La vera e drammatica storia da cui è nato Winnie The Pooh
Winnie the Pooh è un personaggio amatissimo dai bambini, ma quasi nessuno conosce la triste storia da cui nacque e di cui fu anche, involontariamente, causa.

Winnie the Pooh è un personaggio amatissimo dai bambini, ma quasi nessuno conosce la triste storia da cui nacque e di cui fu anche, involontariamente, causa.

Per raccontare la vera storia di Winnie The Pooh dobbiamo necessariamente parlare del suo autore, Alan Alexander Milne, facendo una breve parentesi sulla sua vita, che lo portò a dar vita a un universo magico di fantasia attraverso le avventure di Christopher Robin e del suo orsacchiotto.
Prima di diventare l’autore di uno dei più celebri libri per bambini di tutti i tempi, Alan Alexander Milne visse l’esperienza della Prima guerra mondiale. Arruolato nell’esercito britannico, fu ferito il 7 luglio 1916 e tornò successivamente nel Regno Unito. Il ricordo del conflitto lo segnò profondamente: nella sua autobiografia It’s Too Late Now, pubblicata nel 1939, scrisse che pensare a “quell’incubo di degrado mentale e morale, la guerra” lo faceva stare quasi fisicamente male.
Un film ispirato alla sua vita, Goodbye Christopher Robin, interpreta le conseguenze psicologiche di quell’esperienza alla luce del disturbo post-traumatico da stress. Non è però possibile stabilire oggi con certezza quale patologia, eventualmente, abbia afflitto Milne dopo la guerra. È invece documentato il suo atteggiamento fortemente critico nei confronti del conflitto: nel 1934 pubblicò Peace with Honour, un saggio di ispirazione pacifista, mentre negli anni successivi, di fronte all’ascesa di Hitler, arrivò a considerare la guerra un male minore rispetto al nazismo.
La svolta nella vita privata e letteraria di Milne arrivò però nel 1920, con la nascita del figlio Christopher Robin. Il bambino sarebbe diventato una presenza fondamentale nella sua produzione letteraria, ma non nel modo in cui si potrebbe immaginare.
Christopher Robin Milne nacque il 21 agosto 1920. Per il suo primo compleanno, il padre gli regalò un orsacchiotto acquistato da Harrods: si chiamava inizialmente Edward Bear, ma sarebbe diventato il vero Winnie-the-Pooh. Negli anni successivi alla collezione si aggiunsero altri animali di pezza, tra cui Pimpi, Ih-Oh, Kanga, Roo e Tigro. Questi giocattoli sarebbero diventati l‘ispirazione per molti dei personaggi delle storie di Milne.
È importante, però, distinguere il bambino reale dai personaggi dei libri. Christopher Robin Milne era il figlio di Milne; Christopher Robin è il personaggio umano delle storie, ispirato a lui. Winnie-the-Pooh, invece, è il personaggio dell’orso, ispirato al suo orsacchiotto. Nelle storie, quindi, Christopher Robin e Winnie-the-Pooh sono due personaggi distinti e grandi amici.
Anche l’ambiente reale contribuì alla nascita dell’universo di Pooh. Nel 1925 Milne acquistò Cotchford Farm, nell’East Sussex, ai margini dell’Ashdown Forest. I paesaggi della zona e i giochi di Christopher con i suoi animali di pezza offrirono allo scrittore lo spunto per dar vita al Bosco dei Cento Acri e le avventure dei suoi abitanti.
Il primo Pooh letterario apparve nel 1925, in una storia pubblicata dal London Evening News alla vigilia di Natale. L’anno successivo, nel 1926, uscì Winnie-the-Pooh, il libro che avrebbe reso celebre in tutto il mondo l’orsetto amante del miele. Seguirono Now We Are Six nel 1927 e The House at Pooh Corner nel 1928.
Non tutti i personaggi, tuttavia, derivavano dai giocattoli di Christopher Robin: Coniglio e Gufo, per esempio, furono creati da Milne insieme all’illustratore Ernest H. Shepard.
Anche il nome dell’orsetto ha una storia particolare. L’orsacchiotto di Christopher Robin, inizialmente chiamato Edward Bear, prese il nome Winnie-the-Pooh dall’incontro tra due figure reali.
Il successo dei libri di Milne trasformò rapidamente Winnie-the-Pooh in un fenomeno commerciale. Nel 1930, Milne trasferì a Stephen Slesinger alcuni diritti esclusivi di sfruttamento commerciale delle opere di Winnie-the-Pooh negli Stati Uniti e in Canada. Non si trattava, quindi, della vendita di tutti i diritti sui libri e sui personaggi, ma soprattutto di diritti di merchandising e di altri utilizzi commerciali.
Nel 1961, Slesinger trasferì a Walt Disney Productions i diritti che aveva acquisito dall’accordo del 1930. Nello stesso periodo Disney concluse anche accordi separati con la vedova di Milne, Dorothy “Daphne” de Sélincourt, e con il Milne Trust per ottenere ulteriori diritti, compresi quelli cinematografici.
La versione Disney di Winnie-the-Pooh arrivò sul grande schermo nel 1966, con il cortometraggio Winnie the Pooh and the Honey Tree. Seguirono altri cortometraggi animati, tra cui Winnie the Pooh and the Blustery Day nel 1968 e Winnie the Pooh and Tigger Too nel 1974; i tre furono poi riuniti nel lungometraggio The Many Adventures of Winnie the Pooh, uscito nel 1977. Da quel momento Disney avrebbe sviluppato numerose nuove storie e produzioni dedicate al personaggio.
Il successo mondiale di Winnie The Pooh ebbe però conseguenze molto più complesse per il bambino che aveva ispirato Christopher Robin e i cui giocattoli erano diventati i protagonisti dei racconti.
Da piccolo, Christopher non visse necessariamente la fama come un peso: nelle sue memorie avrebbe ricordato di aver apprezzato, almeno inizialmente, essere famoso e interpretare il ruolo del “Christopher Robin” dei libri. Il rapporto con il personaggio cambiò però con la crescita. Quando nel 1930 iniziò il collegio, i compagni lo riconoscevano come il bambino delle storie di Milne e iniziarono a prenderlo in giro; alla Stowe School il bullismo divenne ancora più pesante. Fu allora che Christopher Robin Milne cominciò a parlare del proprio rapporto di “amore-odio” con il suo omonimo letterario.
Con il passare degli anni, la distanza tra Christopher Milne e il personaggio di Christopher Robin divenne sempre più difficile da colmare. La fama di Winnie-the-Pooh lo accompagnava ovunque, rendendo complicato costruire una propria identità al di fuori dell’ombra del padre e delle sue opere.
Nella sua autobiografia The Enchanted Places, Christopher scrisse parole molto dure sul rapporto con il padre: gli sembrava che Milne fosse arrivato al successo “arrampicandosi sulle mie spalle infantili”, sottraendogli il suo “buon nome” e lasciandogli “la vuota fama di essere suo figlio”.
Il rapporto tra padre e figlio fu dunque tormentato, soprattutto nell’età adulta. Negli ultimi anni di vita dello scrittore, dopo che un ictus nel 1952 lo aveva gravemente debilitato e costretto sulla sedia a rotelle, i rapporti divennero sporadici. Milne morì il 31 gennaio 1956.
Christopher Robin Milne, invece, continuò a vivere per altri quarant’anni, cercando progressivamente di costruire un’identità indipendente dal personaggio che il padre aveva creato a partire dalla sua infanzia. La fama di Winnie-the-Pooh rimase però inseparabile dalla sua storia personale: il bambino reale e il suo alter ego letterario continuarono a essere confusi agli occhi del pubblico, anche quando Christopher era ormai un uomo adulto.
Ed è proprio questa sovrapposizione tra realtà e finzione a rendere la storia di Winnie-the-Pooh ancora più singolare. I personaggi che milioni di lettori hanno conosciuto come creature di fantasia nacquero infatti da persone, luoghi e giocattoli reali: da un padre scrittore, da un bambino e dal suo orsacchiotto. E mentre quelle storie conquistavano una sorta di immortalità letteraria, Christopher Robin Milne dovette per tutta la vita fare i conti con il prezzo di essere diventato, senza averlo scelto, parte di quella stessa storia.

Giornalista, rockettara, animalista, book addicted, vivo il "qui e ora" come il Wing Chun mi insegna, scrivo da quando ho memoria, amo Barcellona e la Union Jack.
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