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Chi è Alice Schwarzer, la strega

Alice Schwarzer è una giornalista tedesca, fondatrice della rivista femminista Emma, è una delle più famose femministe tedesche. Per molti uomini è stata "die Hexe", la strega. Per tante donne, ha rappresentato e rappresenta tuttora l’incarnazione del movimento femminista in Germania.

Alice Schwarzer è una giornalista tedesca di 76 anni. Fondatrice della rivista femminista Emma, è una delle più famose femministe tedesche. Per molti uomini è stata “die Hexe”, la strega. Per tante donne ha rappresentato e rappresenta tuttora l’incarnazione del movimento femminista in Germania.

Classe 1942, Alice Schwarzer è stata una delle protagoniste più attive e radicali della “Neue Frauenbewegung”, il movimento femminista tedesco nato nel 1971. In quegli anni di contestazione si ricordano le campagne di lotta per l’approvazione del diritto all’aborto e le sfrontate apparizioni televisive con le quali monopolizzava l’interesse del pubblico e dei media.

Dopo trent’anni la femminista, nel frattempo giornalista ed editrice della rivista femminista Emma, non smette di stupire. Il suo ultimo libro, Meine algerische Familie (tradotto La mia famiglia algerina), racconta della venticinquennale amicizia con una famiglia algerina e descrive il suo rapporto con la comunità musulmana.

Descrive, inoltre, quando fu etichettata come razzista dai sostenitori della sinistra a causa di un’analisi che fece attraverso la sua rivista riguardante il Capodanno del 2015 a Colonia in cui oltre 2.000 giovani uomini, prevalentemente marocchini, algerini e arabi agirono da teppisti, arrivando persino a violentare delle donne. Da questa analisi emerse che gli aggressori furono dei giovani sradicati e brutalizzati con alle spalle un’eredità patriarcale tipica dei propri paesi d’origine e aizzati dagli islamisti nelle moschee europee.

Gli albori

Alice Schwarzer nasce nel 1942 a Wuppertal. Studia a Parigi psicologia e sociologia. Qui tra il 1971 e il 1972 intervista più volte Simone de Beauvoir, partecipa agli “Stati generali delle donne” e all’iniziativa “j’ai avortée”, dove circa 400 donne dichiararono pubblicamente sul Nouvel Observateur di aver abortito. Proprio con l’esportazione di questa iniziativa in Germania cominciò la sua fortuna politica in patria.

Negli anni seguenti le iniziative a cui la giornalista partecipa o a cui lei stessa dà vita si moltiplicano: calendari femministi, dibattiti in televisione, articoli, libri. Nel 1975 Alice Schwarzer pubblicò un libro, La piccola differenza e le sue grandi conseguenze, in cui identificò nella sessualità il cardine dell’oppressione delle donne. Le interviste contenute nel libro smascherarono il tradizionale concetto di amore e il mito dell’orgasmo vaginale come strumento di dominio patriarcale. Le reazioni al libro furono estreme, ma la catapultarono al centro dell’attenzione.

Emma

Alice Schwarzer
Fonte: G. Jacobi

Nel 1976 Alice Schwarzer raccolse adesioni e finanziamenti per una nuova rivista, lontana dallo stereotipo della donna interessata solo ai vestiti, ai cosmetici e al benessere della prole e del padrone di casa, ma neppure impantanata nelle sterili diatribe ideologiche da giornale. L’idea fu di portare l’emancipazione anche alle donne qualunque: di creare un giornale collettivo e rivoluzionario, ma di successo. Il primo numero di Emma uscì grazie a un capitale messo in gran parte a disposizione da sue sostenitrici e fu un trionfo.

Ieri e oggi

Alice Schwarzer
Fonte: picture-alliance/dpa/H. Kaiser

Uno dei campi di battaglia preferiti della giornalista fu il tribunale: nel 1978 fece causa allo Stern per via di alcuni nudi femminili in copertina, che avrebbero leso la dignità delle donne; nel 1979 fu la volta di una ditta che produceva una pentola di nome “Emma”; nel 1993 perse la causa intentata al fotografo Helmut Newton, che accusò di estetica misogina e fascistoide.

Alice Schwarzer non tralasciò nulla. Esaltò le soldatesse in Vietnam, boicottò le elezioni per protesta contro l’indifferenza alle problematiche delle donne e pubblicò in prima pagina diciannove peni “famosi” (da John Travolta a Helmut Kohl).

Spesso fu a sua volta al centro di polemiche, come quando, nel 1979, il sindacato l’accusò di pesanti violazioni dei diritti delle sue dipendenti. Non si trattò solo di irregolarità giuridiche: le donne della redazione si lamentarono del suo autoritarismo e delle sue aggressioni quotidiane. Molte affermarono addirittura di aver dovuto cominciare una terapia per causa sua.

Nel 1980, trentadue femministe pubblicarono sulla Frankfurter Rundschau un testo in cui presero ufficialmente le distanze da lei.

Passarono gli anni. Nel 1996 e nel 1998 pubblicò due importanti biografie: quella su Marion Graefin Doenhoff, editrice della “Zeit”, e quella dell’attrice Romy Schneider. Dal 1992 è una celebrità televisiva con tantissime apparizioni in talk-show tedeschi. In una recente intervista rilasciata al magazine online Goethe-Institut Italien afferma:

Tutto ciò che abbiamo fatto, in fondo lo abbiamo sempre fatto anche per noi. Le nostre figlie devono a femministe come me una posizione giuridica paritaria, anche all’interno del matrimonio, e un mondo a portata di mano, almeno in teoria. Oltre alla consapevolezza che sono ancora numerosi i veri ostacoli da affrontare, tanto esterni quanto interni. I nostri figli, invece, devono ringraziarci per non dover più essere dei macho, ma per poter essere degli uomini. Purtroppo siamo ancora lontani dal traguardo. Un patriarcato di almeno 5.000 anni non si abolisce certo in 50 anni.

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