Umberto Eco: 10 frasi che spiegano il nostro presente meglio di un editoriale

Una fonte inesauribile di frasi e pensieri che fanno riflettere ancora oggi: Umberto Eco non è stato solo uno scrittore e filosofo italiano, ma un insegnante della vita, che sembra prevedere il futuro perché spiegava una realtà tutt'ora attuale.

Sono passati 10 anni dalla scomparsa di Umberto Eco, una delle figure culturali e popolari più importanti di questo e dello scorso secolo. Tra le altre cose è stato un filosofo e autore di molti libri e discorsi, nei quali si trova una grande attualità. Riflessioni sulla vita, sulla politica, sulla società e sul mondo che, rilette oggi, risultano ancora comprensibili e adattabili alla realtà che stiamo vivendo. Cosa che rende Eco una delle personalità che spiegano meglio il nostro presente, ancor più di un editoriale attuale.

10 citazioni attualissime che spiegano il nostro presente

Semiologo, filosofo, scrittore, traduttore, bibliofilo, medievalista, saggista e intellettuale, lo si può definire in tantissimi modi, tutte sfaccettature del suo immenso lavoro di ricerca e tentativo di spiegare la realtà che ci circondava. E che ci circonda ancora oggi. Pochi come lui sono stati in grado di riflettere e raccontare il presente in una maniera così precisa e specifica dei suoi tempi, ma nello stesso tempo eterna, applicabile al futuro, tanto che oggi il suo lavoro è ancora attualissimo.

Autore di testi famosi e immortali come Il nome della rosa e Il pendolo di Focault, abbiamo selezionato 10 citazioni di Umberto Eco, scritte nei suoi libri, nei saggi, o pronunciate in discorsi universitari o in tv nel corso della sua vita, che spiegano ancora il nostro presente, a dieci anni dalla sua morte.

1. Fascismo eterno

Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare… il ‘fascismo eterno’. È ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. […] Il fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.

Uno dei saggi più attuali di Umberto Eco è tratto da un suo simposio alla Columbia University nel 1995, e prende il titolo di Il fascismo eterno. Questa citazione tratta dal libretto è, ora forse ancora più di 30 anni fa, applicabile al presente. In un mondo dove l’estrema destra sta con forza tornando a farsi sentire, dove si sta assistendo a un Neomedievalismo, dove le realtà neofasciste si fanno vedere sempre di più.

2. Cultura e saggezza

Essere colti non significa ricordare tutte le nozioni, ma sapere dove andare a cercarle.

Eco è sempre stato un promotore della cultura umile, per lui era più importante mettersi in gioco, non credere di sapere tutto o di essere bravo perché si conoscono tante nozioni. La vera intelligenza starebbe nello spirito critico e nel metodo di ricerca delle risposte. Sapere dove trovare ciò che non si ricorda o non si conosce, è la vera saggezza e cultura. In un’epoca dominata da Google e dall’Intelligenza Artificiale, che danno accesso a qualsiasi conoscenza, ma non insegnano il ragionamento e la deduzione, questa lezione risulta oggi fondamentale.

3. Gli idoli

La saggezza non sta nel distruggere gli idoli, sta nel non crearne mai.

La creazione degli idoli è un argomento pericoloso, allora come oggi. Credere e affidarsi ciecamente a chi viene rappresentato come un idolo, chi si professa come un messia, o come portatore di verità, seguire chi aizza le masse sostenendo di avere tutte le risposte, è un rischio troppo grande nella società.

Umberto Eco ha sempre diffidato delle verità assolute e dei fanatismi, ritenendo saggio mantenere sempre un margine di dubbio e scetticismo, una propria opinione. Lo stesso si può dire oggi sia riguardo a personalità politiche di potere, sia riguardo gli influencer: persone che diventano idoli, danno informazioni e opinioni su tutto, e vengono seguiti senza criterio.

4. Social media

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.

In occasione del ricevimento della Laurea ad honorem causa a Torino nel 2016, Umberto Eco ha pronunciato questa frase durante il suo discorso. Un punto di vista sicuramente estremo, ma che porta alla luce un problema importante nella società, che c’è tutt’oggi. Il problema del cyberbullismo, della possibilità di chiunque di commentare e di poter insultare e minacciare, anche di morte, un’altra persona, soltanto perché lo si fa sui social che sono aperti a tutti, è terribilmente attuale.

5. L’amore

L’amore vero vuole il bene dell’amato.

Da una delle sue opere più note, Il nome della rosa, questa citazione descrive in maniera tanto semplice quanto efficace il senso dell’amore. Oggi risulta purtroppo ancora troppo attuale dover ribadire questo concetto, non assimilato dalla società e dalla cultura: l’amore non è possesso, non è gelosia, non è sicuramente fare del male. Perché l’amore vero mette il benessere e la felicità dell’amato sopra ogni suo sentimento.

Sull’amore Umberto Eco ha espresso spesso il suo pensiero, definendo l’innamoramento come bere un “filtro, di quelli che ti innamorerai del primo essere che incontri”. Un bisogno intrinseco, che compare all’improvviso e non da pace.

6. Libri

Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai. Ma proprio per questa ragione essi sono gli unici che non avranno mai preoccupazioni di questo genere.

Questa è una delle citazioni che riguardano i libri, tratta da La bustina di Minerva. Ce ne sono diverse che trattano questo argomento. Umberto Eco era molto legato alla scrittura, alla stesura e lettura di libri. Tanto da aver scritto il saggio Come si fa una tesi di laurea, convinto che ogni testo che presuppone un impegno da parte dell’autore possa lasciare qualcosa.

In questa citazione si comprende la visione che abbiamo visto anche prima che Eco ha della cultura: non è necessario aver letto tutti i libri, anche perché, già solo quelli considerati “classici” sono decine di migliaia. Ma ciò che rende una persona colt è la capacità di scegliere quali libri leggere e ammettere quelli non letti senza vergogna né arroganza.

7. Avarizia e possesso

Quando entrano in gioco il possesso delle cose terrene, è difficile che gli uomini ragionino secondo giustizia.

Sempre da Il nome della rosa è tratta questa citazione, che in poche parole descrive perfettamente l’animo umano e ciò che sta portando alla distruzione del mondo. Sempre più guerre, morti e attentati vengono portate avanti oggi per voglia di possedere denaro, potere, risorse, e qualsiasi altro possedimento che Eco definisce “terreno”, e che porta solo a ingiustizie e male.

8. Il destino dell’uomo

L’umanità non sopporta il pensiero che il mondo sia nato per caso, per sbaglio. Solo perché quattro atomi scriteriati si sono tamponati sull’autostrada bagnata. E allora occorre trovare un complotto cosmico, Dio, gli angeli o i diavoli.

Un tema che ricorre in Eco, specialmente ne Il pendolo di Focault come in questa frase citata, è quello della morte, del destino dell’umanità. Secondo il filosofo, l’uomo tende a cercare un senso alla vita e soprattutto alla morte, di cui ha paura. Quando dovrebbe invece comprendere che il mondo e la vita, almeno secondo il suo pensiero, è nato tutto dal caos, per caso. Per prepararsi alla morte, bisogna cercare di vivere al meglio la vita, che è una sola, senza cercare colpevoli o cause a ciò che accade.

Dello stesso tema tratta infatti anche la frase tratta da Tra menzogna e ironia:

Il comico e l’umorismo sono il modo in cui l’uomo cerca di rendere accettabile l’idea insopportabile della propria morte o di architettare l’unica vendetta che gli è possibile contro il destino o gli dei che lo vogliono mortale.

9. La lettura e l’Università

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro.

Tratta da Perché i libri allungano la nostra vita, L’espresso, del 1991. Dicevamo dell’importanza che per Eco hanno i libri, così come la lettura e lo studio, che rappresentano non solo il modo per coltivare una conoscenza personale e unica, ma anche per poter rimanere immortali. Vivere leggendo e imparando cose nuove significa vivere più vite, rendere la propria esistenza, che è effimera, più ampia e duratura. Oggi più che mai ci sarebbe bisogno di assimilare questo concetto importante, perché, come sostiene Umberto Eco in un discorso del 2009 all’Università di Bologna:

Di qualsiasi cosa i mass media si stanno occupando oggi, l’università se ne è occupata venti anni fa e quello di cui si occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra vent’anni. Frequentare bene l’università vuol dire avere vent’anni di vantaggio.

10. La fragilità umana

Sì, c’è una lussuria del dolore, come c’è una lussuria dell’adorazione e persino una lussuria dell’umiltà. Se bastò così poco agli angeli ribelli per mutare il loro ardore d’adorazione e umiltà in ardore di superbia e di rivolta, cosa dire di un essere umano?

Questa profonda riflessione tratta da Il nome della rosa evidenzia la fragilità umana di fronte alla superbia. Umberto Eco riteneva che l’uomo fosse per sua natura peccatore, di lussuria, superbia, in generale fosse incline a cedere alle proprie debolezze. Se persino le creature celesti perfette sono cadute di fronte alla provocazione, l’uomo debole e fragile è ancora più incline a cedere. L’uomo ancora oggi che si fa portavoce di virtù, che inneggia a esseri perfetti a cui aspirare, non tiene conto della fragilità intrinseca che fa di lui un essere umano, e per questo pecca di superbia.

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