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Chiunque voglia finalmente leggere un testo che analizza la questione del fat shaming in maniera lucida, razionale, andando a ricercare le radici più profonde di un pregiudizio insensato.

Il nostro voto

Recensione e trama

Di fat shaming si parla spesso, e spesso a sproposito, fermandosi il più delle volte a una superficialità che riguarda solo il diritto di tutti di mostrare (o non mostrare) il proprio corpo, ma privando il dibattito di quella riflessione che, invece, dovrebbe andare proprio alla base del problema, e cioè cosa e come abbia convinto le persone, nel tempo, di avere il diritto di giudicare i corpi altrui.

Ci prova, a compiere questo ulteriore passo, il saggio Fat shame: Lo stigma del corpo grasso, scritto dalla docente ed esperta di studi culturali e femminismo americana Andy Erdman Farrell, che in Italia esce il 4 novembre, edito da Tlon e con prefazione e immagine di copertina a cura di Belle di Faccia, un progetto femminista per la Fat Acceptance e la Body Positivity.

Fat shame: Lo stigma del corpo grasso

Fat shame: Lo stigma del corpo grasso

Fat shame, dell'esperta di studi culturali e femminismo Amy Erdman Farrell, è il primo saggio sulla grassofobia a uscire in Italia, con il compito preciso di aprire una riflessione sul ruolo del corpo femminile e sulla profondità dei pregiudizi che lo riguardano.
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Non c’è storia: il corpo, soprattutto quello femminile, è quasi da sempre uno spazio di lotta, sottoposto alle pretese altrui (“Dovresti essere così”, “Staresti meglio con qualche chilo in più/in meno”) e al giudizio altrui, inficiato inevitabilmente da standard di bellezza e canoni estetici propinatici da anni di pubblicità e, oggi, dai social. Allora ecco che il corpo grasso rivendica, finalmente, una legittimità fino ad orqa negata, partendo proprio da un assunto tanto banale quanto spesso dimenticato: perché il peso ha assunto un ruolo tanto importante nel giudizio di noi come persone?

“Come sei dimagrita!” dovrebbe essere un complimento? Parliamo di convenevoli

Amy Erdman Farrell pone la questione al centro di questa indagine, che riassume i significati dell’essere sovrappreso nella cultura occidentale cogliendone le implicazioni e gli attacchi che ne derivano.
Partiamo da un concetto molto semplice: spesso questi giudizi si trincerano dietro l’aspetto della salute, con frasi di circostanza che evidenziano una “preoccupazione” per il benessere fisico della persona cui sono rivolti; eppure, più frequentemente questi non sono altro che modi per dare un’immagine stereotipata e preconfezionata della persona grassa, non a caso connotata come “pigra, insaziabile, avida, immorale, senza controllo, stupida, brutta e senza forza di volontà”. Insomma, fosse davvero un discorso di salute una raccomandazione ci starebbe anche, ma l’associazione grasso=malato non scatta automaticamente, quindi è più facile che si nasconda altro dietro le frasi apparentemente benevole.

Il pregiudizio sulla persona grassa, pur avendo molteplici forme, contribuisce anche a creare una sorta di gerarchia sociale, in cui vengono delineate con precisione le caratteristiche “giuste” della persona (generalmente bianca, normodotata, magra, eterosessuale) ed escludendo, per forza di cose, chiunque non sia catalogabile sotto una di queste etichette. Con questo libro Amy Erdman Farrell offre un contributo fondametnale non solo per comprendere quali siano le radici della nostra idea di grasso, e come questa narrazione sia ancora oggi capace di influenzare significativamente la vita delle persone, ma anche come scardinare cliché e tabù.

 

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Dettagli

Genere: Saggi
Prezzo Listino: 8,99
Editore: Tlön
Collana: ND
Data Pubblicazione: 11/05/2020
Pagine: 252
ISBN-10: ND
ISBN-13: ND
Lingua Originale: Inglese
Lingua Edizione: Italiano
Titolo Originale: Fat Shame: Stigma and the Fat Body in American Culture

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