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James Matthew Barrie, l'autore di Peter Pan che smise di crescere per far felice la madre

Proprio come il personaggio da lui creato, lo scrittore ha vissuto una vita in una sorta di limbo, senza essere né un bambino né un adulto

Dal 1902, anno della sua prima apparizione su carta, il personaggio di Peter Pan incarna il mito moderno dell’eterna fanciullezza. Il suo autore, lo scozzese James Matthew Barrie, resta però una figura quasi misteriosa nel panorama letterario. Giovanna Mochi, docente e studiosa di Letteratura inglese, ha raccontato la sua vita nel libro L’ombra di Peter Pan, pubblicato nel 2017 nella collana “Sorbonne” delle Edizioni Clichy.

Peter Pan fece la sua comparsa nel 1902 in alcuni capitoli del romanzo L’uccellino Bianco, poi pubblicati separatamente nel 1906 col titolo Peter Pan nei giardini di Kensington. Divenne poi protagonista della commedia Peter Pan, o il ragazzo che non voleva crescere e della sua trasposizione in romanzo, Peter e Wendy e, molto più avanti, nel celebre film di animazione della Disney.

A ispirare Barrie furono cinque bambini in carne e ossa, figli della vedova Sylvia Llwelyn Davies, con cui lo scrittore andò a vivere, abbandonando la moglie e destando scandalo. Dopo la morte di Sylvia, Barrie continuò ad accudirne i figli, ma non ne ebbe mai di suoi. Per comprendere a pieno il romanzo, tuttavia, è necessario ripercorrere l’infanzia di Barrie, un’infanzia che, come accade spesso quando si parla di grandi personalità, non è stata affatto facile.

James Matthew Barrie era nato nella cittadina di Kirriemuir, in Scozia, il 9 maggio 1860. Nono di dieci figli, era cresciuto con le storie di pirati che la madre, appassionata delle avventure di Stevenson, gli raccontava. La morte del fratello David, a soli sette anni, aveva però fatto cadere la madre in una profonda depressione.

James aveva provato a risollevarla vestendo i panni del fratello: proprio questa ossessiva relazione tra madre e figlio segnò profondamente la vita dello scrittore. Impossibile non scorgere la vita del suo autore in uno dei passaggi chiave di Peter Pan:

“Tutti i bambini crescono, meno uno. Sanno subito che crescono, e Wendy lo seppe così. Un giorno, quando aveva tre anni, e stava giocando in giardino, colse un fiore e corse da sua madre. Doveva avere un aspetto delizioso, perché la signora Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò ‘Oh, perché non puoi rimanere sempre così!’ Questo fu quanto passò fra di loro circa l’argomento, ma da allora Wendy seppe che avrebbe dovuto crescere.”

Sebbene fosse ancora un bambino, Barrie era arrivato persino ad appuntarsi su un foglio il conto delle risate di sua madre. Già allora non era più piccolo, ma non era nemmeno adulto: proprio come è stato per tutta la sua vita e fino alla morte, a 77 anni.

Il suo peggior incubo? Sognare che sono sposato”, aveva scritto in un quaderno, durante l’adolescenza. Nella biografia su sua madre, scritta a ventisei anni e intitolata “Margaret Ogilvy”, James Matthew Barrie aveva parlato proprio di quel complicato rapporto che determinò la sua intera esistenza.

“Mia madre stava sempre a letto con accanto il vestitino da battesimo, io mi affacciavo alla porta e poi mi ritiravo sulle scale a piangere. Non so se fu il primo giorno o molti giorni dopo che venne da me mia sorella e mi disse, torcendosi le mani dall’ansia, di entrare in camera e dire a mia madre che aveva ancora un bambino. Allora entrai, tutto eccitato, ma la stanza era buia (…) Forse ansimavo, o forse piangevo, perché dopo un po’ sentii una voce, debole come mai l’avevo sentita prima, dire: ‘Sei tu?’. Quel tono, credo, mi faceva male, perché non risposi, e poi la voce disse ancora, più ansiosa, ‘Sei tu?’”. Io pensavo che stesse parlando a mio fratello morto, perché dissi con una vocina spaurita: ‘No, non è lui, sono solo io’. Poi sentii un grido, e mia madre si girò nel letto, e sebbene facesse buio sapevo che stava tendendo le braccia”.