Quella di bibliopegia antropodermica è un’espressione misteriosa per molte persone. È usata per indicare i libri rilegati con pelle umana, che sono tutt’altro che una leggenda metropolitana.

Insomma, se magari il megadirettore universale dell’azienda per cui lavorava Fantozzi non possedeva veramente poltrone in pelle umana, è invece un fatto che questo materiale veniva un tempo utilizzato per rilegare i libri, sebbene questo avvenisse raramente e prima che l’etica medica in senso moderno prendesse il sopravvento.

A dirlo è la studiosa Megan Rosenbloom, specialista in libri rari e bibliotecaria alla Ucla, che ha parlato di quest’argomento nel suo volume Dark Archives: A Librarian’s Investigation into the Science and History of Books Bound in Human Skin (rigorosamente rilegato in cartone). Secondo Rosenbloom, è solo da pochi decenni che è stato possibile provare il fatto che esistano i “libri umani”, grazie a dei complessi esami del Dna, che permettono di stabilire se un libro è rilegato in pelle d’animale o in pelle umana.

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Attualmente, come riporta il New York Times, al mondo dovrebbero esistere una cinquantina di volumi fatti così, ma secondo la studiosa potrebbero essere molti di più. Ma chi è che rilegava i libri con pelle umana? Erano i medici.

Sì: niente “mostri”, assassini, niente nazisti, sebbene esista una leggenda metropolitana relativa a questi ultimi inerente all’argomento. Prima che esistesse però un’etica che prescrivesse ai medici cosa fare dei resti umani, questi si comportavano con un profondo distacco in certi frangenti, il che li rende orribili ai nostri occhi contemporanei, assimilabili appunto a nazisti o mostri.

È più facile credere che gli oggetti di pelle umana siano realizzati da mostri – scrive Rosenbloom – come nazisti e serial killer, non da medici rispettati, come i genitori vogliono che i loro figli diventino un giorno. […] Se l’immagine mentale di un dottore che rilega libri in pelle umana è quella di uno scienziato pazzo solitario, che lavora faticosamente in uno scantinato raccapricciante creando abomini, sarebbe comprensibile. Ma la verità su questi medici è molto più difficile da inquadrare con le nostre attuali percezioni di etica medica.

Ma in cosa consisteva la bibliopegia antropodermica? Rosenbloom ha visitato numerosi archivi e biblioteche per capire, parlato con altri bibliotecari, storici, collezionisti e studenti di medicina. Tra le persone ascoltate dalla studiosa per la realizzazione del suo libro, c’è chi ritiene che questi volumi, che vengono scambiati tra i collezionisti a prezzi anche molto alti, dovrebbero essere distrutti. Secondo Rosenbloom sarebbe invece importante analizzarli, sebbene destino un profondo disgusto, tanto che la produzione di questi libri fu perseguita da subito. In Dark Archives si parla inoltre di come vennero realizzate queste rilegature, a partire dalle tecniche di concia e conservazione.

Per capire meglio, è bene raccontare una storia contenuta in Dark Archives, quella del medico di Philadelphia John Stockton Hough. Nel 1869, come riporta Npr, questi fu alle prese con l’autopsia di una donna morta a 28 anni, Mary Lynch, a causa di una tubercolosi. Mentre esaminava il suo torace, Hough trovò dei parassiti: fu una grande scoperta per il medico, dato che si trattò del primo caso di trichinosi a Philadelphia. Successe però dell’altro.

Hough pensò infatti di poter “omaggiare” Mary Lynch in qualche modo, come se la sua non fosse stata una morte vana: tagliò della pelle dalle sue cosce, la conservò in un vaso da notte e dopo decenni la utilizzò per rilegare tre pubblicazioni di suo pugno sul tema della riproduzione femminile e della salute delle donne. Furono tra i suoi libri più apprezzati e, in un certo senso Hough pensò di ricordare in questo modo adeguatamente Lynch. Ma naturalmente questa è solo una delle storie che si trovano in Dark Archives: molte altre ci portano in giro intorno al mondo, da Parigi a Edimburgo, alla scoperta appunto della bibliopegia antropodermica.

Dark Archives di Megan Rosenbloom

Dark Archives di Megan Rosenbloom

Un libro che prova l'esistenza dei volumi rilegati in pelle umana e ne spiega tecniche, motivazioni e soprattutto perché sarebbero ancora oggi degni di studio: è scritto da una bibliotecaria ed esperta di libri rari.
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