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Herculine Barbin, l'ermafrodita costretto a essere maschio senza posto nel mondo

La storia di Herculine Barbin, ermafrodita nella Parigi dell'Ottocento: cresciuta come femmina, venne per legge costretta a vivere da uomo

“Quantunque non me lo confessassero, mi accorgevo che il mio stato destava inquietudini”: così Herculin Barbin, cresciuta come una bambina, raccontò il turbamento suscitato in chi non riusciva a comprendere perché il suo corpo non fosse sbocciato come quello delle altre giovani donne. Tutto quello che sappiamo lo ha raccontato nella sua autobiografia, Una strana confessione. Il suo racconto fu pubblicato per la prima volta nel 1874, in una rivista di medicina, e venne poi scoperto da Michel Foucault come un testo fondamentale nelle ricerche che stava compiendo sul ruolo dell’ermafrodito nelle varie culture.

Nata nel 1938 in Francia, nelle sue memorie Herculin Barbin raccontò di essere cresciuta come una ragazza. Di famiglia povera, ottenne una borsa di studio per frequentare la scuola di un convento, dove prese una cotta per una compagna. Completati gli studi nel 1856, venne mandata a Le Château per diventare maestra e anche lì si infatuò per una delle sue insegnanti. Un anno dopo fu scelta per lavorare in una scuola femminile e lì si innamorò di una collega, Sara, con cui intrecciò una storia.

Herculine, detta anche Alexina, si era però accorta che qualcosa del suo corpo non andava: non aveva ancora avuto le mestruazioni, aveva fattezze mascoline e soffriva di dolori acuti. Nel segreto del confessionale, chiese al vescovo di essere visitata da un medico, che identificò una piccola vagina, ma anche un piccolo pene e testicoli all’interno del corpo. Fu in quel momento che la sua vita venne spezzata, costringendola per legge a vivere da uomo, come da lei raccontato nelle memorie.

Il tribunale civile di L… ordinò che fosse redatta una rettifica sui registri dello stato civile, nel senso che io dovevo esservi inserito come appartenente al sesso maschile, mentre si sostituiva un nuovo nome a quelli femminili che mi erano stati dati alla nascita.

Non potendo più lavorare come insegnante, cambiò in suo nome in Abel e venne travolta da un breve momento di non desiderata celebrità. Così l’Écho rochelais del 18 luglio 1860 sintetizzò la sua complessa vicenda:

Una giovane donna di ventuno anni, un’insegnante straordinaria sia per gli alti sentimenti del suo cuore come per la sana istruzione, era vissuta, pietosamente e modestamente, fino ad oggi, nell’ignoranza di se stessa, vale a dire, credendo di essere ciò che appariva nell’opinione di tutti, sebbene ci fossero, per persone esperte, particolarità organiche che avrebbero dovuto generare stupore, poi il dubbio e, con il dubbio, la luce; ma l’educazione cristiana della ragazza era l’innocente benda che velava la verità. Finalmente, abbastanza recentemente, una circostanza fortuita è arrivata a gettare qualche dubbio nella sua mente; la chiamata è stata fatta alla scienza, e un errore sessuale è stato riconosciuto… La ragazza era un giovane uomo.

Da appassionata insegnante, Herculine Barbin era diventata un anonimo e triste impiegato obbligato a indossare abiti da uomo. Deriso e umiliato da una società che non capiva, a trent’anni si tolse la vita nell’appartamento parigino in cui aveva cercato di cambiare esistenza. Aprì il gas e lasciò i suoi scritti accanto al letto: era il febbraio del 1868.

Il medico che accertò la sua morte consegnò le memore al noto medico e criminologo francese Auguste Ambroise Tardieu, che ne pubblicò alcuni brani. Michel Foucault scoprì le memorie al Dipartimento francese di igiene pubblica e le fece ripubblicare in versione integrale, con un suo commento.

Abbiamo veramente bisogno di un vero sesso? Con una costanza che sfiora la caparbietà, le società dell’Occidente moderno hanno risposto affermativamente. In modo ostinato, hanno fatto giocare questo problema del “vero sesso” in un ordine di cose dove ci si poteva immaginare che contassero solo le realtà dei corpi e l’intensità dei piaceri. Per molto tempo, tuttavia, non si sono avute esigenze del genere. Lo prova la storia dello statuto che la medicina e la giustizia hanno accordato agli ermafroditi. C’è voluto molto tempo per postulare che un ermafrodita doveva avere un vero sesso, uno solo. Per secoli si è ammesso assai semplicemente che ne avesse due. Mostruosità che suscitava lo spavento e invocava il supplizio? Le cose, di fatto, sono state assai più complesse.

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