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Galleria: “Lentamente muore”: perché tanti pensano sia una poesia di Neruda ma non è vero

"Lentamente muore": perché tanti pensano sia una poesia di Neruda ma non è vero

A lungo si è pensato che la splendida Lentamente muore appartenesse a Pablo Neruda. Ma non è così. Allora, com'è stato possibile che questo errore si diffondesse per tanto tempo? E, soprattutto, è davvero importante sapere chi davvero ha scritto questa poesia?

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle ‘i piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli
sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità

Questa meravigliosa poesia è forse una delle più citate e condivise sui social network, perché il senso delle sue parole è estremamente chiaro, ed è un vero e proprio inno alla vita, all’avventura, al coraggio delle proprie azioni, anche e soprattutto quando queste implicano un cambiamento.

È un’ode al sentirsi vivi, al vivere stesso, perché, come recita la penultima strofa, “essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare”. Come a dire, sopravvivere non basta.

Questi versi sono da sempre stati attribuiti al grande poeta cileno Pablo Neruda… Se non fosse che, per quanto paragonabile in bellezza a molte altre sue opere, questa non sia affatto sua.

Lentamente muore, pubblicata per la prima volta nel 2000 sul quotidiano Zero Hora di Porto Alegre, appartiene infatti alla scrittrice e giornalista brasiliana Martha Medeiros, che la scrisse con il titolo originale di A Morte Devagar, traducibile letteralmente come “una morte lenta”.

Com’è stato possibile, dunque, che per tanto tempo questa vera e propria bufala letteraria si sia propagata in rete? Prima di tutto, non è certo raro che le fake news oggi circolino, in un tam-tam praticamente senza fine, su Internet, grazie anche e soprattutto ai social che permettono condivisioni istantanee spesso senza preoccuparsi troppo dell’effettiva veridicità di quanto viene reso virale. Quindi non è così bizzarro pensare che, una volta nato l’errore, in molti abbiano involontariamente contribuito a diffonderlo.

In secondo luogo, forse chi ha riportato per primo la poesia è stato ingannato dal fatto che anche la poesia della Medeiros, come quelle di Neruda, fosse in versi liberi, senza una particolare metrica, o che sfiorasse quell’attenzione minuziosa al linguaggio, così evocativo, potente, palpitante di emozioni, che era tipica del poeta cileno.

Neruda si è infatti spesso concentrato sull’ideale romantico e drammatico della vita, dimostrandosi amante delle piccole cose e della sua terra e in rivolta con le convenzioni o con la banalità della vita moderna. E in questi versi emerge tutto questo.

Quindi, partendo dal presupposto che non si conosca l’origine dell’errore, si può ragionare solo per ipotesi, e pensare che lo sbaglio sia stato fatto circolare volontariamente, da parte di qualcuno che evidentemente dà un peso alle opere solo in base all’autore che le scrive, e non a prescindere da questo e solo per il loro contenuto, oppure in maniera del tutto inconsapevole, magari scambiando i nomi dei due autori o lasciandosi imbrogliare da tematiche e scrittura così simili.

A ogni modo, sono passati anni prima che qualcuno facesse notare che Neruda non ha mai scritto quei versi; in Italia, ad esempio, la questione è uscita allo scoperto dopo il noto intervento in Senato di Clemente Mastella, nel gennaio 2008, il quale, attribuendo i versi al poeta cileno, fece scaturire la reazione della fondazione Pablo Neruda, che chiarì definitivamente l’equivoco.

C’è persino chi, come Stefano Passigli, l’editore delle opere di Neruda in Italia, ha usato termini piuttosto duri verso chi ha “osato” sfruttare il nome di Neruda per accostarlo a quell’opera.

Chi conosce la sua poesia – ha spiegato l’editore in un comunicato – si accorge all’istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento.

Per quanto dettata dalla “rabbia” del momento – che poi, a ben pensarci, al massimo a Neruda è stata attribuita una poesia mai scritta, non un tentativo di rapina alla banca né un omicidio – la risposta piccata di Passigli peraltro sembra piuttosto esagerata; senza volerci ergere a critici letterari, e consci del fatto che ogni forma di letteratura sia altamente soggettiva, definire “banali e vagamente new age” versi come quelli della Mederiros ci sembra un tantino ingiusto, e non corrispondente a realtà.

Perché il fatto, alla fine, e in questo chi ha condiviso per anni la poesia fregandosene di chi fosse, ma solo perché “gli piaceva” ha dimostrato di aver compreso appieno il senso stesso della poesia, è che di un’opera non dovrebbe importare il blasone dell’autore che l’ha scritta. Che sia Neruda, la Medeiros o il nostro vicino di casa, se dei versi ci rappresentano e hanno un significato profondo per noi… Beh, questo dovrebbe bastare. E perché ciò accada non serve certo essere dei critici, basta provare delle emozioni.
Ma chi è Martha Madeiros? Sfogliate la gallery per scoprire qualcosa di più sulla vera autrice di Lentamente muore.

“Lentamente muore”: perché tanti pensano sia una poesia di Neruda ma non è vero

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