Dopo Nata per te, Luca Trapanese ha scritto un altro libro, un romanzo stavolta, dal titolo Le nostre imperfezioni (Salani). Il romanzo parla della storia d’amore tra Livio e Pietro: i due si incontrano quando Livio compie il Cammino di Santiago, forse per rafforzare la propria fede e decidere di prendere i voti. Ma l’incontro cambia tutto ed entrambi si ritrovano a compiere un cammino ancor più difficile.

Luca Trapanese è un uomo napoletano, gay e single, che ha adottato Alba, bambina con sindrome di Down. Sulla sua esperienza è stato scritto precedentemente il volume Nata per te. Non sono dettagli trascurabili, non stiamo indugiando sulla sua vita privata: chi lo segue assiduamente sui canali social, segue in realtà la vita quotidiana di Luca e Alba, le difficoltà di ogni giorno ma anche i loro orizzonti.

Ed è così facile rivedersi nelle parole di Luca, che abbiamo intervistato, perché la sua voce è riuscita a dare voce a tante persone con disabilità e a tante famiglie in cui almeno un componente abbia una disabilità. Il mondo di Luca, così come la sua voce, è emozionante, ma non si tratta solo di una mera questione di identificazione. Si tratta di ascoltare e leggere parole che parlano di diversità, di unicità, di accoglienza e di amore. Una volta, dopo un concerto in cui cantò Everybody Needs Somebody to Love, Solomon Burke disse: “La cosa che conta di più al mondo è l’amore”. È questo il sentimento di cui abbiamo maggiore bisogno, è questo il sentimento di cui non abbiamo mai abbastanza.

Le nostre imperfezioni di Luca Trapanese

Le nostre imperfezioni di Luca Trapanese

Le nostre imperfezioni è un romanzo di Luca Trapanese che racconta di Livio e Pietro, quest'ultimo in sedia a rotelle, che si incontrano e si innamorano lungo il Cammino di Santiago.
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Trapanese, come nasce Le nostre imperfezioni?

Il romanzo nasce dal mio desiderio personale di raccontare la ‘vita imperfetta’. Siamo vittime di messaggi che ci arrivano da social, dalla tv, dai mass media, per cui dobbiamo essere belli, sani, perfetti, irraggiungibili, avere un lavoro fico. Ma la vita non è così. I progetti che ci facciamo al 90% ci portano da un’altra parte, non è detto che il cammino lo scegliamo noi. E non è detto che una persona sulla sedia a rotelle non sia felice mentre una persona sana lo sia.

Che cosa sono le “imperfezioni”?

Per me sono le cose che ci caratterizzano e ci rendono unici. Non dobbiamo aspirare a essere perfetti, nessuno di noi lo è.

Le “imperfezioni” sono limiti o orizzonti?

Nel mio libro sono orizzonti. Livio si innamora di Pietro, una persona che per tutti è imperfetta, che la società rigetta perché non è abituata ad accogliere la disabilità. Livio e Pietro condividono insieme un percorso importante della vita. Le ‘imperfezioni’ devono essere accolte, ma chi non ce la fa viene martellato da aspirazioni di perfezione irraggiungibili.

Nel romanzo c’è un personaggio, Pietro, un uomo sulla sedia a rotelle. Cosa ne pensa della raffigurazione contemporanea di una diversa abilità, dagli attori con sindrome di Down come Jamie Brewer a un’intera serie tv come Special, scritta, diretta e interpretata da un uomo affetto da paralisi cerebrale che racconta la propria storia?

Questo è il vero cambiamento per rieducare le persone alla disabilità attraverso i canali di comunicazione. Non avrei mai pensato, per esempio, che essere sui social mi avrebbe portato a essere tanto seguito e che questo avrebbe aiutato contro i preconcetti legati alla sindrome di Down. Ben vengano quindi telefilm, film e programmi che parlano di disabilità attraverso i diretti interessati. Se iniziamo a essere inclusivi rieduchiamo le persone. Mi scrivono in tanti messaggi come: ‘Vedo Alba e mi è cambiato tutto’. Ci sono tantissime testimonianze del genere, anche di madri in dolce attesa di un neonato con sindrome di Down. Non è che io e Alba siamo bravi, è che tutti abbiamo bisogno di modelli reali. Anche la scuola non è inclusiva, noi non abbiamo maestre di sostegno o semplici maestre che accompagnano i bambini in bagno. Ci sono tanti bambini disabili che non vanno a scuola, nella marea di mancanze le famiglie con persone disabili sono spesso sole e abbandonate, a causa di una macchina arrugginita che penalizza la disabilità.

Nata per te

Quindi sarà d’accordo nel dire, come viene affermato nel documentario Disclosure, che è corretto far interpretare a un attore con una determinata identità di genere un personaggio con la stessa identità di genere. Esattamente come un attore con disabilità può portare in scena sullo schermo la propria disabilità attraverso un personaggio.

Sì, è l’espressione migliore, perché è la vera inclusione. Se voglio parlare di una diversità deve parlare il protagonista di quella disabilità altrimenti è solo una raffigurazione.

È stato nominato assessore alle Politiche Sociali al Comune di Napoli. Immaginando per assurdo, avendo a disposizione infinite risorse, quali sarebbero le cose che farebbe nell’immediato?

La prima cosa che farei per una serie di patologie conclamate è l’assegnazione di diritto della 104 e dell’assegno di accompagnamento. Le famiglie oggi devono fare un percorso Asl per certificare disabilità, ma perché devo andare di fronte a una commissione se la patologia è conclamata? I genitori non ce la fanno, è una botta per loro, e quindi agevolare psicologicamente una famiglia è fondamentale. Poi bisogna rivedere il discorso sulla scuola e l’inserimento lavorativo. E il sesso, perché nel mondo della disabilità il sesso è dimenticato. Quando nel romanzo parlo di Pietro, mi sono ispirato a un amico con la sclerosi, che poi è morto come muore Pietro. Tutto questo l’ho vissuto. Mi raccontava: ‘Le persone mi accarezzano come fossi un cane’. Bisogna togliere dalla testa delle persone la commiserazione legata alla disabilità e capire che tutti possono avere sessualità e affettività.

Ci sono altri elementi autobiografici nel romanzo: per esempio, ha mai fatto il Cammino di Santiago?

Sì, quando ero in seminario. Successivamente, in un altro viaggio, di ritorno da Lourdes con gli amici – ero andato per accompagnare gli ammalati – ho conosciuto una persona della quale mi sono innamorato. E poi ho lasciato il seminario.

Precedentemente aveva scritto con Luca Mercadante Nata per te, con la storia della meravigliosa Alba, alla quale tutti i suoi follower sono affezionatissimi. Com’è stato passare da una storia completamente vera alla fiction?

Una sfida. ‘Nata per te’ era un libro a quattro mani cui ho partecipato da non scrittore. Ci ho preso gusto: ho tante cose da raccontare, anche se ero angosciatissimo. Sappiamo che ogni giorno escono tanti libri e mi sono chiesto: è necessario? Per me necessario era mettere fuori una serie di cose che volevo dire. Amo le sfide.

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