'Ciò di cui muoiono le donne ma di cui non bisogna parlare': intervista a Fuani Marino

Da una persona che soffre di una malattia mentale (o che come Fuani Marino ha tentato di suicidarsi lanciandosi dal quarto piano di una palazzina) ci si aspetta che nasconda il suo segreto inconfessabile sotto il tappeto. Sicuramente non è argomento su cui scriverci un libro; e poi parlare di farmaci, antidepressivi, per carità. Fuani Marino non ci sta e scrive un libro che è più di un pezzo autobiografico: "Svegliami a mezzanotte" sono pagine che possono salvare la vita di molte donne.

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“E poi sono caduta, ma non sono morta”.

In un pomeriggio d’estate, una donna di 32 anni che ha da poco partorito una bambina, si lancia dal quarto piano di una palazzina e si schianta al suolo.
Fuani è il nome della protagonista di Svegliami a mezzanotte, edito da Einaudi e scritto da Fuani Marino perché, sì, stavolta la giornalista e scrittrice non sta creando un romanzo fiction, no. Questo è il racconto onesto, senza orpelli e necessario di quello che le è realmente accaduto.

La gravidanza, la depressione post-partum, la realtà che non è più come la vedono gli altri, il suicidio cui sopravvive miracolosamente, perché caspita se ti butti dal quarto piano è chiaro che vuoi essere certa di morire, e invece non ti riesce di fare neppure quello.
Per fortuna. Ma a questo ci arrivi poi.

In mezzo la vergogna, il giudizio degli altri, la diagnosi di disturbo bipolare, il corpo martoriato, le operazioni infinite, la riabilitazione e il dolore, debordante, tuo e degli altri.

Se non muori tocca reimparare a vivere, tocca a imparare a essere madre e ad amare quell’essere che hai generato (e in qualche modo difeso, con quel tuo gesto).
E tocca imparare ad amarlo nell’unico modo possibile per una madre, con onestà, anche se gli altri non vorrebbero, perché se una persona sopravvive a un suicidio, che strano, gli altri si aspettano che non ne parli più, bisogna dimenticare, fare finta di niente.

Da una persona che soffre di una malattia mentale ci si aspetta che nasconda il suo segreto inconfessabile sotto il tappeto. Sicuramente non è argomento su cui scriverci un libro; e poi parlare di farmaci, antidepressivi, per carità.

“Sai quante volte me lo chiedono? – dice Fuani Marino -:
– Mi sembra che tu stia bene. Perché continui a prendere questi farmaci?
Io rispondo: per stare bene! Perché i farmaci sono il modo che ho per provare a stare bene”.

Chiediamo a un malato di diabete di vergognarsi o di non prendere la sua terapia d’insulina, anche se “sembra stia bene”? No.
Chiediamo a un ipotiroideo di vergognarsi o di non prendere la levotiroxina sodica, anche se “sembra stia bene”? No.

E allora perché a una persona che soffre di una malattia mentale consigliamo il silenzio, azzardiamo il dubbio che potrebbe bastare la sua forza di volontà o un po’ meno egoismo (tipo “sei fortunata: hai una bella famiglia, un lavoro, figli, etc… cosa vuoi di più?”)?
Perché la malattia mentale è qualcosa da stigmatizzare, nascondere, dissimulare?

Fuani Marino non solo non ci sta, ma scrive questo libro come un’eredità a sua figlia, per essere certa che lei, crescendo, qualunque cosa accada possa leggere la versione di sua madre, onesta, necessaria, senza orpelli. 
Così facendo Marino non espone la figlia a un dolore non necessario; le consegna bensì le chiavi per capire la sua storia familiare e personale e, di più, la legittima a sentirsi libera dai pregiudizi e a ribellarvisi. Questo libro è una dedica d’amore materna, che suona un po’ come “questo è un pezzo della mia storia imprescindibile, nasconderlo significherebbe negare me stessa. Quindi eccolo, senza censure, questo è l’esempio più prezioso che posso darti: non lasciare che qualcuno ti faccia mai vergognare di quello che sei o ti chieda di abbassare la voce o, meglio, di soprassedere”.

“E poi sono caduta, ma non sono morta”.

Ma quante altre donne sono morte? Quante avrebbero potuto salvarsi?
Quale patrimonio umano e femminile è andato perso?
Pensiamo anche solo alle donne rinchiuse in un manicomio per atteggiamenti semplicemente devianti dalla morale o dalle aspettative societarie. Pensiamo alla depressione post-partum nei decenni e nei secoli che ci hanno precedute?

Leggere Svegliami a mezzanotte per chi scrive, per esempio, è leggere quello che avrebbe potuto essere un finale, plausibile, se la mia personale storia di malattia mentale non fosse iniziata molto prima della nascita di mio figlio e io non fossi quindi già stata abbastanza consapevole da riconoscerne i segnali e pretendere che il mio post-partum non venisse sminuito o liquidato da buoni consigli o frasi che suonano come “è tutto nella tua testa, è normale, capita a tutte”.

Leggere Svegliami a mezzanotte per chi scrive è l’occasione di un coming-out fatto sempre tra le righe, come ora, del resto. Perché non basta sapere che non c’è nulla di cui vergognarsi per smettere di farlo.
Perché bisogna riconoscersi nella vergogna e nel dolore delle altre per legittimare i nostri.

“E poi sono caduta, ma non sono morta”.

Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino è un libro magico, con un potere intrinseco: può salvare, davvero, molte donne.

Questi i libri scritti da Fuani Marino:

Svegliami a mezzanotte

Svegliami a mezzanotte

Fuani Marino racconta il suo dramma personale, quel tentativo di suicidio a cui cerca di dare una risposta nel suo secondo e più famoso romanzo.
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