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Toni Morrison, che imparò a ridere della tragedia e raccontò la crudeltà del razzismo

Addio a Toni Morrison, prima afroamericana a ricevere il Nobel per la Letteratura, che crebbe imparando a ridere delle tragedie e raccontò il razzismo americano.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Toni Morrison se n’è andata. È morta al Montefiore Medical Center, nel Bronx, dove era ricoverata da qualche giorno in seguito alle complicanze di una polmonite.

Se n’è andata lasciando un paese non troppo diverso da quello raccontato molte volte nei suoi tanti romanzi, in cinquant’anni o quasi di carriera – il primo romanzo, L’occhio più azzurro (The Bluest Eye), è del 1970 – , divorato dalle sue contraddizioni, spaccato tra i tentativi di farsi portatore di democrazia e diritti civili e l’odio sanguinario fomentato dalla xenofobia e dalla paura del “diverso”.

Lascia un’America sconvolta da due attentati in nemmeno 24 ore, in Texas prima – dove aleggia l’ipotesi suprematista bianca contro l'”invasione” ispanica dello stato – in Ohio poi.

E dire che Toni, prima scrittrice afroamericana a vincere il premio Nobel per la Letteratura, nel 1993, per tutta la vita aveva parlato, nei suoi libri, proprio di quel perenne conflitto razziale che non si è mai veramente estinto in quel grande crogiolo di etnie e vite che sono gli USA. E aveva delineato perfettamente il profilo della discriminazione nelle pagine di Beloved – Amatissima, il suo romanzo più noto.

I bianchi credevano che, qualunque fosse la loro educazione, sotto ogni pelle scura si nascondesse una giungla. Acque vorticose non navigabili, babbuini che si dondolavano gridando, serpenti addormentati, gengive rosse pronte a succhiare il loro sangue dolce di bianchi. In un certo senso, pensò, avevano ragione. Più la gente di colore si sforzava di convincerli di quanto fossero gentili, intelligenti e affettuosi, umani, più si usavano a pretesto per persuadere i bianchi di qualcosa che i negri credevano fosse fuori discussione, e più la giungla dentro si faceva fitta e intricata.

Ma non era la giungla che i negri avevano portato con sé in quel posto dall’altro posto (vivibile). Era la giungla che i bianchi avevano piantato loro dentro. E cresceva. E si allargava, si allargava prima, durante e dopo la vita, fino a coinvolgere i bianchi stessi che l’avevano creata. Li rendeva crudeli, stupidi, più di quanto non volessero esserlo, tanto erano spaventati da quella giungla di loro creazione. I babbuíni urlanti vivevano sotto la loro pelle bianca, le gengive rosse erano le loro.

Era stata educata da una tragedia, Toni, quando, ad appena due anni, il proprietario della casa dove abitava con i genitori diede fuoco al loro appartamento, poiché mamma e papà, troppo poveri, non riuscivano a pagare l’affitto.

Ma, anziché disperarsi e piangere per le cose perdute, i genitori di Toni, incredibilmente, scoppiarono a ridere. Perché non avevano perso la cosa più importante di tutte, la vita, e in fondo riuscivano a dimostrare alla loro bambina quanto potesse essere profonda e irrazionale la cattiveria degli esseri umani.

Così Toni crebbe con un profondissimo senso della dignità e un rispetto devoto e sincero per la sacralità della vita, che trascrisse in ogni sua opera, mantenendo sempre saldo il pensiero che, laddove non ci siano giustizia o felicità, spetta a noi trovarle.

Che vuol dire? Che probabilmente i giusti continueranno a soccombere contro i più potenti, che gli innocenti continueranno a essere condannati, ma che ciascuno di noi ha la possibilità di scegliere da che parte schierarsi, di credere all’innocente, di lottare al fianco del giusto.

La sua letteratura, che in maniera così poetica e delicata descrive la vita dell’America nera ridotta ai margini, discriminata, alla continua ricerca di considerazione sociale e parità di diritti, è in fondo proprio un invito ad agire per elevare le persone che fanno parte di questa comunità così bistrattata, affinché smettano di portare con sé lo stigma dell’essere “inferiori”; affinché riescano a far comprendere che il crimine, la violenza, non siano l’unico risultato possibile dell’emarginazione, e che gli afro siano altro che non stupratori, ladri, o membri di gang.

Per fare questo, però, è importante che la comunità afro stessa inizi a riconsiderarsi come meritevole e piena di valori; significativo è quindi che in L’occhio più azzurro, Pecola, la piccola protagonista nera, insegua inutilmente il sogno di avere gli occhi azzuri di Shirley Temple, visti come il viatico per smettere di avere addosso gli sguardi diffidenti e colmi di rancore degli altri.

La morale è chiara: non è cambiando se stessi che si può trasformare il pregiudizio, se chi se ne nutre non è disposto ad abbandonarlo.

Nella sua carriera Toni cercò sempre di dare spazio alla comunità afro così da permetterle di farsi conoscere, pubblicando, come editor nella Randomhouse, dove iniziò a lavorare nel 1965, alcuni testi fondamentali della letteratura nera, da Achebe fino a Gayl Jones e Muhammad Alì. E incentrando poi su questo microcosmo abbandonato a se stesso da anni di retaggi culturali sbagliati e preconcetti tutta la sua letteratura, non disdegnando qualche “frecciata” anche alla militanza femminista. Morrison, infatti, sosteneva che non ci fosse nessun matriarcato che potesse essere migliore del patriarcato, che un nazionalismo nero non sarebbe stato diverso da un nazionalismo bianco.

Toni Morrison amava l’uomo, nel suo senso più pieno e totale, lontano da descrizioni ed estremizzazioni di sorta.

Nonostante ciò, era suo malgrado “costretta” a riconoscere la diversità del femminismo black da quello bianco:

Le femministe black difendono i loro uomini perché li fuori glieli ammazzano.

Ma le sue donne, le donne di Toni, furono in fondo il suo specchio, e lo specchio di quell’insegnamento ricevuto dai genitori: stuprate, pestate, emarginate, isolate, ma sempre capaci di sorridere di fronte alla tragedia. Perché il dono più prezioso è e rimane la vita. 

Questa è una selezione dei suoi libri tradotti in italiano.

1. Amatissima (Beloved)

Un romanzo di straordinaria intensità, che racconta la storia di Sethe, indomabile donna di colore che, negli anni prima della Guerra Civile americana, si ribella al proprio destino e fugge al Nord, verso la libertà.

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2. L'occhio più azzurro (The Bluest Eye)

Pecola Breedlove, una ragazzina nera affidata a una modesta ma dignitosa famiglia nera dai genitori poverissimi, prega continuamente Dio per avere gli occhi azzurri come Shirley Temple, convinta che questa la metterà al riparo dagli scherni e dalla crudeltà degli altri nei suoi confronti.

Un desiderio che l’accompagnerà fino a quando la sua esistenza giungerà alla svolta più drammatica, segnando irreversibilmente il suo destino.

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3. Sula

Pubblicato nel 1973, è il secondo romanzo di Toni Morrison.

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4. Canto di Salomone (Song of Solomon)

È un romanzo di formazione, in bilico tra il reale e il fantastico, in cui si mescolano storia, sogni, mito e folklore nella vicenda di un giovane di colore del Midwest che si reca nel Sud alla ricerca delle proprie origini e di un presunto tesoro di famiglia.

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5. Jazz

Un venditore nero cinquantenne uccide la giovane amante di diciotto anni; al funerale, la moglie dell’uomo cerca di sfigurare la salma. Questo romanzo corale è un grandioso affresco dell’America di colore, dove il jazz, la musica nera per eccellenza, è il principio unificante tematico, che dà struttura alla narrazione.

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6. Paradiso (Paradise)

Negli anni ’70, nella piccola e apparentemente felice cittadina americana di Ruby in Oklahoma, fondata e abitata unicamente da neri, il conflitto tra generazioni accentua le rivalità, mai sopite, tra i vari strati della popolazione. Nell’ex convento della città si rifugiano cinque donne la cui presenza viene considerata destabilizzante: il convento è sempre aperto a tutti, a qualsiasi anima persa bisognosa di comprensione. Tanto da diventare il nucleo di chi è deciso a riportare la città agli antichi splendori, a qualunque costo.

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7. Amore (Love)

Christine, Heed, May, Junior ed E: sono le donne che subiscono il fascino di Bill Cosey. Per loro Cosey è di volta in volta padre, marito, amico, amante, benefattore, carceriere che ama, governa, possiede e distrugge. Un oggetto del desiderio la cui ombra si allunga, anche dopo la morte, a dominare la vita di quelle donne, cambiandone il corso o modificando per sempre i rapporti tra loro. Fino alla tragedia finale.

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8. Il Dono (A Mercy)

Florens è una ragazzina con “le mani di una schiava e i piedi di una signora portoghese”, che sa leggere e scrivere e ama da morire sua madre, con cui vive in una logora capanna. Suo padre forse è il padrone, proprietario di una piantagione nel Maryland cattolico. Un giorno nella fattoria giunge Jacob, commerciante e avventuriero anglo-olandese passato a riscuotere un debito.

A lui viene offerta la schiava, ma in un attimo questa, che ha colto negli occhi dell’uomo un lampo di bontà, lo convince a prendersi la piccola Florens, certa che avrà un futuro migliore. Jacob accetta nonostante non sia d’accordo a trattare “carne umana”, e porta Florens con sé. Da allora, lei cercherà disperatamente l’amore materno in ogni altra figura femminile, da Lina, un’altra serva nella tenuta del nuovo padrone, fino alla sua padrona, Rebekka, a sua volta vittima dell’intolleranza religiosa in Inghilterra.

Ignorando sempre che quell’abbandono non è stato altro che l’estremo straziante dono di sua madre.

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9. A casa (Home)

Reduce della guerra di Corea, Frank Money, a ventiquattro anni, è sperduto e solo in una patria fredda e ostile. Dal fronte, non ha riportato soltanto i segni fisici delle battaglie, ma anche traumi ben più profondi, mentre il razzismo strisciante dell’America degli anni ’50 lo rende ancora più vulnerabile. La sua mente vacilla, la rabbia che si porta dentro rischia di spingerlo a compiere gesti irreparabili, fino a quando Frank non riceve una richiesta d’aiuto dalla lontana Georgia, l’odiata terra d’origine.

La lettera è di sua sorella, la sorella che lui ha sempre amato. Lì, tornando sui propri passi, dove aveva giurato di non tornare più, riscoprirà la propria umanità.

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