Francesca Cavallo su Paralympians: basta nascondere la disabilità ai bambini

Francesca Cavallo, dopo il grande successo di Storie della buonanotte per bambine ribelli, torna con Paralympians, in cui racconta le vite e le imprese di quattro eccezionali atleti paralimpici.

Con Storie della buonanotte per bambine ribelli, in coppia con Elena Favilli, ha letteralmente rapito bambine e mamme (e bambini e papà), appassionate dalla lettura delle biografie di alcune delle donne che hanno cambiato il mondo, e oggi Francesca Cavallo torna con un nuovo progetto e una nuova società, Undercats.

Si chiama Paralympians, ed è una raccolta che si compone di quattro libri, tutti dedicati ad atleti e atlete paralimpiche che si sono particolarmente distinti/e nella loro disciplina ma anche nella vita, diventando dei veri e propri esempi. Per ora i libri sono disponibili solo in inglese e in spagnolo e distribuiti in Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito, ma Francesca, che abbiamo intervistato in merito a questa nuova idea, spera presto di poterla esportare anche in Italia.

Come accaduto per le Storie della buonanotte, anche questo progetto ha trovato spazio su Kickstarter; i protagonisti raccontati sono la corridrice Tatyana McFadden, il saltatore in lungo Jean-Baptiste Alaize, la nostra Beatrice Vio, fresca vincitrice a Tokyo 2020, e l’arciera Zahra Nemati.

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Il tema centrale, che lega questi quattro atleti, è quello della disabilità: un argomento “di nicchia”, dice Francesca, per l’editoria tradizionale, a cui invece è giusto dedicare uno spazio sia per fare passi avanti nel processo di inclusione, sia perché persone con disabilità e corpi non conformi sono largamente assenti dai libri per bambini, e specialmente dai libri illustrati.

Ne abbiamo parlato con lei:

I libri per bambini, così come i film e i cartoni sono profondamente influenzati dalla sensibilità del tempo in cui vengono prodotti. Per molti anni si è pensato (e si pensa tuttora) che le storie per bambini non debbano contenere nulla di ‘controverso’. Poiché la mera esistenza di alcune categorie di persone (persone LGBTQ+, persone nere, persone disabili) è considerata ‘controversa’, queste persone sono state tenute ai margini delle storie destinate ai più piccoli.

Nello specifico, siamo cresciuti in una società profondamente abilista che ci ha abituati a pensare alla disabilità come a qualcosa di spiacevole, e molti creatori non vogliono mettere cose ‘spiacevoli’ nei libri per bambini. Per aumentare in modo radicale la diversità nei media per bambini, però, c’è bisogno di un cambio di paradigma e di interrogarsi sul fatto che censurando la presenza di intere categorie di persone stiamo di fatto rinforzando una cultura abilista, razzista e omofoba e stiamo negando il diritto alla rappresentazione ai bambini che appartengono a queste categorie marginalizzate“.

Già, ma qui sta proprio il problema: come si parla di disabilità senza cadere nell’abilismo, nell’inspiration porn o, peggio, nell’ablesplaining?

“Si fa tanta ricerca, costantemente, sulla vita delle persone che si rappresentano, ma anche sui temi di cui si parla. C’è bisogno di un aggiornamento e di un dialogo costanti con le comunità di cui si scrive e di tanta umiltà. In generale, la cosa che rende il lavoro un po’ più facile è che l’oppressione si muove secondo le stesse linee direttrici, che si tratti di razzismo, omofobia o abilismo, quindi quando si impara a vedere il paternalismo in altri tipi di oppressione, o quando si impara a individuare i danni del buonismo o a identificare la retorica del ‘salvatore bianco’, si riescono ad applicare le stesse linee guida anche alla rappresentazione della disabilità“.

Su Paralympians, invece, Francesca dice

È soprattutto una raccolta di libri illustrati che parlano di grandissimi sportivi. Abbiamo voluto celebrare i quattro atleti nella serie stando alla larga da qualsiasi forma di pietismo, e volendo celebrare la loro forza, la loro resilienza e la potenza di avere accesso a pari opportunità. Questa, come molti dei nostri libri, è una serie che celebra la parità, più che mettere in risalto l’eccezionalità di questi atleti che infatti non vengono mai descritti come supereroi, ma come esseri umani che sono stati determinati, e che hanno avuto accesso a possibilità che a molti, troppi, sono ancora oggi negate“.

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