tra un ragazzo – il cui nome non viene mai rivelato – e la protagonista Sakura Yamauchi, che soffre per una brutta malattia appunto, ma non lo dà a vedere. È proprio Sakura a pronunciare la frase che dà il titolo all’opera. È amicizia quella tra i due protagonisti, non amore, o almeno non proprio. Non ci sono baci, ma il loro rapporto è così profondo e indispensabile.