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Else Jerusalem e il falso perbenismo di chi frequenta le prostitute

Fu una protagonista del femminismo di inizio Novecento, anche se oggi il suo nome è caduto nell'oblio: la scrittrice austriaca Else Jerusalem divenne famosa per i suoi scritti sulla prostituzione, a quei tempi considerati scandalosi
“Le cattive ragazze del 1930”. Parigi, bordello di rue Jean Baptiste Pigalle 75 fra il 1925 e il 1935

Nessuna, prima di Else Jerusalem, aveva sollevato il velo sul tema della prostituzione nell’Europa più privilegiata di inizio Novecento. Oggi purtroppo dimenticata, la scrittrice austriaca raccontò in un romanzo tutto ciò che la borghesia non voleva far sapere: ovvero che dietro i fasti di una società sfavillante, si nascondeva una vera e propria tratta di schiave del sesso, sottoposte persino a frustate e violenze per svolgere il loro lavoro.

Else Kotányi, il nome da nubile della Jerusalem, nacque il 23 novembre 1876 a Vienna. Terza di sei figli, apparteneva a una famiglia benestante di origina ebrea e suo padre era un vinaio ungherese. Dopo aver frequentato per quattro anni la facoltà di filosofia nella capitale asburgica, ma solo come auditrice (le donne non potevano iscriversi all’università a quel tempo), decise di iniziare a scrivere.  Il suo acuto senso di osservazione la portò in particolare a descrivere la società viennese, resa celebre in tutto il mondo grazie all’arte e alla psicanalisi.

Nel 1901 sposò Alfred Jerusalem e iniziò a frequentare diversi esponenti di spicco della cultura austriaca, come lo scrittore Arthur Schnitzler. Si concentrò in particolare sul tema dell’educazione al matrimonio, un argomento piuttosto trascurato, soprattutto dal punto di vista dei diritti della donna. Grazie a conferenze e articoli si fece sempre più notare, portando alla luce problemi che la società ancora non aveva affrontato.

Dopo diversi racconti, nel 1909 pubblicò il suo primo libro, Lo scarabeo sacro, che scandalizzò l’opinione pubblica. Elsa Jerusalem lo aveva ambientato infatti in una casa di piacere, descrivendo la miseria umana dei personaggi che la frequentavano. Il suo intento era quello di mettere a nudo il finto perbenismo della “migliore” società austriaca. Grazie a quaranta ristampe, di cui la metà solo nel primo anno di pubblicazione, il romanzo divenne un vero e proprio caso editoriale.

Elsa descrisse accuratamente gli abusi subiti ogni giorno dalle prostitute, spesso adolescenti, che vivevano in stato di schiavitù e piagate da infezioni e malattie veneree. Se all’esterno Vienna sembrava una capitale perfetta e dorata, all’interno nascondeva l’inenarrabile: su quasi due milioni di abitanti, le donne che vendevano il loro corpo erano addirittura cinquantamila.

Come si racconta nel sito Dissensi & Discordanze, La Jerusalem poté venire a conoscenza di questa situazione perché faceva parte della Lega delle Donne contro la Tratta di Esseri Umani, il processo iniziato nel novembre del 1906 a carico di Regine Riehl. La donna gestiva una casa chiusa e trattava le “sue” ragazze come schiave grazie alla tacita connivenza di funzionari corrotti della polizia.

In seguito al suo successo editoriale, Else trovò un nuovo amore. Richiesto e ottenuto il divorzio dal primo marito, Else abbandonò la religione ebraica e si fece battezzare, sposando in seconde nozze nel gennaio 1911 l’embriologo polacco Viktor Widakovich. Il mese dopo, la prima moglie dell’uomo, Antonie, si suicidò. Forse per iniziare una nuova vita, la coppia emigrò in Argentina e si stabilì a Buenos Aires, dove, oltre a scrivere per i giornali e gli editori sudamericani, condussero anche studi etnologici.

Nel 1928 a Berlino iniziarono a girare un film tratto dal romanzo di Else e intitolato Il vicolo della casa rossa. La pellicola venne subito bloccata dalla censura, poi sottoposta a tagli e infine autorizzata. Cinque anni dopo, Lo scarabeo sacro venne sequestrato dalla Gestapo e dato alle fiamme durante la tristemente celebre notte del rogo dei libri.

Else Jerusalem, che ormai si faceva chiamare Else Widakovich, pubblicò in Svizzera il suo ultimo libro nel 1939: solo un anno prima il Ministero del Reich per l’istruzione pubblica e la propaganda aveva dichiarato le sue opere dannose e indesiderate. Morì il 20 gennaio 1943 a Buenos Aires per un aneurisma cerebrale. Nel 2017 è stato pubblicato in Italia il volume Liberazione e altre prose inedite, dall’editore Via del Vento, mentre il suo romanzo più celebre attende una nuova traduzione per il mercato italiano.

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